02.02.2026
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Politics

dialogo su giustizia e comunali. Polemica con la Lega


ROMA Lo spazio liberale c’è. Forza Italia che è il soggetto principale di questa area ambita da tutti — anche da Giuseppe Conte che ormai va riscoprendo il suo dna democristiano, anche dai civici di Alessandro Onorato, anche dal movimento di Ernesto Maria Ruffini che sta cercando di strutturarsi nell’Italia reale ma chissà — offre una sponda a Carlo Calenda. Il quale un po’ converge con gli azzurri e un po’ no, un po’ apre e un po’ (tanto) contesta al partito di Tajani la collaborazione di governo con la Lega che lui giudica sbagliata e inaccettabile. «Non posso stare con chi accoglie neonazisti cocainomani pluripregiudicati», dice Calenda alla kermezze forzista a Milano, per il 32 anni della discesa in campo di Berlusconi e dedicata alla libertà e allo sviluppo. Salvini gli risponde a stretto giro: «Io incontro chi voglio», riferendosi alla visita che ha ricevuto, al ministero del Trasporti, da parte dell’estremista inglese Tommy Robinson. Sul quale anche Tajani va giù duro: «È un personaggio incompatibile con i miei valori. Io non lo incontro. Salvini vede chi vuole. Lui fa il suo, noi facciamo il nostro».

E comunque, strapiena la sala milanese per l’evento di Forza Italia con Calenda guest star. È la base di partenza della campagna referendaria per il Sì alla riforma Nordio, e gli azzurri sono in primissima fila — considerano questa legge il grande tributo a Berlusconi — in questa battaglia, che è condivisa molto da Calenda. Al Teatro Manzoni, luogo berlusconiano doc che il Cavaliere acquistò nel 1978 evitando che diventasse un supermercato, il leader di Azione prende la standing ovation: «Non posso stare con i filo-Putin o con i sovranisti nemici della loro patria come chi inneggia alla Decima Mas». Stoccata a Vannacci che ormai ha rotto pure con la Lega. E ancora: «C’è bisogno di liberali, non di sovranisti di destra o estremisti di sinistra. Se ci sarà spazio per lavorare insieme a Forza Italia, ne sarò felicissimo, ma pensare di condividere qualcosa con Conte, Fratoianni, Bonelli, Salvini o Vannacci non ce la faccio». E Meloni? «Quando in Europa vincerà la destra estrema, lei reggerà o sentirà il richiamo della foresta?».

Condivisioni

Niente campo largo — mai e poi mai, assicura Calenda — e nessuna possibile vicinanza con il leghismo, mentre tra Azione e Forza Italia i temi di convergenza sono diversi: dal Sì alla separazione delle carriere al nucleare, dal supporto «fermo e convinto» alla causa di Kiev («Il nostro pensiero va a quei ragazzi che in Ucraina vanno a combattere a meno 40 gradi per respingere l’aggressore russo»: applausi) alla sburocratizzazione per facilitare gli investimenti, per non dire — forse — di Milano. Sulla disponibilità a dialogare con il centrodestra sulla scelta del prossimo inquilino di Palazzo Marino, Calenda non si è molto lanciato. «Per adesso — avverte — noi siamo nella maggioranza di Sala». Ma ha lasciato intendere che tutto può cambiare se il centrosinistra dovesse spostarsi troppo a sinistra. Per quanto riguarda il profilo del candidato sindaco di Milano nelle elezioni del 2027, Calenda conferma l’intuizione di Tajani: un civico «con grandi capacità gestionali» è quello che ci vuole, ma «è molto presto per parlarne». Ma già se ne parla. Tajani: «Per quanto riguarda Milano e anche altre grandi città, si può ripetere l’esperimento che abbiamo fatto in Basilicata, dove Azione è stata alleata al centrodestra per sostenere il candidato presidente di Forza Italia, Bardi». Siccome, probabilmente, il centrosinistra candiderà a sindaco Pierfrancesco Majorino, dem molto di sinistra, Calenda una candidatura così non la appoggerà proprio.

Intanto, nella kermesse liberale e sviluppista al teatro, Tajani e i suoi si godono la propria centralità centrista. Ci sono, oltre al segretario, l’ex sindaco di Milano Letizia Moratti, madrina dell’incontro e presidente della Consulta nazionale di Forza Italia, i ministri Gilberto Pichetto Fratin e Paolo Zangrillo, il capogruppo dei senatori azzurri di Forza Maurizio Gasparri, il suo omologo alla Camera, Paolo Barelli, e così via. E se Francesca Pascale è andata a Roccaraso dalla Lega, a perorare i diritti civili, occhio invece al teatro Manzoni a Marta Fascina. Le ex del Cavaliere, chi di là e chi di qua, non lasciano la scena. Marta è seduta al centro della prima fila nella sala milanese, accanto a Fedele Confalonieri. Qualche poltrona più in là anche Paolo Berlusconi. E Marina e Pier Silvio? No, agli eventi di partito non vanno, ma Forza Italia la considerano giustamente — e finanziariamente — un luogo di famiglia. Voglio un partito più forte ed esattamente ciò a cui punta Tajani. Il quale mira al 20 per cento alle prossime Politiche e spiega: «Raggiungere il 10 per cento non basta per essere determinanti. Dobbiamo rafforzare la nostra identità come parte del Ppe».

Lo spazio al centro c’è, e infatti fa gola a tutti.


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