29.10.2026
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Economy

bene il 2025, corre il trimestre. I conti reggono al calo del greggio


Un flusso di cassa robusto (a 12,5 miliardi) anche con il petrolio sotto i 70 dollari al barile (mentre nel 2024 era a quota 81) per Eni è già un traguardo. Ma poi c’è la riduzione del debito del 23% in un anno, ma anche l’aumento della remunerazione agli azionisti, con un buyback incrementato del 20% rispetto al piano iniziale. E poi la qualità della cassa. Con la produzione di idrocarburi salita ben oltre le attese (+4% nel 2025 a 1,84 milioni di barili al giorno, con il +7% solo nel quarto trimestre che ha registrato un utile netto adjusted a 1,19 miliardi, a +35%, e l’utile operativo proforma adjusted a 2,86 miliardi,+6%), a fronte di oltre 900 milioni di barili di idrocarburi scoperti nel 2025, con un costo medio delle scoperte di circa un dollaro al barile. La capacità delle rinnovabili è cresciuta del 40% mentre sulla lavorazione dei biocarburanti si arriva a +70%. Così sono stati contenuti gli investimenti (8,5 miliardi che scenderanno a 7 miliardi nel 2026) e aumentata la crescita «in modo incredibile»: si chiama efficienza. Certi risultati «strutturalmente solidi» del 2025, sono una conferma per Claudio Descalzi: «Il nuovo modello di Eni, impostato ormai sei-sette anni fa funziona», spiega l’ad al Messaggero. Per la verità, da tempo non crescevamo così su tutti i fronti», è la conclusione di Descalzi che guarda anche al titolo in Borsa: «Basta pensare che l’anno scorso, con il petrolio a 81 dollari al barile, le nostre azioni quotava circa 13 euro. Adesso che il prezzo del Brent è a 69 dollari al barile, siamo oltre 19 euro, mentre alcuni analisti ci proiettano ben oltre». Questione di strategia: «Abbiamo scelto un modello completamente diverso rispetto ai nostri competitors e gli investitori hanno voluto capire di anno in anno se questo modello così differente fosse veramente alternativo e che potesse produrre dei risultati migliori». I numeri dimostrano che «abbiamo cambiato un motore che andava bene», puntualizza l’ad, «ma ne abbiamo messo uno più potente. Il 2025 ne è la conferma». Parliamo di «una crescita strutturale. E il 2026 sarà almeno all’altezza dell’anno scorso per un gruppo capace di essere resiliente sia in contesti di mercato favorevoli che più deboli». Del resto, anche con il petrolio sotto i 70 dollari Eni ha difeso un utile operativo di oltre 12 miliardi (-15%), un utile netto di 4,98 miliardi (-5%) e un cash flow from operation di 12,5 miliardi, oltre le previsioni di piano.

Nessuno particolare timore dalle previsioni dell’Aie che prevede quasi 4 milioni di surplus rispetto alla domanda? «Se queste stime, diverse da quelle di altre Agenzie e dell’Opec, fossero corrette», dice l’ad, «il sistema non sarebbe così sensibile com’è alle notizie geopolitiche». I conti vanno fatti sul petrolio vendibile, spiega, e non su quello che presumibilmente c’è ma comprende i cargo intoccabili, perché russi, come hanno fatto già notare diversi analisti.

Quando inizierà l’operatività in Venezuela? La cosa certa è che per Eni il Venezuela «è un vantaggio da diversi punti di vista». Descalzi lo ha ribadito anche agli analisti nel corso della conferenze call. Il primo è che «tramite la Licenza generale 50 emessa recentemente possiamo essere pagati dal Venezuela, attraverso greggio, per il gas che forniamo al Paese, al mercato domestico». E su questo «eravamo fermi da almeno un anno». Il secondo vantaggio è «che avendo anche blocchi petroliferi, questi possibili sviluppi ulteriori possono essere utilizzati per recuperare i crediti pregressi, pari a circa 3 miliardi di dollari». Per il futuro, invece, spiega l’ad, «stiamo lavorando con alcune compagnie Usa per capire se creare joint venture per sviluppare questi campi». Il terzo vantaggio è il gas di cui c’è bisogno. Teniamo conto, aggiunge, «che gli Stati Uniti dovranno fornire 20 miliardi di metri cubi addizionali in meno di un anno. Perché occorre compensare il venir meno del Gnl russo. Senza contare che gli stessi Usa ne hanno bisogno per il proprio mercato domestico. E il gas che abbiamo scoperto in Venezuela a Perla, insieme ad altri progetti addizionali, sono localizzati in modo giusto non solo per fornire il mercato domestico ma anche per esportare verso l’Europa. Un’altra opportunità». Per il resto, la strategia Eni è rinviata alla presentazione del piano il 19 marzo.


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