29.10.2026
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Politics

«Centri in Albania a pieno regime, in Europa passa la linea italiana»


Nicola Procaccini, copresidente di Ecr e eurodeputato di FdI, cosa cambia con i due regolamenti approvati?

«Cambia il paradigma, la strategia italiana diventa europea. Fino ad oggi è prevalsa la strategia della sinistra, da domani ne entra in campo una molto diversa. Soprattutto cambia la musica per il sindacato dei giudici nazionali, ovvero quella parte della magistratura che ha cercato di mettere i bastoni tra le ruote alla politica migratoria italiana, a partire dai centri in Albania…».

Strutture praticamente ferme al palo. Ora entreranno pienamente in funzione?

«Certo, perché le motivazioni addotte dai magistrati per fermarle decadono di fronte alla normativa europea. Cambia l’approccio e lo si fa anche per salvaguardare gli stessi migranti, perché finalmente si opera una netta distinzione tra coloro realmente in pericolo di vita e i migranti economici, che possono aspirare a venire in Europa ma non hanno diritto ad entrarci per forza. Se tutti sono profughi nessuno è profugo, eppure finora era prevalso questo meccanismo. Le politiche migratorie di Giorgia Meloni diventano le politiche migratorie europee: è un risultato enorme».

Eppure c’è chi vi rimprovera di non aver tenuto fede al blocco navale che invocavate dall’opposizione assieme alla Lega.

«Abbiamo scelto di percorrere una strada più lunga. Sapevamo che lasciare i migranti in mezzo al mare sarebbe stato devastane per il riconoscimento dell’Italia in Europa, per imprimere un cambio di passo necessario. Avevamo bisogno di completare un mosaico fatto di diverse tessere, ma che consentisse di governare l’immigrazione e non subirla. Nel momento in cui siamo in grado di scindere i migranti economici, siamo anche in grado di governare i flussi. Evitando quei ghetti che sono un mondo a parte, in cui proliferano estremismi e delinquenza. Il Pd non la pensa come noi, oggi lo ha detto chiaramente in Aula a Strasburgo Cecilia Strada. È incredibile come riescano sempre a stare dalla parte sbagliata della storia…»

Torniamo all’Albania. Ammetterà che finora c’è stato un enorme spreco di soldi pubblici…

«Come finora se ne erano sprecati un mare per finanziare le coop rosse e un sistema d’accoglienza inutile. Dopodiché, i centri sono andati avanti col freno a mano tirato per colpa della magistratura, svuotati da sentenze ideologiche. Mi aspetto che le toghe proveranno ancora a boicottare l’approccio italiano sull’immigrazione, ma essendo l’Europa a dare la linea faranno più fatica. Ma tenteranno di forzare l’ordinamento giuridico europeo, francamente me lo aspetto».

In Europa si vota un nuovo giro di vite, mentre a Minneapolis è accaduto l’inenarrabile. Eppure siamo stati migranti anche noi…

«L’immigrazione non è un male in sé. Lo diventa quando è illegale, quando si entra in una nazione dalla porta dall’illegalità. È come quando si guarda fuori dalla porta di casa propria e si decide chi entra e chi no. Sta a noi decidere. È un bene quando viene accettata e governata, mentre diventa un male enorme quando si entra clandestinamente, trasformandosi in manodopera gestita dalla criminalità o nel migliore dei casi sottopagata, abbassando i diritti sociali. Credo sia una strategia che non faccia bene né al migrante né a chi dice di volerlo integrare. Oggi si crea una linea di demarcazione netta. E ricordo che noi italiani siamo migrati legalmente, anche mio nonno approdò ad Ellis Island. Ma si registrò e rispettò le regole».


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