Era un toscano ilare e molto serio. Uno studioso prestato alla politica. Un tecnico e intellettuale della genia di Carlo Azeglio Ciampi di cui fu ministro. Parliamo di Piero Barucci. Non c’è più. È morto ieri a 92. E pensare che Barucci fino a due mesi fa ancora lavorava moltissimo e stava scrivendo nella sua casa di Firenze una delle sue opere importanti: l’enciclopedia degli economisti italiani del dopoguerra. E partecipava quasi fino all’ultimo alle riunione del comitato esecutivo dell’Abi di cui era presidente emerito. È stato un personaggio fuori dagli schemi Barucci — come non ricordare i suoi magnifici duetti con Idris a Quelli che il calcio durante le partite tra la Juve e la Fiorentina e lui era tifosissimo della viola? — e di profondo valore. Uno di quei competenti di cui il nostro Paese ha sempre avuto bisogno e oggi servirebbero all’Italia sempre più Barucci.
Quando dovette gestire, da ministro del Tesoro di Giuliano Amato, la svalutazione della lira lo fece naturalmente in stretto rapporto con l’allora governatore di Banca d’Italia che era Ciampi. E proprio Carlo Azeglio, appena diventò premier quando al tempo di Mani Pulite il governo Amato venne travolto, confermò Barucci come ministro a via XX settembre. Questa straordinaria figura di studioso, banchiere e politico — che l’attuale presidente Abi, Antonio Patuelli, definisce «esempio di vita» — ha scritto tra i vari libri un volume che s’intitola «L’isola italiana del Tesoro» in cui critica anche alcune delle scelte che ha dovuto fare per amor di patria e perché non si poteva fare diversamente. Non deve esse stato facile, per un economista liberale come lui, attuare insieme ad Amato il famoso prelievo forzoso sui depositi bancari e sugli immobili. Decreto varato a mezzanotte in piena estate. Sempre a lui si deve, prima delle privatizzazioni del periodo Ciampi, la prima manovra correttiva da 30mila miliardi sempre da ministro nell’esecutivo del Dottor Sottile.
Il percorso
Da economista a Firenze aveva cominciato a scrivere per La Nazione, quando a dirigerla era l’indimenticabile Alberto Sensini. Nel mondo bancario entrò come ad del Credito Italiano. Poi presidente del Monte dei Paschi e presidente dell’Abi. E via così. È stato un uomo delle istituzioni, un uomo di centro, un uomo scanzonato e schietto. Con punte di genialità. Con Ciampi, da toscano a toscano, da tecnico a tecnico, il rapporto è stato di intesa ma anche dialettico. Era due tipi fatti per capirsi e nel capirsi nessuno dei due abdicava al proprio se stesso. Ad avercele, oggi, coppie così! Barucci ha svolto una funzione molto delicata nella storia italiana ma sempre con uno stile appassionato e professionale. È quello che ha avviato — operazione da far tremare i polsi, ma la sua competenza batteva qualsiasi ipotesi di tremarella — il primo ciclo di privatizzazioni, le cessioni di Credito Italiano, Comit e Imi, e lo smantellamento delle partecipazioni statali. Di lui restano il ricordo, i libri e l’«esempio», come ha detto Patuelli.
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