08.01.2026
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Economy

Banche, in dieci anni smaltite sofferenze per quasi 300 miliardi


In Italia le sofferenze bancarie sono ai minimi storici. Nel 2025, secondo un’analisi del Centro studi di Unimpresa, lo stock complessivo dei crediti deteriorati è sceso sotto la soglia dei 50 miliardi di euro, il livello più basso degli ultimi decenni. I cosiddetti Non Performing Loans – mutui, prestiti e altri finanziamenti che non vengono rimborsati – negli ultimi anni sono stati oggetto di un significativo piano di risanamento, di cui adesso si vedono i risultati. Rispetto al 2025 i crediti deteriorati sono diminuiti dell’85 per cento. Oggi ammontano a poco più di 48 miliardi di euro.

I DATI

«I dati sulle sofferenze bancarie confermano un fatto ormai difficilmente contestabile: il sistema del credito italiano ha compiuto una trasformazione profonda ed è oggi più sano, più prudente e più resiliente rispetto al passato», ha affermato il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora. Le sofferenze bancarie in Italia si sono ridotte drasticamente nell’arco di un decennio. Dal 2015 al 2025 lo stock complessivo dei crediti deteriorati è sceso da 337,1 miliardi a 48,6 miliardi di euro, indica il report di Unimpresa, con una contrazione di 288,5 miliardi (-85,6%). Così il rischio di credito è tornato su livelli storicamente contenuti.

«La riduzione di oltre l’85% dei crediti deteriorati dal 2015 a oggi rappresenta un risultato di sistema, frutto di scelte responsabili da parte delle banche e di un quadro regolatorio che ha spinto verso una maggiore disciplina. Ma è anche figlio di una stabilità politica che aiuta a creare un clima di fiducia», ha aggiunto Spadafora.

Nel complesso, dal picco del 2015, considerato l’anno più critico per il credito bancario, il settore ha smaltito quasi 290 miliardi di crediti deteriorati, riducendo il peso delle sofferenze a circa un settimo rispetto a 10 anni fa. Il calo più marcato riguarda le sofferenze in senso stretto, che nel periodo preso in esame sono passate da 198,8 miliardi di euro a 16,9 miliardi, con una riduzione di 181,9 miliardi di euro (-91,5%). Si è registrato un forte ridimensionamento anche delle inadempienze probabili, scese da 124,5 a 25,9 miliardi di euro, una contrazione di 98,7 miliardi (-79,2%). Nel confronto con il 2020, anno della pandemia, il totale delle sofferenze risulta dimezzato: cinque anni fa gli Npl ammontavano infatti a 97 miliardi di euro. Rispetto ad allora sono calati di 48,4 miliardi, ovvero del 49,9%. Nello stesso arco temporale le sofferenze in senso stretto sono diminuite di 29,6 miliardi (-63,7%), mentre per le inadempienze probabili il calo è stato di 21,5 miliardi (-45,4%). Rispetto al 2024, infine, il totale dei crediti deteriorati si è abbassato di 3,8 miliardi (-7,3%), con una riduzione delle sofferenze (-2,2 miliardi, -11,6%) e delle inadempienze probabili (-2,0 miliardi, -7,2%).

LA COMPONENTE

L’unica componente in aumento è quella dei finanziamenti scaduti o sconfinanti deteriorati, che nel 2025 è aumentata a 5,8 miliardi, in crescita di 0,4 miliardi (+7,4%) sull’anno e di 2,7 miliardi (+87,8%) rispetto al 2020, pur restando su valori assoluti limitati. Secondo il Centro studi di Unimpresa, l’evoluzione delle sofferenze bancarie tra il 2015 e il 2025 fotografa un processo di riduzione del rischio di credito senza precedenti nella storia recente del settore bancario italiano. L’andamento mostra una drastica riduzione delle posizioni a più alto rischio di insolvenza, che per lungo tempo avevano rappresentato il principale fattore di vulnerabilità del settore bancario italiano. Anche le inadempienze probabili mostrano una contrazione molto significativa. «Questo patrimonio di solidità non va disperso – ha concluso il vicepresidente di Unimpresa – al contrario, deve tradursi in maggiore capacità di accompagnare famiglie e imprese, soprattutto le piccole e medie, in una fase economica ancora segnata da incertezze».


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