Il match di ieri tra Jannik Sinner e Jakub Mensik nei quarti dell’ATP 500 Doha continua a far discutere. Oltre che sulla sconfitta dell’azzurro, però, è giusto concentrarsi sulla crescita del ventenne ceco. Lo sa bene Paolo Bertolucci, che vede in Mensik un potenziale grande protagonista del circuito, magari come terzo incomodo proprio tra Sinner e Carlos Alcaraz.
Mensik terzo incomodo
«Non lo so se puntare tutte le fiches su di lui, ma io sinceramente mi metterei le mani in tasca e una buona parte dei miei soldini li metterei lì» — ha dichiarato il campione azzurro di Coppa Davis nel 1976 all’Adnkronos — «Abbiamo sempre detto che lui e Joao Fonseca sono quelli più attrezzati, però al momento Mensik sembra quello che riesce poi a mettere in pratica forse con meno effetti speciali, nel senso che all’apparenza appare meno talentuoso di Fonseca, però mena forte, è solido, serve bene e ha la testa; e poi viene da una scuola che è garanzia pura». Un paragone importante non tarda ad arrivare. Alla domanda se Mensik ricordi Ivan Lendl, Bertolucci risponde netto: «Sì, è l’evoluzione dell’evoluzione dell’evoluzione di Lendl».
Entrando nel merito del match, quando Sinner aveva dominato il secondo set 6-2, sembrava che l’inerzia fosse ormai definita.
Anche qui Bertolucci ammette di aver pensato a una partita indirizzata: «Pensavo che a quel punto la partita fosse incanalata nella direzione di Sinner, invece c’è stato subito il break all’inizio del terzo e da lì in poi ha tenuto alla grande, ha servito bene, giocava da dietro, teneva gli scambi: tra i due era lui quello che comandava di più. Insomma è un giocatore completo, da prendere con le molle e mettere sotto il riflettore, perché nessuno alla sua età ha ottenuto questi risultati, con un gioco così di livello assoluto».
Infine, uno sguardo anche alla prova dell’azzurro, senza allarmismi: «Poi, se vogliamo parlare di Sinner, sicuramente ieri non era la miglior versione, ma ci stanno dei momenti di appannamento che sia fisico o mentale, può essere anche che questi tentativi di mettere nuove soluzioni lo abbiano non dico frastornato ma sicuramente reso un po’ meno sicuro. Tutto un insieme di cose per cui alla fine capita, è capitato a tutti e capiterà sempre nello sport, che ci sono dei momenti in cui sei sulla cresta dell’onda, altri invece che vai sotto e che devi riprendere in mano la situazione e lavorare per tornare nuovamente su».
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