Il 2026 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui l’intelligenza artificiale è passata dalla promessa ai grandi numeri di Wall Street. Non si tratta solo di capire se il settore sta vivendo una bolla speculativa, ma di osservare da vicino due operazioni che potrebbero segnare una svolta per il mercato finanziario globale.
Nei prossimi mesi, infatti, potrebbero debuttare in Borsa le due startup di IA che hanno registrato la crescita più rapida degli ultimi anni. La prima è Anthropic, che punta a raccogliere 10 miliardi di dollari e raggiungere una valutazione di 350 miliardi, il doppio rispetto a quella stimata solo pochi mesi fa. Secondo il Wall Street Journal, che ha anticipato i dettagli, l’Ipo è previsto nella prima metà dell’anno.
La seconda è OpenAI, la società che ha rivoluzionato il settore con ChatGPT e che potrebbe arrivare a Wall Street nella seconda parte del 2026 con una valutazione di 1.000 miliardi di dollari, partendo dagli attuali 500 miliardi. Le aziende di IA generativa sono al centro delle discussioni degli analisti: la potenza di calcolo per far funzionare modelli sempre più complessi richiede sempre più energia e acqua.
Inoltre i chatbot sono molto costosi e per il momento non stanno portando i ricavi promessi, nonostante l’aumento degli utenti non si sia mai arrestato e OpenAI sia stata la startup con la crescita più rapida nella storia: ha raggiunto un milione di utenti attivi in soli cinque giorni e ora ha 800 milioni di utenti attivi alla settimana.
Se Anthropic, che ha messo sul mercato il chatbot Claude, ha una struttura societaria in grado di sostenere una Ipo, OpenAI sta terminando i lavori per trasformarsi in una non profit in grado di raccogliere denaro da investitori e avere una struttura pubblica. Inoltre il gruppo di Sam Altman potrebbe dover affrontare una causa contro Elon Musk. Il miliardario è stato uno dei primi finanziatori di OpenAI e ora sta cercando di evitare che la startup si trasformi in un’azienda, lasciando il suo statuto da non profit. E a quanto pare un giudice ha fatto sapere che potrebbe autorizzare l’apertura di un processo.
Intanto, la settimana scorsa, il mercato dell’intelligenza artificiale americano ha ricevuto un segnale molto chiaro dalla Cina, il principale avversario degli Stati Uniti nella corsa alla conquista del settore. Pechino sta riducendo il divario tecnologico con gli Stati Uniti grazie a una crescente capacità di innovazione e a un atteggiamento più favorevole al rischio. Tuttavia, la mancanza di strumenti avanzati per la produzione di semiconduttori continua a rappresentare un limite per il settore, visto che Washington e l’Europa controllano la produzione di chip avanzati attraverso Nvidia e altri produttori a Taiwan. Zhipu e MiniMax, definite le «tigri dell’IA» cinese, si sono quotate la settimana scorsa a Hong Kong con buoni risultati: il primo gruppo ha debuttato giovedì 8 gennaio con una Ipo da 558 milioni di dollari.
Il settore
Il giorno dopo MiniMax ha invece presentato la sua quotazione, raccogliendo 620 milioni di dollari. Zhipu, fondata nel 2019 da diversi ricercatori di alcune università cinesi, è stata la prima azienda che produce chatbot a quotarsi, anticipando i colossi americani. È stata inserita dal dipartimento di Stato nella lista nera delle aziende con l’accusa di lavorare per l’esercito cinese. «Questa ondata di Ipo è estremamente importante per il governo cinese, che sembra pienamente favorevole a garantire a queste aziende l’accesso al capitale pubblico» ha detto a Bloomberg Aadil Ebrahim, responsabile del settore azionario del gruppo Klay, con sede a Singapore. «Allo stesso tempo, gli investitori devono tenere presente che la maggior parte di queste società appena quotate è ancora in perdita e probabilmente lo resterà per un po’ di tempo, mentre cercano di crescere».
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