Sulla vicenda Almasri e la posizione della capa di gabinetto del Guardasigilli Nordio, la procura di Roma arriva alle stesse conclusioni del Tribunale dei ministri: «La versione fornita da Giusi Bartolozzi è da ritenere sotto diversi profili inattendibile e, anzi, mendace». E adesso, salvo diverso pronunciamento della Corte Costituzionale, che dovrebbe essere interpellata su proposta dell’Ufficio di presidenza della Camera, Bartolozzi potrebbe finire a processo per false attestazioni al pm. A darne notizia è stata l’interessata: «Mi è stato appena notificato, per il tramite del mio legale, l’avviso di conclusioni delle indagini preliminari da parte della procura di Roma. Sono assolutamente serena, e senza condizionamenti, continuerò a lavorare con senso di responsabilità», ha dichiarato Bartolozzi.
Il suo avvocato, Giulia Bongiorno, non commenta, mentre, a stretto giro, arriva la solidarietà del ministro Carlo Nordio per il quale, come per il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e il sotto segretario Alfredo Mantovano, il Tribunale dei ministri aveva proposto l’autorizzazione a procedere, negata dalla Camera dei deputati. Ma la maggioranza ha già annunciato di volere sollevare la questione davanti alla Corte costituzionale, perché la posizione di Bartolozzi, avendo lei agito in concorso con i ministri, dovrebbe essere attratta da quella degli esponenti del governo e, in tal caso, non sarebbe processabile. Intanto Nordio commenta: «Esprimo ancora una volta la mia massima e incondizionata fiducia e la mia umana vicinanza rispetto ad una iniziativa sulla cui tempistica rimango perplesso. Naturalmente il mio capo di Gabinetto continuerà, con ancora maggiore motivazione, ad affiancare la mia opera di riforma».
I fatti riguardano la pasticciata gestione dell’arresto del miliziano libico Osama Almasri Njeem, avvenuto in un albergo a Torino il 19 gennaio 2025, in esecuzione del mandato di arresto emesso della Corte penale internazionale che gli contesta crimini contro l’umanità e torture compiute nelle carceri libiche. Il generale trascorre due notti in prigione, la convalida dovrebbe essere emessa dalla Corte d’Appello di Roma su richiesta della procura generale che, però, non può procedere se non dopo una formale richiesta del ministro, titolare dei rapporti con la Cpi. Il 21 gennaio la Corte d’Appello, accoglie la richiesta del pg Giuseppe Amato che, in assenza di interlocuzioni con il ministro della Giustizia, chiede di non convalidare l’arresto. Almasri viene quindi liberato e immediatamente rimpatriato a Tripoli, come richiesto dal governo libico, con un volo speciale dei servizi segreti italiani.
L’iscrizione di Bartolozzi sul registro degli indagati della procura di Roma è avvenuta la scorsa estate subito dopo la trasmissione degli atti da parte del Tribunale dei ministri che contestava alla capa di Gabinetto le dichiarazioni rese nel maggio del 2025. Dalle verifiche del Tribunale, era emerso che l’allora capo del Dag, Luigi Birritteri (che in seguito si era dimesso), aveva scritto un’email alla capa di Gabinetto del ministro, sottolineando che tra gli atti mancava l’autorizzazione all’arresto. Bartolozzi aveva risposto di essere a conoscenza dei fatti sollecitando però «Massimo riserbo e cautela» sollecitando anzi l’uso di Signal.
Bartolozzi, sentita come testimone aveva sostenuto di non avere sottoposto al ministro la bozza preparata dal Dag per procedere alla convalida dell’arresto di Almasri ed evitarne la scarcerazione. «Una versione intrinsecamente contraddittoria», viste le continue comunicazioni con il ministro, per il Tribunale è illogico che la capa di Gabinetto si fosse «arrogata il diritto di sottrarre al ministro, che le aveva prospettato la necessità di studiare le carte, un elemento tecnico da valutare e tenere in considerazione ai fini della decisione da assumere».
Quindi aveva sostenuto: «Stavamo lavorando. Prima che il ministro si determinasse è arrivata la comunicazione della scarcerazione… c’era purtroppo la domenica di mezzo. Il tempo era talmente stretto che è stato un battibaleno». Ma le dichiarazioni sono state smentite dai colleghi del Dag. E infine ha sostenuto che nelle riunioni riservate alle quali aveva preso parte «mai si era affrontato il tema del “dopo” e del come Almasri sarebbe andato via nel caso l’arresto non fosse stato convalidato». Mentre dalle altre testimonianze è emerso che si era parlato dell’opportunità del rimpatrio e dell’utilizzo dell’aereo di Stato.
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