19.01.2026
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Politics

alle urne anche per le suppletive


Il Consiglio dei ministri ha deciso di indicare domenica 22 e lunedì 23 marzo come date del referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia. Nella stessa data si voterà anche per elezioni suppletive. Confemata quindi l’indicazione data dalla premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa di fine anno.

Gli italiani saranno chiamati a confermare o meno la riforma della Giustizia approvata dal Parlamento. Si tratta di una consultazione che, a differenza del referendum abrogativo, non richiede il raggiungimento del quorum per essere valida, sarà sufficiente la maggioranza relativa dei voti espressi.

La data scelta, tuttavia, potrebbe cambiare se la raccolta di firme in corso per un nuovo referendum dovesse raggiungere quota 500mila entro fine gennaio, dando luogo a un intervento della Corte costituzionale.

Cosa cambia con la riforma

La riforma, firmata dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e approvata integralmente dal Parlamento, interviene sul Titolo IV della Costituzione. La misura introduce una distinzione tra magistratura giudicante e requirente, ovvero tra giudici e pubblici ministeri. Attualmente, pur svolgendo funzioni diverse, giudici e pm seguono lo stesso percorso formativo e possono passare, una sola volta nei primi dieci anni di carriera, da una funzione all’altra. Con la riforma, invece viene prevista a monte una netta distinzione, istituendo due percorsi professionali separati fin dall’ingresso in magistratura.

Un secondo intervento della riforma costituzionale è l’introduzione di due Consigli Superiori della Magistratura: uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente, superando l’attuale assetto unitario. Entrambi continueranno ad essere presieduti dal capo dello Stato e saranno composti per un terzo da membri laici e per due terzi da togati. I primi saranno estratti a sorte da un elenco predisposto dal Parlamento, mentre i secondi saranno sorteggiati tra i magistrati in possesso dei requisiti specifici che verranno poi stabiliti in seguito da una legge ordinaria. La durata dell’incarico sarà di quattro anni, senza possibilità di partecipare a un ulteriore sorteggio.

Infine la riforma introduce anche l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare che si occuperà degli illeciti disciplinari dei magistrati, funzione che di fatto viene tolta dalle competenze dei Csm. L’Alta Corte sarà composta da quindici membri così composti: tre saranno nominati dal Presidente della Repubblica; tre saranno estratti a sorte da un elenco di giuristi redatto dal Parlamento; sei saranno estratti a sorte tra i magistrati giudicanti con vent’anni di attività ed esperienze in Cassazione. Gli ultimi tre, invece, saranno sorteggiati tra i magistrati requirenti con vent’anni di attività e anch’essi con esperienza in Cassazione.


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