ROMA «Dobbiamo dare un segnale». È Giorgia Meloni a benedire la “linea dura” sulla sicurezza. Ovvero: ora o mai più. Dopo i fatti di Torino il governo schiaccia sull’acceleratore. Ed ecco che il pacchetto sicurezza atteso in Consiglio dei ministri già domani sarà composto di un doppio provvedimento. Il decreto legge per le misure più urgenti.
La corsia veloce
Una corsia veloce che lancerà lo “scudo” sulle indagini per gli agenti e i funzionari pubblici — cioè lo stop all’iscrizione automatica nel registro degli indagati per atti commessi nell’esercizio delle proprie funzioni — ma anche alcune delle misure-bandiera della riforma cavalcata dalla destra. Come le norme che irrigidiscono le pene per chi viene sorpreso a portare con sé armi da taglio e la stretta “anti-maranza” per fermare il fenomeno dei minorenni armati di coltello che seminano il terrore nelle grandi città.
E ancora: potrebbe passare subito il fermo per gli individui considerati pericolosi in occasione delle grandi manifestazioni. Tutto il resto finirà nella bozza di un disegno di legge — vedi le norme sui rimpatri accelerati per i migranti irregolari considerati “pericolosi” — suscettibile di nuovi ritocchi e ritagli. Aspettando il Quirinale: gli uffici del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, impegnato nell’inaugurazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina, hanno ricevuto in queste ore le prime bozze ed è certo che avranno da fare qualche osservazione. Andiamo con ordine.
Meloni accelera, appunto. Con il decreto legge vuole dare un segnale lampo alle forze dell’ordine dopo le immagini eclatanti della guerriglia a Torino e degli agenti presi a martellate nel corteo per Askatasuna. Subito un nuovo round di assunzioni di personale e garanzie per chi si difende con la divisa addosso: se parte un colpo per legittima difesa e nell’esercizio delle funzioni l’iscrizione nel registro degli indagati non sarà più un automatismo.
Il filo con il Colle
Guai a parlare di “scudo penale” però: dal governo precisano subito che la norma varrà per tutti i funzionari pubblici. Un chiarimento per venire incontro ai dubbi del Quirinale da dove era partita la richiesta, già nelle scorse settimane, di perimetrare la tutela legale. Insomma: nessuna impunità per le donne e gli uomini in divisa, ma una garanzia in più.
Durante il vertice fiume a Palazzo Chigi però la premier chiede anche prudenza sui passaggi più delicati del pacchetto sicurezza. È il caso del “fermo preventivo” dei manifestanti con precedenti penali e considerati pericolosi a ridosso di una adunata di piazza. Una bandiera della Lega: da tempo Matteo Salvini chiede che la polizia possa perquisire e fermare preventivamente i cittadini noti alla legge per aver commesso atti violenti in simili occasioni in precedenza. Il diavolo però è nei dettagli.
Durante la riunione con Meloni e i vice e i sottosegretari Fazzolari e Mantovano, oltre ai ministri titolari del dossier — Piantedosi, Nordio, Crosetto — Salvini batte il ferro caldo. Lancia la proposta: estendere il fermo preventivo fino a 48 ore. Una via impraticabile, fanno capire i presenti, perché difficilmente compatibile con il diritto a manifestare tutelato dalla Costituzione. Da Forza Italia frenano.
Meloni è d’accordo nel merito ma chiede di dirimere la questione sul piano legale e di questo si occupa una riunione ristretta dei tecnici a stretto giro. Il fermo alla fine potrebbe entrare nel decreto legge ma in una versione più light: durerà dodici, al massimo ventiquattro ore e servirà una convalida ex post dell’autorità giudiziaria. Sempre a patto che dal Colle accendano un semaforo verde.
Si cammina sul filo. Ma la rotta è tracciata: il governo deve cavalcare la battaglia securitaria sulla scia della cronaca che ne ha fatto un’architrave del consenso elettorale. Con qualche cautela.
Difficile che passi ad esempio un’altra proposta leghista: la “cauzione” per chi organizza un corteo, per pagare ex post i danni dei facinorosi. «Difficilmente praticabile» chiosa da FI Maurizio Gasparri, presente al vertice. E anche dagli uffici del Capo dello Stato hanno da ridire. Saranno ore caldissime sull’asse Palazzo Chigi-Quirinale.
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