È stata una combattente generosa Emma Bonino. Ogni battaglia per le libertà — dall’emancipazjone delle donne alla laicità, dai diritti dei popoli del mondo contro il fanatismo e l’ideologia da burqa al federalismo per gli Stati Uniti d’Europa — è stata la sua battaglia. Una vita di lotte intense. Per l’aborto e per l’autanasia. Contro la pena di morte. Per fermare le emergenze umanitarie. Per la collocazione piena dell’Italia nell’Occidente libero e liberale e insieme solidale e politicamente attivo in tutte le periferie del mondo. E contro il cancro ha lottato Emma e il suo turbante in questi ultimi anni ha simboleggiato la sua ultima battaglia.
La visione
“Mio padre diceva sempre che sono più testarda di un mulo», così raccontava spesso Emma. E lei non si è risparmiata mai nelle sue battaglie. Aveva una visione sviluppista e anti burocratica in economia, e osteggiava il sindacalismo versione vetero. Così come aveva il populismo come avversario. “Noi radicali abbiamo sempre cercato di incanalare riforme.
Fare leva sulle frustrazioni è facile, su aspirazioni e speranze più complicato ma più produttivo”: questa la sua convinzione.
Il rapporto con Pannella
Anche nei confronti di Marco Pannella è stata una combattente. Un po’ lo assecondava e un po’ lo combatteva. Lui infatti ne era geloso. Ma la battaglia delle battaglie, la cultura politica che comprendeva tutti i fronti nazionali e internazionali della sua vita è stata quella per la modernizzazione. Una società più attenta ai diritti di civiltà e di cittadinanza, più giusta perche più inclusiva, più libera perché non più sottomessa alle ideologie dominanti. Ha vissuto in maniera innovativa nel contesto politico novecentesco Bonino, ma mentre ci stava dentro invitata a superarlo e riusciva ad essere e ad andare oltre. Una combattente per il futuro, in un mondo che ai suoi occhi era ora troppo vecchio e troppo lento. Emma è sempre stata sulla trincea dell’avanguardia e non ha mai concepito la retrovia.
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