28.10.2026
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Politics

Conte tornerà a chiedere a Schlein garanzie (pubbliche) sul patto con Renzi


Che il tema esista lo ha messo a verbale anche Angelo Bonelli, incalzato dai giornalisti con l’ennesima domanda sui tempi per il tavolo del programma di coalizione. «Va affrontata la questione del centro». Che, tradotto, significa, non solo capire quante liste andranno presentate — tra Casa Riformista che preme per il listino unico e Progetto Civico che vuole giocare la partita per sé — ma anche trovare la formula che permetta di disinnescare le resistenze reciproche tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi. Al momento, nella scacchiera del campo progressista ognuno ha mosso la sua di pedina: Elly Schlein ha detto che il programma si scriverà anche insieme ai centristi; Giuseppe Conte ha chiesto garanzie su Matteo Renzi e quest’ultimo ha fatto altrettanto con il leader pentastellato, addirittura triplicando la posta in gioco: «Mai più Salvini al Viminale, mai più Giorgetti in Consiglio dei ministri e mai dalla parte di Donald Trump».

Fin qui la cronaca. Se c’è, però, una convinzione di cui si dicono «certi» molti big del Movimento è che «sia stato sottovalutato un dettaglio»: «Giuseppe ha chiesto che sia Schlein a garantire per il leader di Iv e ancora non ha ricevuto risposta». Quello di Conte, dunque, non sarebbe tanto un atto di fiducia condizionato verso la leader dem, come l’hanno inteso dalle parti del Nazareno, quanto piuttosto una «richiesta formale» da articolare con argomenti specifici, necessari a rompere gli indugi sul leader Iv, noto «per la sua scarsa affidabilità», affonda il colpo un maggiorente pentastellato. Rassicurazioni che, al momento, non sarebbero giunte, né per iscritto, né a voce, in una delle tante occasioni nelle quali i due leader hanno avuto modo di incrociarsi, anche solo di sfuggita, alla Camera per il voto sullo Stabilicum. Non si tratta di un punto su cui l’ex premier del governo giallorosso è intenzionato a soprassedere, al contrario: «Siamo certi — raccontano le stesse fonti di primo piano del M5S — che presto tornerà a porre il tema, chiedendo a Schlein di indicare pubblicamente le garanzie a sostegno di Matteo Renzi». Una mossa che potrebbe servire all’avvocato del Popolo per rassicurare una comunità, la sua, che ancora continua a maldigerire l’accoppiata con l’ex rottamatore, con cui la segretaria dem ha stretto un patto.

Del resto era stato proprio Renzi, in estate, a proporre un patto anti-inciucio tra tutte le forze politiche. In questo caso, al contrario, l’accordo sarebbe ristretto a due: Conte e Schlein.

I nodi centristi

Con patto o senza, poi, sarà necessario che i due leader decidano come (e se) aiutare Progetto Civico, oggi alle prese con la norma della riforma elettorale che fa lievitare enormemente il numero di firme richieste alle forze non presenti in Parlamento per presentarsi alle prossime elezioni. Per avere uno sconto — 1500 firme per collegio anziché 6000 — sarebbe necessario un simbolo e la costituzione di una componente nel gruppo misto. Il tutto da mettere in piedi entro 15 giorni dall’entrata in vigore del Melonellum. Come fare? Uno spiraglio arriva dal regolamento del Senato, che prescrive che sia possibile costituire una componente rappresentativa di una forza che abbia corso alle elezioni regionali, eleggendo un proprio rappresentante. Proprio il caso del Partito socialista italiano guidato da Enzo Maraio che, con il partito dei civici, punta a fare asse. Affinché l’operazione vada in porto ci sarà bisogno che qualcuno, nel campo largo, «presti» i propri senatori. Ed è qui che Conte e Schlein dovrebbero venire in soccorso. Meno accidentato il percorso del duo Ernesto Maria Ruffini-Franco Gabrielli, alla guida di Più Uno: Bruno Tabacci sarebbe pronto a cedere il simbolo di Impegno civico, con cui si è presentato alle Politiche del 2022.

In attesa del tavolo del programma, intanto, proseguono le tavolate. Ieri a Montecitorio è andato in scena il pranzo tra Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Giuseppe Conte. Assente giustificata Elly Schlein che, influenzata, subito dopo il suo intervento alla presentazione del Rapporto Gimbe sul Ssn ha abbandonato Montecitorio. I partecipanti al convivio hanno assicurato che «non si è parlato di politica» e che ci sia stato un «proficuo scambio di vedute». Dal Nazareno frenano ricostruzioni divisive, facili al ricordo del tavolo a quattro all’Hostaria Costanza, in cui i leader di Pd, M5S e Avs promettevano due piazze pubbliche per raccontare le cose fatte insieme. Nella direzione dell’unità vanno anche i vari conciliaboli tra esponenti del campo largo che si sono svolti ieri in Transatlantico. Le opposizioni studiano un’iniziativa congiunta da mettere in piedi dopo il voto sul Melonellum. Poi si penserà al centro. Politico e di gravità permanente.


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