I coniugi Moretti, proprietari del «Constellation», il locale teatro della strage di Crans Montana, probabilmente non sono gli unici a cercare di nascondere documenti sui social. In seguito all’incendio che ha ucciso 40 persone e ne ha ferite 116, anche il comune di Crans-Montana avrebbe rimosso l’accesso diretto ai dati precedentemente pubblicati e messi in evidenza sul suo sito web. Questi dati riguardano la sicurezza pubblica, in particolare per quanto riguarda i rischi di incendio. Lo rivela il sito d’informazione Blick.
La pagina web non più accessibile
Solo pochi mesi fa, le autorità hanno pubblicato online un comunicato ufficiale intitolato «Il Comune di Crans-Montana punta sulla sicurezza pubblica». Secondo Blick, la pagina web era dedicata «alla sicurezza antincendio e al ruolo del Comune in questo ambito» non è più accessibile. Contattati per chiedere informazioni sulle circostanze della scomparsa del sito web e se le autorità fossero in possesso di questi documenti, né il sindaco né la procura hanno risposto.
Cosa conteneva il documento
Si tratta di un opuscolo di 10 pagine, il cui paragrafo introduttivo sottolineava il fatto che «la comunità ha fatto la scelta chiara di strutturare questa missione (ndr: di sicurezza pubblica) creando un servizio dedicato. Progettato per supportare la popolazione, supervisionare le attività e prevenire i rischi, questo servizio è stato rafforzato nel corso degli anni fino a diventare un attore centrale nel funzionamento del comune». In questo PDF, il sindaco spiega la sua visione per il resort nel suo editoriale: «Vogliamo anche che tutti si sentano al sicuro qui. (…) Poiché informare significa anche agire, ci impegniamo a condividere con voi i progetti che stiamo realizzando e a spiegare come i nostri team lavorano, spesso dietro le quinte, per soddisfare le aspettative della comunità e affrontare le sfide di oggi e di domani».
Gli eventi pubblici e le necessarie autorizzazioni
Il presente documento specifica quanto segue: «Non appena un evento accoglie il pubblico, anche su proprietà privata, è necessaria un’autorizzazione, rilasciata dal Consiglio Comunale, su raccomandazione del Servizio di Sicurezza. Il personale analizza le disposizioni adottate, valuta la capienza, le vie di evacuazione e gli impianti utilizzati (gas, antincendio, elettricità, ecc.)». L’addetto alla sicurezza spiega: «Per facilitare il processo, abbiamo rivisto e semplificato il modulo di richiesta, distinguendo chiaramente gli eventi in base alla loro entità». Il documento prosegue: «L’integrazione dei dati nel portale VSGIS, il sistema informativo geografico dei comuni del Vallese, consente la localizzazione precisa delle strutture e garantisce l’accesso ai servizi di emergenza in caso di emergenza».
«Contrariamente a quanto si pensa, le norme non sono diventate più severe», insiste il volantino. «I comuni hanno preso sul serio la questione e hanno assunto addetti alla sicurezza o incaricato di effettuare ispezioni a ditte specializzate, conformemente al diritto cantonale. Inoltre, con l’evoluzione dei materiali da costruzione, le norme si stanno adeguando a tale evoluzione».
Crans si propone come modello di buone pratiche
Dire che il contenuto di queste pagine sembra poco coerente con le pratiche, o la loro assenza, che hanno portato alla tragedia del 1° gennaio è un eufemismo. In questo documento, il comune di Crans-Montana coglie anche l’occasione per promuoversi come modello di buone pratiche nell’adeguamento delle torri Aminona ai requisiti di sicurezza antincendio: «Troppo spesso percepito come un organismo di controllo o sanzionatorio, il Dipartimento di Pubblica Sicurezza ha dimostrato di essere un vero partner. Il committente del progetto e le imprese hanno potuto beneficiare di preziosi consigli per garantire che i lavori di ristrutturazione rispettassero gli standard. (…) Purtroppo, accade ancora che strutture non conformi debbano essere smantellate perché la loro compatibilità con le norme vigenti non è stata verificata. Il messaggio chiave è semplice: contattare il comune prima di iniziare qualsiasi lavoro». Resta da vedere se queste procedure siano state applicate nel caso del 1° gennaio e in quale misura.
I proprietari di «Le Constellation» hanno compilato il «modulo?
E che dire di quei permessi presumibilmente obbligatori per gli eventi? E delle ispezioni obbligatorie che li avrebbero preceduti? E dello smantellamento dei materiali non conformi? Perché i proprietari di «Le Constellation» non sono stati tenuti a compilare il «modulo di richiesta semplificato» prima della tragica festa di Capodanno? Il permesso è stato rilasciato e, in caso affermativo, sulla base di quale preavviso e di quali ispezioni? In caso affermativo, a quali condizioni? In caso contrario, come è stato possibile lo svolgimento dell’evento? Questi documenti, che delineano chiaramente la catena di responsabilità e i processi di controllo, sono inclusi nel fascicolo della Procura della Repubblica incaricata dell’inchiesta? Queste domande sembrano sempre più senza risposta.
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