28.10.2026
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Economy

Asse tra Italia e Francia: «Salviamo l’industria Ue»


Dopo l’asse con la Germania, l’Italia rafforza anche l’alleanza con la seconda economia della Ue, la Francia, per incidere sui tanti dossier di politica industriale in discussione a Bruxelles. In questa direzione oggi verrà presentato l’Industrial Accelerator Act, con all’interno il criterio del Buy Europeo, fortemente sostenuto da Parigi e che non dispiace neanche Roma, ma a patto che sia circoscritto davvero ai Paesi del Vecchio Continente.

Ieri nella capitale italiana si sono visti in occasione della terza edizione del Forum di Cooperazione Industriale tra i due Paesi, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e il suo omologo francese Sébastien Martin. E insieme hanno firmato una dichiarazione congiunta che delinea una strategia comune in difesa dell’auto e dell’acciaio, per chiedere costi più contenuti dell’energia e blindare le norme contro la concorrenza sleale (per esempio attraverso il dazio sui piccoli pacchi) fino, soprattutto, alla riforma del meccanismo europeo per tassare le emissioni alle frontiere Cbam o sull’Ets. Su questo fronte Urso e Martin premono per il mantenimento delle quote gratuite.

Secondo il ministro italiano, «il 2026 deve segnare il passaggio decisivo nel processo di riforma dell’Europa. L’Italia e la Francia, Paesi leader, hanno la responsabilità di tracciare insieme una linea chiara e di indicarla agli altri Stati membri, rafforzando ulteriormente la loro collaborazione, anche attraverso il pieno coinvolgimento della Germania». L’obiettivo comune, quindi, è «agire immediatamente per salvare l’industria europea».

Concetti ribaditi dal collega Martin: «Il Trattato del Quirinale impegna chiaramente la Francia e l’Italia a fare della coppia italo-francese un motore della riconquista industriale europea». In questa direzione si guarda a «dare la priorità assoluta alla competitività, semplificazione, ferma difesa del nostro mercato di fronte alle pratiche sleali, esplicita preferenza europea e massiccio sostegno finanziario ai nostri settori strategici».

Guardando ai singoli dossier, sull’auto Roma e Parigi chiedono, da un lato, un freno a concorrenza sleale, sovraccapacità sovvenzionate e politiche non di mercato adottate da Paesi terzi, dall’altro la piena applicazione del principio della «neutralità climatica» nella transizione, per salvare le motorizzazioni ibrida anche dopo il 2035. Necessari poi interventi sul costo dell’energia e regole più flessibili sulla costruzione dei veicoli commerciali. Più in generale per le industrie ad alta intensità energetica, iniziando dal settore siderurgico, si punta a modificare il Cbam e a effettuare un’estensione efficace ai settori a valle per proteggere tutte le catene di approvvigionamento strategiche della Ue. Non a caso, spaventa l’inclusione degli scarti metallici pre-consumo tra i precursori Cbam.

Green e rottami

Sempre sul fronte dell’acciaio, si punta a incentivi per la produzione green e per salvaguardare l’approvvigionamento dei rottami. Non sono mancate critiche al Fondo temporaneo per la decarbonizzazione – «Presenta limiti in termini di periodo di applicazione, copertura finanziaria incerta e ambito ristretto dei prodotti ammissibili per compensare la perdita di competitività derivante dalla riduzione delle quote gratuite Ets» – mentre è forte la richiesta di sostegni reali agli esportatori europei. «Inoltre – si legge sempre nella dichiarazione congiunta – sarebbe opportuno avviare una riflessione con gli Stati membri su un possibile aggiornamento e rafforzamento degli strumenti di difesa commerciale della Ue».


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