29.10.2026
12 Street, Rome City, Italy
Politics

«Continuate a lavorare con gli Usa»


«Nessuna guerra commerciale con gli Stati Uniti». E, soprattutto, nessun rischio per le aziende italiane che Oltreoceano esportano merci per quasi 70 miliardi nel 2025. Antonio Tajani ha provato a spazzare via le polemiche e — nel limite del possibile — a fare chiarezza sulla forte incertezza, scoppiate dopo lo stop della Corte Suprema ai dazi di Donald Trump. «Il messaggio che voglio dare al mondo delle imprese — ha spiegato il vicepremier e ministro degli Esteri — è di continuare a lavorare negli Usa, di continuare a progettare, continuare a investire con il sostegno di Ice, Simest e Sace, perché in questa fase l’unica cosa da non fare è spaventarsi». 
Questo concetto, il capo della nostra diplomazia l’ha ripetuto sia partecipando in videoconferenza al G7 dei ministri del Commercio sia durante il tavolo dell’export della Farnesina con le aziende . A livello europeo l’Italia conferma il suo ruolo di mediatore: confronto serrato con gli Stati Uniti senza porre aut aut — di conseguenza non piace l’idea del bazooka lanciato dall’Eliseo -, fare quadrato sulla posizione Ue e sul lavoro di mediazione del commissario al Commercio Maroš Šefčovič, mantenere l’impianto sui dazi deciso dopo l’intesa Trump- von der Leyen, soprattutto far capire agli Usa che una guerra commerciale minaccerebbe in primis la loro crescita. 

Ottimismo e dialogo

Il ministro degli Esteri, anche ieri, si è confermato «moderatamente ottimista», ha parlato dell’avvio di «una fase di dialogo costruttivo» tra le due sponde dell’Atlantico. Anche perché durante il G7 del Commercio «è emerso chiaramente l’interesse americano a non far peggiorare la situazione. Noi siamo favorevoli al dialogo e siamo impegnati a far sì che gli Stati Uniti rispettino l’accordo che era in vigore. Riteniamo che anche con una nuova base giuridica si possa arrivare allo stesso risultato». E per quando riguarda lo state dell’arte dopo la sentenza della Corte Suprema Usa, rileva: «I dazi sono al 10 per cento. Non è arrivato ancora il 5 per cento aggiuntivo. Lavoreremo perché questi dazi nuovi non si aggiungano a quelli che già c’erano. Rimangono fuori comunque dall’accordo acciaio, alluminio e rame, perché erano dazi imposti con un’altra norma». 
In questo scenario, conclude il vicepremier, il governo «accompagnerà le imprese. È in grado di condurre in porto la nave italiana, nonostante un piccolo movimento marino che è stato provocato dalla sentenza della Suprema Corte americana». E sull’ipotesi di una ondata di rimborsi — la Casa Bianca rischia un esborso di 175 miliardi — fa sapere: «Non c’è un atteggiamento aggressivo, non ci saranno risarcimenti per gli esportatori europei, forse qualche risarcimento per gli importatori che hanno fatto causa».
Sulla stessa linea anche il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, secondo il quale è fondamentale in questa fase la chiarezza, perché il nuovo scenario, «seppure sembra limitato nel tempo, può produrre effetti diversi rispetto a quanto avevamo previsto nella fase precedente alla sentenza della Corte». Mentre il titolare delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nota che lo stop della Corta Suprema «determina uno svantaggio rispetto alla Cina, al Brasile ed altri partner competitori nel mercato americano».
Anche le aziende italiane allontano scenari di guerra commerciale, ma pretendono chiarezza. Richiesta che arriva dai settori più colpiti dalle tariffe volute dalla Casa Bianca come l’agrifood, con la sola industria del vino in calo dell’8 per cento. Confartigianato ha stimato perdite per l’export negli Usa per l’automotive (-18,5 per cento) mobili, gioielleria e occhialeria (-10,4), metallurgica (-7,9), chimica (-6,4), alimentari e bevande (-4,5), macchinari e apparecchi (-3,4), computer ed elettronica (-3,2), materie plastiche e minerali non metalliferi (-2,3). 

La svalutazione del dollaro

L’Ad di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, ha spiegato che un nuovo quadro di incertezza potrebbe fare ancora più male dei dazi stessi». Da qui la necessità, da parte di Ue e del governo italiano, di «aprire un dialogo costruttivo con gli Usa affinché venga rispettata l’intesa già in atto». Al riguardo ha aggiunto il presidente dell’Unione vinicola italiana, Lamberto Frescobaldi: «Non faremo festa per questo, ma almeno torneremo a una condizione di relativa stabilità, pur con tutte le difficoltà che essa comporta». 
In questa direzione, le imprese italiane continuano a spingere per un processo più generale di semplificazioni nel commercio mondiale. Frescobaldi inserisce come priorità «l’abbattimento delle barriere non tariffarie», che potrebbero «ampiamente compensare i dazi americani». Nel cahiers de doleance il leader di Confapi, Cristian Camisa, aggiunge «alla variabilità del quadro normativo e commerciale» anche «la svalutazione del dollaro». Da qui la richiesta di «un credito di imposta pari al 20 per cento» per compensare le tariffe, «la sospensione dei cosiddetti dazi autoimposti» legati al Green Deal come Cbam ed Ets, «la creazione di un hub negli Usa per abbattere i costi di distribuzione, che per le Pmi sono un costo importante» fino a «un pacchetto nazionale di strumenti» con Sace e Simest per garantire liquidità e coprire i rischi legati alla cancellazione delle commesse, focalizzato sulle esigenze delle Pmi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Leave feedback about this

  • Quality
  • Price
  • Service
[an error occurred while processing the directive]