Si stima che l’intelligenza artificiale generativa possa rappresentare per l’Italia una delle maggiori leve di crescita economica del prossimo decennio. E la Capitale, in questo senso, gioca e giocherà un ruolo fondamentale. Da Google a Meta, sono diversi gli investimenti delle grandi aziende di tecnologia che vedono in Roma un luogo privilegiato e un trampolino di lancio per la nuova economia che l’IA sarà in grado di generare. Un impatto che nel nostro Paese, secondo uno studio di Implement Consulting Group, commissionato da Google, si potrebbe quantificare in 150-170 miliardi di euro, pari a circa l’8 per cento del Pil.
Le fucine
E proprio la società di Mountain View annuncia ora una nuova iniziativa che punta non solo a coinvolgere le imprese, ma le vere e proprie fucine del futuro nella Capitale: le università e i centri di ricerca. Google ha messo infatti a disposizione 100 mila licenze gratuite per accedere a corsi specifici sull’intelligenza artificiale, che saranno distribuite attraverso cinque partner strategici tra cui l’Università Luiss Guido Carli e l’Università Campus Bio-Medico di Roma.
In sostanza, attraverso la piattaforma didattica Coursera (che permette di seguire tutorial e corsi d’apprendimento online in tutto il mondo), studenti e lavoratori in cerca di impiego o di riqualificazione potranno accedere a una serie di strumenti didattici per imparare fondamenti e applicazioni dell’IA nel proprio campo. Si tratta di corsi molto diversi, che vanno da quelli di base come “Google AI Essentials” per chi alle prime armi con l’intelligenza artificiale, fino a quelli più specifici, come “Trova lavoro più velocemente con l’AI”. Chi svolgerà i corsi in questione, riceverà poi un certificato ufficiale di Google. Ogni licenza dà l’accesso a un numero illimitato di corsi, per centinaia di ore, così che chiunque possa seguire quelli a lui più congeniali.
«Quello che spero seguano tutte le 100 mila persone che avranno la licenza, è il corso base sull’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale», dice Diego Ciulli, Responsabile relazioni istituzionali di Google Italia, «Credo sia ciò che qualsiasi lavoratore dovrebbe fare per stare al passo coi tempi. È un corso molto breve, ma che permette di apprendere i rudimenti per usare l’IA nel mondo del lavoro. Il nostro compito è sviluppare tecnologie e infrastrutture da mettere a disposizione di tutti. E poi investire sulle persone e sulle loro competenze: è l’unico modo per poter davvero portare a termine la rivoluzione dell’IA».
Gli utenti
Google ha appena annunciato di aver raddoppiato gli investimenti in intelligenza artificiale, con un gigantesco progetto da 180 miliardi di dollari per sfidare gli altri colossi delle nuove tecnologie, come OpenAI, Microsoft e Meta. Una guerra, quella per il predominio dell’IA, che Mountain View vuole cercare di vincere anche mettendo sul tavolo i circa 650 milioni di utenti mensili di Gemini, il suo modello di intelligenza artificiale generativa. La quota di investimento servirà acquistare chip, materie prime per realizzare data center e centri di cloud computing, ma anche per creare competenze specifiche per introdurre l’IA nella vita di tutti i giorni, soprattutto nel campo del lavoro e della ricerca.
Ma accanto alla sfida delle grandi aziende, c’è quella dei Paesi che dovranno farsi trovare pronti alla rivoluzione tecnologica. Qualcosa su cui l’Europa rischia di restare pericolosamente indietro rispetto al predominio di Stati Uniti e Cina. E qui si torna all’Italia, e in particolar modo a Roma. «Credo che siamo di fronte a una grandissima occasione», spiega Ciulli, «L’Europa e l’Italia devono capire dove collocarsi all’interno della catena del valore dell’intelligenza artificiale, perché è chiaro che se abbiamo accumulato un ritardo e concentriamo tutte le risorse sul reinventare in Europa quello che è già stato inventato altrove, perdiamo risorse e continuiamo a rimanere indietro. Quindi non bisogna essere chiusi. Anzi, bisogna fare in modo che le tecnologie inventate altrove vengano adottate rapidamente nelle nostre imprese e nelle nostre pubbliche amministrazioni, senza attuare politiche protezioniste. È importante concentrare le energie sul formare le persone e sullo sviluppare qui le tecnologie che ancora non sono state inventate».
Il patrimonio
E qui viene in ballo la Capitale, come sottolinea Ciulli: «L’Italia non può cogliere la sfida dell’IA se prima non è Roma a coglierla. Questa città ha un patrimonio di capitale umano ricchissimo, con poli universitari e centri di ricerca di eccellenza. Google lavora con molti soggetti sul territorio, dalla Luiss alla Cattolica, e vorremmo coinvolgerne tanti altri. Non escludiamo affatto di estendere al più presto l’iniziativa della concessione delle licenze gratuite ad altri centri».
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