28.10.2026
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Economy

choc su un sistema fragile. Pil fermo e debito record


Ci mancava ora l’escalation sull’ex principe Andrea ad aggiungere un velo in più di incertezza e smarrimento su una Gran Bretagna non proprio in salute, tra i fragili equilibri politici e l’economia in affanno. Di sicuro il caso Andrea non cambierà i numeri o il clima già complicato sull’economia. Ma nonostante gli sforzi di Re Carlo per imprimere fiducia e allontanare lo scandalo e il gossip dalla corona e dal paese, non è certamente un elemento di aiuto al contesto generale. Anzi, piove un po’ sul bagnato, diceva ieri qualcuno sul mercato mentre la sterlina limitava i danni a un po’ di debolezza su euro e dollaro e i gilt inglesi rimanevano fermi al 4,37%.

Resta un’ombra su un paese che prova ad uscire dall’angolo dopo lo strappo con l’Ue. «Non siamo più il Regno Unito degli anni della Brexit», diceva soltanto pochi giorni fa il premier, Keir Starmer, alla Conferenza di Monaco, convinto che Londra debba «esplorare le aree in cui potrebbe avvicinarsi al Mercato unico europeo» e che «un’integrazione economica più profonda si nell’interesse di tutti noi». Quindi anche dell’Europa nella sua lettura. Del resto la stessa presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen crede che il futuro dell’Europa e del Regno Unito sia “più che mai legato” auspicando un «avvicinamento su sicurezza, economia e difesa».

Ma la stabilità politica di Starmer, messa a rischio l’ultima volta recentemente proprio dallo scandalo Epstein e dal caso dell’ambasciatore Mandelson, non è l’unica grana, seppure importante, di Londra. La leadership sembra per ora un po’ più al sicuro anche se il prezzo da pagare sia la crescente influenza dell’ala sinistra all’interno del Partito Laburista. Il punto è che la macchina dell’economia non parte.

L’ultima a fotografare bene la realtà di cui si trova la Gran Bretagna è stata Catherine Mann, responsabile dei tassi della Banca d’Inghilterra (BoE), in una intervista a Telegraph. L’economia del Regno Unito è «lenta» e «tiepida«, ha detto, con i consumatori «segnati» dall’elevata inflazione e, di conseguenza, dalla riduzione della spesa.

Per Mann mancano gli «elementi chiave» per la crescita. «Il lato dell’offerta dell’economia è rappresentato dalla crescita della produttività, dagli investimenti delle imprese e dal lavoro, e fondamentalmente non stiamo sfruttando nessuno di questi fattori», ha affermato. «Un vero problema».

Anche la spaccatura andata in scena a inizio mese presso la Banca centrale, che ha lasciato invariato i tassi al 3,75%, è un altro segnale di incertezza. Mann ce l’ha con i ripetuti aumenti del salario minimo per i giovani lavoratori, oltre l’inflazione, che hanno tanto spinto la disoccupazione giovanile: «Un peccato».

Chissà se gli ultimi dati sull’inflazione, leggermente in calo a gennaio, il livello più basso dallo scorso marzo (nonostante la crescita sui servizi) può essere un segnale di cauto ottimismo sufficiente a spingere la Boe al taglio ora atteso dai mercati. Chissà se sarà abbastanza per spingere la Banca centrale il 19 marzo a una posizione più accomodante. Sul tavolo il mercato del lavoro debole, la crescita salariale in rallentamento e una disoccupazione al 5,2%, la più alta degli ultimi cinque anni.

Persino l’ultima rilevazione sul Pil (+0,1%) ha deluso chi sperava in qualcosa in più. Resta la debole dinamica di fondo dell’economia britannica. Dopo il rimbalzo più forte del previsto registrato a novembre, la crescita si è nuovamente raffreddata, suggerendo come i recenti miglioramenti non si siano, per il momento, tradotti in una ripresa sostenuta.

E ancora: la politica fiscale è più vincolata rispetto per esempio agli Stati Uniti, limitando il rischio di un nuovo impulso inflazionistico o, peggio, di un’altra crisi dei gilt arrivati ai massimi da oltre 25 anni, avverte Nuveen. Il vero problema della Gran Bretagna è proprio qui, nel debito a livelli record (circa 2.936 miliardi di sterline) a un passo dal 100% del Pil, mentre per decenni è stato attorno al 60%. Potrebbe arrivare al 105% entro il 2030, stima il Fondo Monetario Internazionale. «Oggi una sterlina su 10 che il governo spende è per gli interessi sul debito», ha detto allarmata la cancelliera Rachel Reeves, presentando una finanziaria con 26 miliardi. L’obiettivo è invece «abbassare il debito e aumentare gli investimenti in infrastrutture», ha dichiarato la cancelliera. Anche aumentare le spese della difesa è una priorità. Ma i margini di manovra sono stretti.


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