Un (o una) esponente di Avs, c’è chi dice Elisabetta Piccolotti. Uno del centro riformista renziano (il leader di Italia viva si augura che sia Silvia Salis), un altro sotto le insegne della rete di Progetto civico di Alessandro Onorato. E poi l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, oltre naturalmente a Elly Schlein e Giuseppe Conte. Più che un testa a testa all’ultimo voto, le primarie per la leadership del campo progressista cominciano a somigliare a un’affollata maratona cittadina. Dove non si corre tanto per vincere ma anche solo per esserci, per mettersi alla prova, per misurarsi o per sfidare gli amici.
Dalle parti del Pd e di Iv c’è chi si augura ancora che alla fine ai blocchi di partenza si schierino davvero solo la segretaria dem e il presidente M5S. Un match a due semplificherebbe il quadro, darebbe un segnale di chiarezza agli elettori di centrosinistra (o con Elly, o con Giuseppe). E soprattutto azzererebbe discussioni che si prevedono estenuanti sulle regole per convocare i gazebo, e in particolare su un passaggio tutt’altro che marginale che già fa presagire parecchi grattacapi agli strateghi dem. Il nodo è questo: doppio turno sì o no?
Al Nazareno sono favorevoli, perché così fu nel 2012 quando i candidati in pista erano cinque, e perché bisogna essere certi che il candidato premier abbia il sostegno della più larga fetta del popolo dei gazebo. Tra i Cinquestelle, invece, dell’eventuale ballottaggio tra Schlein e Conte si parla come di una «idea del Pd» che vede «contrario» il Movimento. Questione di principio, certo, ma anche e soprattutto di tattica. Schlein sa bene che in quello che in ogni caso sarà un testa a testa con il leader stellato, la pletora di aspiranti frontman e frontwoman centristi non farà altro che togliere acqua al suo mulino. Al contrario l’avvocato, fanno di conto i dem, potrebbe vedersi sottrarre al massimo qualche consenso dai rosso-verdi (che potrebbe essere quello di Piccolotti), visto che come ha assicurato Bonelli al Foglio anche Avs scenderà in pista con un proprio nome. Insomma: Conte avrebbe tutto da guadagnare da un turno unico, come dimostra l’ultimo sondaggio di luglio dell’istituto Piepoli che in caso di voto senza ballottaggio dava l’ex premier vincente contro Schlein col 43% dei consensi contro il 36% della segretaria.
E allora ecco l’idea messa a punto dai dem sotto l’ombrellone, in attesa che il tavolo sulle regole entri nel vivo in autunno. Conte pone come condizione che il popolo progressista possa esprimersi anche online e non soltanto ai gazebo, come da tradizione M5S? Allora il Pd, se come tutto fa pensare i candidati saranno più di due (molti più di due), chiederà come «contropartita» il doppio turno. Come del resto fu nel 2012, il precedente più vicino di primarie di coalizione del centrosinistra, quando Renzi e Bersani corsero uno contro l’altro dopo aver surclassato al primo turno i competitor Nichi Vendola, Laura Puppato e Bruno Tabacci. È la mediazione da cui può passare l’intesa. Intesa comunque è ancora tutta da raggiungere: «Di questi aspetti parleremo più avanti», si limita a ripetere chi è a conoscenza delle trattative ancora allo stato embrionale, condotte per il Nazareno dal responsabile organizzativo Igor Taruffi e per i 5S dall’ex senatrice Paola Taverna.
Del resto se sui gazebo il Pd si sente relativamente tranquillo, potendo contare su una base solida e un’organizzazione capillare sul territorio, il voto online apre un capitolo ancora inesplorato, per i dem, mentre il Movimento ha già la sua piattaforma di attivisti rodata. Qualche preoccupazione quindi esiste, anche se gli schleiniani invitano a non drammatizzare su questo fronte, confidando nei rapporti di forza: nel 2023, i voti incassati dalla segretaria ai gazebo nella sfida contro Bonaccini furono 587mila, dieci volte tanto quelli raccolti sul web dall’avvocato stellato quando, lo scorso ottobre, è stato confermato alla guida del M5S. Schlein insomma resta convinta di poter avere la meglio, mentre i contiani confidano nei sondaggi secondo cui un pezzo di elettori pd sarebbe pronto a scegliere l’ex premier a scapito della segretaria. Che vorrebbe la consultazione a ridosso dell’inverno, mentre c’è chi — come Onorato — chiede di anticiparla a novembre così da avere più tempo per concentrarsi nella vera partita, quella contro Meloni. Ma sono in molti a confidare che, sciolto il nodo su voto online e doppio turno (e prima ancora quello ben più spinoso del programma di coalizione, capitolo che sarà affrontato da metà settembre), tutto il resto verrà da sé.
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