28.10.2026
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Economy

«Conoscere rende i cittadini liberi»


«Capire come funziona la rete e i suoi algoritmi. Distinguere il vero dal falso e le fonti autorevoli da quelle non autorevoli». E ancora: «Separare i fatti dalle opinioni e aprirsi al dibattito con altri punti di vista. È questo che permette ai giovani di diventare cittadini del domani e non sudditi».

A rilanciare la sfida è Andrea Ceccherini, presidente di Osservatorio for independent thinking, che ieri ha presentato la seconda edizione di Doubt and Debate, il progetto internazionale di educazione digitale e mediatica che da lunedì 19 ottobre torna nelle scuole superiori.

Quest’anno la piattaforma si arricchisce di tre nuove testate internazionali: Financial Times, The Economist e la tedesca Süddeutsche Zeitung. L’iniziativa punta a sviluppare il pensiero critico delle nuove generazioni in un ambiente digitale dominato da algoritmi, personalizzazione dei contenuti e disinformazione.

«Netflix — dice Ceccherini — è un buon esempio: accendi la televisione con l’idea di vedere un determinato film, ma poi l’algoritmo ti suggerisce qualcosa che potrebbe incontrare maggiormente i tuoi gusti e ti dimentichi di quello che realmente volevi fare. I giovani devono avere la consapevolezza».

I numeri della prima edizione mostrano una diffusione importante: oltre 6.200 classi coinvolte e più di 150 mila studenti. Una soglia che, secondo Ceccherini, è già stata superata con le adesioni alla nuova edizione, ancora aperte.

La piattaforma è gratuita per le scuole secondarie di secondo grado e affianca, senza sostituirlo, Il quotidiano in classe, l’iniziativa storica dell’Osservatorio arrivata alla sua 27esima edizione, che porta l’informazione nelle aule italiane.

Se quest’ultimo ha un perimetro nazionale, Doubt and Debate nasce invece con una vocazione internazionale. L’Osservatorio è affiancato da Tim anche con la campagna «RompiLaBolla»: «Algoritmi, personalizzazione e meccanismi di engagement tendono a costruire intorno a noi una bolla di contenuti e opinioni sempre più vicini ai nostri» dice l’ad Pietro Labriola.

La Fondazione Roma favorirà la partecipazione delle classi in difficoltà.


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