In città come San Francisco o Los Angeles sono già una normalità. Li trovi ai semafori che aspettano il verde o fermi con le quattro frecce in attesa dei propri clienti. I taxi a guida autonoma hanno già conquistato gli Stati Uniti. Niente chiacchiere con il conducente, ma relax e disponibilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e una guida instancabile. I dati di Waymo, divisione di Alphabet Inc. (società madre di Google), nonché una delle tecnologie di robotaxi più diffuse in 15 Stati USA, parlano di oltre 10 milioni di corse già effettuate. Basta prenotare tramite app e inserire la propria destinazione. Il prezzo è appetibile: per un percorso di 4,5 km della durata di 19 minuti il conto è di 22 dollari, circa 18 euro.
Entrando nell’abitacolo ci accoglie una musica rilassante, che però non riesce a distrarci dall’immagine surreale di un volante che ruota senza essere sfiorato. Distanza di sicurezza mantenuta e fermate davanti alle strisce pedonali. Ma come funziona la guida autonoma? Per non fare affidamento solo al GPS, che può perdere segnale, prima della messa in opera ogni nuova città viene mappata nel dettaglio: dai segnali di corsia agli stop, dai marciapiedi agli attraversamenti pedonali. Dettagli che vengono abbinati ai dati raccolti dai sensori in tempo reale e all’intelligenza artificiale, che determina in ogni momento l’esatta posizione del veicolo, pianificando la velocità e la corsia da utilizzare.
L’IA inoltre è in grado di decifrare l’ambiente esterno, individuando pedoni che attraversano la strada, ciclisti e cantieri, e prevedendone i movimenti. «I dati raccolti indicano che Waymo Driver sta riducendo gli incidenti e i decessi stradali nei luoghi in cui operiamo», fa sapere l’azienda. Ma non mancano le criticità. Lo scorso dicembre un blackout nella città di San Francisco ha mandato in tilt i robotaxi Waymo che, rimasti fermi davanti ai semafori spenti, hanno paralizzato le strade della città.
Dopo l’episodio l’azienda si è detta al lavoro per migliorare la gestione della tecnologia in situazioni di crisi. Altro episodio che ha fatto discutere è stata la morte del gatto Kit Kat, investito da una vettura autonoma nel novembre 2025. Le immagini dell’accaduto, diffuse sui social, hanno generato preoccupazioni sulla sicurezza per animali e pedoni in città. Non manca poi lo sdegno dei tassisti (quelli in carne e ossa), che lamentano un rallentamento del traffico generale nonché la perdita di clienti. Sarà questo il futuro dei servizi di mobilità a chiamata? Negli Stati Uniti è già una realtà che avanza senza sosta, blackout a parte.



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