La transizione demografica si profila come una delle principali fragilità strutturali dell’economia italiana, con effetti potenzialmente profondi su crescita, welfare e capacità produttiva. È il messaggio emerso con chiarezza ieri, dall’audizione di Marco Elio Rottigni, direttore generale dell’Abi, davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali del cambiamento demografico.
Crescita a rischio
Il quadro delineato è severo. Secondo le proiezioni richiamate nel corso dell’audizione, la popolazione italiana potrebbe ridursi di oltre 13 milioni di persone entro il 2080, con un marcato squilibrio tra classi di età. Il calo della popolazione in età lavorativa e il forte aumento degli over 67 rischiano di comprimere il potenziale di crescita e di mettere sotto pressione i conti pubblici.
In assenza di correttivi, la sol inferiori di oltre il 30% rispetto allo scenario attuale, con impatti che inizierebbero a manifestarsi già nel prossimo decennio. Le conseguenze si estenderebbero al sistema pensionistico, alla domanda interna, al ricambio generazionale nelle imprese e alla coesione territoriale, con il Mezzogiorno particolarmente esposto.
Rottigni ha tuttavia sottolineato come questo scenario non sia ineluttabile. L’ABI individua quattro leve principali per attenuare gli effetti della transizione demografica: un aumento dell’occupazione giovanile e femminile, una gestione strutturata dei flussi migratori regolari, il rafforzamento del capitale umano e politiche coerenti di inclusione finanziaria.
Il primo fronte riguarda il mercato del lavoro. L’Italia continua a registrare tassi di occup giovanile inferiori alla media europea. Interventi mirati di inclusione, sostenuti anche da strumenti di credito e da servizi finanziari più aderenti alle esigenze familiari e professionali, potrebbero ampliare in modo significativo la base produttiva.
Una seconda leva è rappresentata regolare, da calibrare sulle esigenze del sistema produttivo. In questo ambito, le banche po un ruolo chiave nei processi di integrazione e bancarizzazione, considerati essenziali per una piena partecipazione economica e sociale.
La formazione
Il rafforzamento del capitale umano costituisce il terzo pilastro. L’Abi richiama la necessità di aumentare la quota di occupati con istruzione universitaria e competenze elevate, anche attraverso il sostegno al credito per lo studio e alla formazione continua, per sostenere produttività e innovazione in una forza lavoro più ridotta.
Accanto a queste direttrici, l’attenzione si estende alle diverse fasi della vita: accesso al credito per giovani e famiglie, previdenza complementare, prodotti bancari adattati alla popolazione anziana ed educazione finanziaria. Un insieme di strumenti che, secondo l’Abi, può contribuire a ridurre squilibri e disuguaglianze.
Il messaggio finale è netto: la sfida demografica richiede politiche integrate e di lungo periodo. Il sistema bancario si propone come partner delle istituzioni per trasformare una criticità strutturale in un percorso di adattamento e rilancio dell’economia italiana.
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