28.10.2026
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Economy

«Con la misura sollievo alle aziende. Ma l’Europa si deve ancora svegliare, è miope»


Dalla platea dei giovani imprenditori a Capri, Emanuele Orsini rivolge un «ringraziamento» al governo per aver sbloccato il decreto bollette. E, soprattutto, «per aver combattuto in Europa con noi». Il presidente di Confindustria, in contatto costante in questi giorni con la premier Giorgia Meloni, sottolinea che il risultato «porterà sollievo alle imprese».

Anche l’esito di questa partita, però, rafforza le sue critiche alla Ue. Che necessita «di una sveglia», non soltanto in questa materia. Orsini è reduce da una missione « Bruxelles. «Se prima ero preoccupato — spiega — oggi lo sono ancora di più», perché alla Commissione manca «un progetto di politica industriale» per salvare la manifattura e contrastare la concorrenza sleale cinese. Tornando al decreto bollette, fa notare il leader di viale dell’Astronomia, «diventa complicato trattare un tema come l’energia quando sei uno contro Ventisette. L’Europa in questo momento è miope». Non a caso, guardando agli effetti delle politiche comunitarie sul fronte ambientale — «Noi che produciamo il 6 per cento della CO2 mondiale, abbiamo tagliato le emissioni dello 0,1 per cento e perso solo lo scorso anno un milione di posti di lavoro» — non nasconde che le imprese italiane avrebbero meritato un tetto sul gas a 40 euro per megawattora invece di quello a 60 concesso dalla Ue.

CON FAVORE

Ambienti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere all’Ansa che il governo «accoglie con favore il riconoscimento del presidente di Confindustria». E proprio Orsini, sempre da Capri, chiede all’esecutivo per la prossima manovra di non seguire la strada delle «mancette elettorali. Vediamo di fare cose che servano al Paese». In questa direzione ci sono le richieste per prolungare l’iperammortamento di Transizione 5.0 allargandolo anche agli investimenti sui software, di inserire incentivi per le aggregazioni e — come ha proposto sempre dall’Isola azzurra il vicepremier Antonio Tajani — per «rivalutare i singoli asset delle imprese». Misure che garantirebbero «maggiore gettito fiscale» all’Erario. Senza dimenticare interventi «per canalizzare la raccolta dei fondi pensioni» verso l’economia reale.

Secondo Orsini, però, il nodo principale resta «questa Europa». Compresa la tentazione su spinta tedesca «di tagliare di 400 miliardi il bilancio europeo», quando servirebbe «più spesa per le nuove industrie, per l’intelligenza artificiale o la produzione di satelliti». Il che riduce la competitività soprattutto verso i concorrenti come la Cina, che a differenza di quanto accade nel Vecchio Continente, «ha 1.201 centrali a carbone».

Intanto ieri da Capri Tajani ha ricevuto il plauso della platea dei giovani, quando ha proposto di «svincolare il Tfr, per i primi anni di lavoro. È una cosa a cui stiamo lavorando per i giovani che magari vogliono comprarsi una casa o vogliono fare l’università». Tornando alla Ue, Bernardo Mattarella, presidente di Invitalia, ha ricordato che «la dimensione europea è decisiva per colmare il divario tra ricerca e applicazione industriale dell’intelligenza artificiale». Di conseguenza, per aumentare la produttività delle Pmi su questo fronte «non basta comprare un software: occorrono dati affidabili, sistemi collegati, persone formate e procedure adeguate». Giovanni Gorno Tempini, presidente di Cassa depositi e prestiti, ha sottolineato su questi temi il ruolo del venture capital, sul quale via Goito è in prima linea. «Ia e innovazione hanno a che fare con i capitali. Serve un mercato dei capitali unico in Europa. Se ci sono 27 borse è difficile essere competitivi con gli Usa, dove sono due quelle principali e c’è una liquidità elevatissima che valorizza le aziende a livelli superiori rispetto all’Europa».


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