29.10.2026
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Science

​«Eravamo usciti dal bunker per una doccia»


ISTRANA — Ancora un allarme nella base aerea di Ali Al Salem in Kuwait dove sono schierati elementi dell’Aeronautica Militare tra cui quindici ufficiali e sottufficiali del 51esimo Stormo di Istrana. Poco dopo le 8 di ieri mattina è caduto un altro missile all’interno nel perimetro dell’aeroporto kuwaitiano, a poca distanza dal bunker dove i militari sono rifugiati da sabato sera. Sono stati momenti di panico.

I militari italiani, dopo tre giorni passati blindati dentro la struttura di sicurezza per evitare nuovi attacchi dopo quelli subiti proprio sabato con la distruzione degli alloggi e il danneggiamento della pista di decollo, erano uscito per la prima volta col semplice obiettivo di fare una doccia, di lavarsi. Erano appena passate le otto, l’aria ancora fresca e la situazione in quel momento tranquilla. Nemmeno durante la notte, per la prima volta, si erano avvertite esplosioni.

PAURA

Una volta all’aperto la tranquillità è però durata molto poco. La serenità del momento è stata infranta dall’inequivocabile sibilo che segnala il missile in arrivo. I militari, addestrati a riconoscere simili pericoli, hanno quindi abbandonato tutto quello che stavano facendo e sono immediatamente tornati al riparo nel bunker. Per non uscire più se non necessario. La situazione in tutta l’area è molto tesa.

Il Kuwait, nonostante qualche ora di tregua, resta un bersaglio dei vettori e dei droni esplosivi che si alzano dall’Iran. Il pericolo è costante anche se il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che «I soldati italiani sono al sicuro e incolumi». Gran parte dei vari contingenti italiani in Medioriente è stato infatti messo in totale sicurezza nelle ultime ore, al riparo nei bunker delle rispettive basi. Ma questo non toglie i disagi: «Negli attacchi abbiamo perso tutto», si sfoga un militare trevigiano. I primi attacchi, quelli più violenti, hanno infatti distrutto le palazzine degli alloggi mandando in fumo anche zaini e bagagli. Il bunker ha però acqua e cibo ancora solo per alcuni giorni. Ma la gravità della situazione è evidenziata anche da un altro aspetto: ieri, secondo fonti citate dall’agenzia di stampa Dire, un’aliquota di soldati kuwaitiani ha iniziato a lasciare la base. Gli italiani invece, circa 300 tra cui quelli del 51° Stormo, restano al loro posto.

I CONTATTI

A Istrana sono in stretto contatto con il loro mini contingente. Nonostante i pericoli, i missili e il rischio di bombardamenti, le comunicazioni con la base trevigiana non si sono mai interrotte. Il comandante del 51°, colonnello pilota Fabio Di Luca, mantiene contatti costanti e ha fatto sapere al sindaco Maria Grazia Gasparini che i suoi uomini e donne «Stanno tutti bene, sono al sicuro. Ci teniamo in costante contatto». Anche la sindaca tiene la situazione monitorata: le famiglie di chi è adesso in Kuwait vivono per lo più a Istrana. Intanto attorno alla base si sono alzate le misure di sicurezza con passaggi molto più frequenti delle pattuglie dei carabinieri e di mezzi delle forze dell’ordine.

LA TESTIMONIANZA

Ma che il pericolo sia constante lo segnala anche il nunzio Apostolico in Kuwait, Qatar e Bahrein, l’arcivescovo Eugene Martin Nugent che vive proprio a Kuwait City e descrive «una situazione drammatica che peggiora di giorno in giorno». Basi militari e aeroporti sono i principali obiettivi dei raid iraniani. Domenica mattina, ha ricordato, sei militari statunitensi sono rimasti uccisi in un attacco a un centro operativo improvvisato in un porto civile del Paese, segnando le prime vittime statunitensi nel conflitto. Nugent conferma poi che martedì mattina «due aerei militari americani sono stati abbattuti nei pressi della base aerea statunitense Ali al Salem, che conosco bene perché ci vado regolarmente per celebrare la messa. C’è un contingente italiano proprio lì accanto». L’abbattimento dei caccia americani è stato però un errore dovuto al fuoco amico: a colpirli è stata infatti la contraerea del Kuwait. I piloti però sono riusciti a salvarsi gettandosi col paracadute.
 


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