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Claudio Carlomagno, i genitori del killer di Anguillara si suicidano in garage. Trovati impiccati, l’allarme lanciato dalla zia


Uccidendo la moglie Federica, Claudio ha annientato tutta la sua famiglia. Ieri Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, i genitori del 44enne finito in carcere con l’accusa di femminicidio e occultamento di cadavere, non hanno retto al dolore della morte della nuora per mano del figlio, all’onta che dal paese si è allargata a tutta Italia, e hanno deciso di togliersi la vita nella loro villetta di Anguillara Sabazia, in provincia di Roma.

Intorno alle 18, i carabinieri hanno fatto irruzione nell’abitazione di via Tevere 25. In casa non c’era nessuno, ma il furgoncino della coppia era parcheggiato lì. Così i militari sono andati a perlustrare anche il garage. Entrando, l’atroce scoperta: i corpi dei due coniugi erano appesi a una corda che probabilmente avevano legato insieme, ai loro piedi due sgabelli. Una scena agghiacciante, che arriva a 6 giorni dal ritrovamento del cadavere deturpato di Federica Torzullo, che il marito aveva tentato di bruciare e depezzare.

La coppia ha lasciato un biglietto di addio all’altro figlio, Davide, che abita a Roma. Appena l’ha trovato, ha allertato una zia (sorella della Messenio), che ha raggiunto la villetta e, visto che nessuno le rispondeva, ha allertato i carabinieri. I coniugi sono stati visti l’ultima volta alle 15,30 di ieri, mentre percorrevano con il loro Fiat Doblò la strada statale Braccianense, di ritorno verso casa. I motivi dell’estremo gesto nella lettera: la vergogna per l’atroce crimine commesso da Claudio, i sensi di colpa e la paura di non poter tornare ad avere una vita normale, ai loro rispettivi lavori.

Nella villetta di via Tevere fino a tarda notte sono proseguiti i rilievi tecnico scientifici dei nucleo investigativo del gruppo di Ostia. La Procura di Civitavecchia disporrà l’autopsia, ma non ci sono dubbi sul duplice suicidio.

CHI SONO 

Pasquale Carlomagno, 68 anni, originario della Basilicata, era il titolare di una ditta di scavi e movimentazione terra, la Carlomagno srl, che aveva fondato lui stesso e da 20 anni era diventato un riferimento nella cittadina affacciata sul lago di Bracciano per chi doveva ristrutturare casa. Proprio nel terreno adiacente la sede dell’azienda di famiglia, nella quale lavorava anche Claudio, i carabinieri domenica scorsa avevano trovato il cadavere della nuora, seppellito in una buca profonda due metri, scavata dall’indagato che, mercoledì, nell’interrogatorio di garanzia, ha confessato il delitto.

Nell’ordinanza con cui il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere, si fa riferimento al fatto che le telecamere di sorveglianza di via Costantino avevano ripreso il 9 gennaio il furgoncino Dobò di Pasquale Carlomagno fermarsi di fronte a casa del figlio per 9 minuti: dalle 7,08 fino alle 7,17. Il 68enne, però, aveva un solido alibi: per tutto il resto della giornata era andato in giro per cantieri. Né lui, né la moglie erano stati indagati. Maria Messenio, 65 anni, era nata ad Altamura (in provincia di Bari), e dopo aver lavorato in polizia, dal 2020 era stata nominata assessore alla Sicurezza del comune di Anguillara; incarico dal quale si era dimessa lunedì scorso. Era stata lei ad accompagnare suo figlio dai carabinieri, il 9 gennaio, per denunciare la scomparsa della nuora. Sentita successivamente dagli inquirenti come testimone, aveva precisato di non avere un buon rapporto con Claudio da circa 4 anni. Mentre il marito Pasquale frequentava il figlio soprattutto per ragioni lavorative.

«Sono sconvolto, erano bravissime persone» — ha commentato l’avvocato Andrea Miroli, legale di Carlomagno — «Ora sono preoccupato per come il mio assistito prenderà questa tragica notizia». «Penso a quel povero bambino che dall‘8 gennaio ha visto la sua esistenza sconvolta» — ha spiegato l’avvocato Paolo Pirani, che rappresenta il tutore legale del figlio di Federica Torzullo — «È un dramma nel dramma: ha perso la madre per causa del padre e ora anche i nonni paterni». E penare che ieri i nonni materni aveva chiesto ai carabinieri di recuperare dalla villetta teatro dell’omicidio il monopattino del bambino. Era un modo per farlo tornare lentamente alla normalità; una normalità che ora è ancora più una chimera.

 


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