28.10.2026
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Fashion

Mariano Rubinacci, morto lo stilista che vestì attori, reali inglesi e big della finanza


ROMA «Il lavoro è il mio hobby». Mariano Rubinacci, sintetizzava, così, in poche parole, l’amore per la sua professione, ereditato dal padre, e il gusto per uno stile capace di andare oltre mode e momenti. Più ancora, forse, il piacere e, in parte, la nostalgia di quel savoir-vivre di antica memoria, che si traduce anche, come diceva, «nell’abito giusto al posto giusto». L’imprenditore e stilista, ambasciatore dell’eleganza maschile napoletana nel mondo, classe 1943, è scomparso, ieri, a 83 anni. «Oggi ti salutiamo, ma la tua eleganza, il tuo esempio e il tuo amore rimarranno con noi per sempre. Grazie per tutto ciò che ci hai donato» è il messaggio che i familiari — la moglie Barbara e i figli Alessandra Marcella, Luca e Chiara — hanno affidato ai canali ufficiali della sartoria. Oggi, i funerali nella Chiesa di San Giuseppe alla Riviera di Chiaia.

La storia

È stato il padre Gennaro, noto come Bebè, negli Anni Trenta del Novecento — è del 1932 l’apertura della sua boutique, London House, a Napoli — a inventare la cosiddetta giacca alla napoletana, leggera, con linee morbide, manica «a mappina» e tasca a toppa, concepita per poter essere piegata fino a otto volte senza perdere mai la forma. La giacca ideale per chi viaggiava spesso, frequentava i salotti, si muoveva sotto i riflettori o comunque sotto gli sguardi di tanti. Insomma, per chi voleva avere un aspetto sempre curato. Tra i suoi clienti, Vittorio De Sica, Curzio Malaparte, Eduardo De Filippo. Anche, Umberto di Savoia.

Di quell’intuizione — stile napoletano, appunto, antitetico al classico Saville Row britannico — Mariano Rubinacci, alla guida della sartoria dal 1961, si è fatto portavoce nel mondo, diffondendo visione e firma da Tokyo a New York. Fino ad aprire una boutique a Londra, in Mount Street — proprio la via che aveva affascinato il padre — grazie all’amicizia con il barone Jacob Rothschild, e a vedere alcune delle sue creazioni entrare nella collezione permanente del londinese Victoria ad Albert Museum.

Rubinacci ha vestito nomi del bel mondo internazionale, reali, politici, diplomatici, protagonisti di finanza e spettacolo, come Lapo Elkann, Calvin Klein, Bryan Ferry. Ed è diventato protagonista del mondo che aveva fatto sognare il padre. «Mariano si illuminava quando parlava di Londra», ci racconta Maurizio Marinella, amministratore unico e rappresentante della terza generazione della famiglia Marinella. «Eravamo colleghi con affetto, mai rivali. Ci sentivamo spesso, anche per darci consigli. E lui che aveva vari anni più di me, non esitava a chiedermi pareri. Era un uomo di grande eleganza. Sapeva farsi notare, senza mai essere eccessivo».

E dal padre, aveva ereditato anche l’amore per Londra. «Mio nonno mi diceva che gli uomini eleganti vestono all’inglese, le donne eleganti alla francese. Era questo il pensiero agli inizi del Novecento — prosegue — non a caso alle sartorie si davano nomi che richiamavano il mondo britannico». Visione e sentimento, però, erano ben radicati a Napoli.

«Quando aprì la bottega a Palazzo Cellamare, mi invitò a vederla, dicendomi: «Ho una sorpresa per te» — aggiunge Maurizio Marinella — Dietro la sartoria, c’era una porticina che conduceva a uno splendido cortile. «Ecco cosa ci regala Napoli», disse. Amava la città. Ci sedemmo lì su un muretto, a parlare di gusto, stile, bellezza, argomenti che oggi sembrano per pochi, pochissimi. Era un vero signore e la signorilità, ormai, è un bene raro, si sta perdendo». Mariano Rubinacci di progetti ne aveva ancora tanti.

Per i suoi 80 anni aveva presentato una nuova factory sostenibile ad alta tecnologia nella periferia napoletana. Lascia i valori ereditati dal padre e trasmessi ai figli, la sua idea di eleganza «mai vistosa», un sentimento di napoletanità riconosciuto a livello internazionale. E forse, riprendendo le parole della famiglia alla morte del barone Rothschild, nel 2024, «la consapevolezza che la sua eredità durerà per le generazioni a venire».


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