La parola d’ordine è “rifunzionalizzazione”, termine un po’ nerd che unisce insieme il restauro delle strutture esistenti e la loro preservazione, la realizzazione di quelle nuove e il ritorno alla vita del vecchio stadio Flaminio, opera realizzata da Pier Luigi Nervi per le Olimpiadi di Roma 1960.
Ieri, nel centro sportivo di Formello, il presidente della Lazio, il senatore Claudio Lotito, insieme al nipote di Nervi, anche lui di nome Pier Luigi, ha presentato alla stampa la proposta progettuale depositata in Campidoglio all’inizio della scorsa settimana. Insieme a Lotito, il progettista della parte architettonica, l’architetto Marco Casamonti; il professor Domenico D’Olimpio, docente di Tecnologia dell’Architettura a La Sapienza, coordinatore del gruppo di lavoro che ha stilato la parte ambientale e di mobilità del progetto; e il professor Roberto De Lieto Vollero, ordinario di Fisica Tecnica e Impianti Termotecnici a Roma Tre che ha guidato il team di analisi sulle infrastrutture energetiche.
«Presentiamo una visione»
«Oggi non presentiamo semplicemente un progetto edilizio, presentiamo una visione. Ciò che realizziamo oggi incide sulle generazioni future. La rifunzionalizzazione dello Stadio Flaminio non riguarda soltanto la Lazio, ma riguarda Roma, la sua storia urbanistica e la sua capacità di guardare al futuro con responsabilità», ha esordito Lotito che poi ha aggiunto: «Il Flaminio non è un manufatto isolato. È parte di un sistema urbano con una vocazione sportiva e culturale consolidata nel tempo. Il nostro obiettivo è rigenerare un’area oggi segnata da criticità evidenti, restituendole qualità, funzionalità, sostenibilità e tutela della sicurezza dei cittadini».
Come già anticipato dal Messaggero, nel progetto della Lazio il Flaminio passerà dagli attuali 24mila posti a 50.570. Intrigante il sistema ideato per questo raddoppio della struttura, in considerazione del fatto che il Flaminio è vincolato dalle Belle Arti che, in passato e l’ultima volta alcuni mesi fa con la proposta progettuale presentata dalla Roma Nuoto, aveva rigorosamente disciplinato i possibili interventi. L’idea architettonica è quella di realizzare dei “cavalletti” che sorreggeranno il secondo anello: 46 cavalletti che renderanno questa nuova parte del tutto autonoma dal vecchio stadio di Nervi con il quale non avrà alcun punto di contatto. Spiega l’architetto Casamonti: «La base, in cemento armato, è quella storica progettata da Nervi, mentre la parte superiore, leggera e sospesa, sarà in acciaio. Questa scelta non solo garantisce la coerenza stilistica, ma permette di preservare l’eleganza e la leggerezza delle forme originali, evitando che nuovi interventi risultino invasivi o massicci. L’idea alla base del progetto è quella di un sistema architettonico a “matrioska”, con due involucri distinti ma armoniosamente interconnessi». Il nuovo Flaminio sarà progettato come un catino compatto, che esalterà l’intensità e l’emozione della partita. Lo stadio sarà poi dotato di spazi dedicati a ristoranti, negozi, palestre, uffici e aree per eventi culturali mentre le recinzioni, concepite come pannelli trasparenti, saranno aperte durante i giorni feriali, rendendo permeabili le piazze antistanti, e chiuse nei giorni delle partite per garantire la sicurezza. L’approccio progettuale segue la filosofia originaria di Nervi, immaginando una continuità con la sua visione, pur adottando soluzioni tecniche moderne e materiali performanti».
Iter
Il costo totale dell’investimento, così come quantificato nel Piano economico-finanziario, è stimato per ora in 480 milioni, di cui 80 in autofinanziamento e il resto da fonti terze comprese quelle inerenti l’utilizzo degli spazi dello stadio; e con un triennio di lavori. Rispetto alla versione progettuale depositata in Comune, la Lazio ha già predisposto un aggiornamento del Piano economico, inizialmente tarato su una concessione di 99 anni, portandola a 90 anni in linea con le previsioni normative. Inoltre, nel Piano economico è stato anche modificato, su richiesta del Comune, il riferimento normativo da seguire nell’iter: nella versione iniziale, da Formello pensavano di utilizzare il partenariato pubblico-privato, disciplinato dal codice dei contratti pubblici. Venerdì scorso una riunione dei vertici tecnici del Comune aveva determinato la richiesta di cambiare questa norma e utilizzare, in modo del tutto analogo alla procedura seguita dalla Roma, la legge Stadi. In termini pratici, questo cambiamento significa che prima verrà convocata la conferenza di servizi, l’organo tecnico che riunisce tutti i diversi uffici e Enti interessati dal progetto, e che dovrà valutarne la fattibilità e la sostenibilità. E solo dopo, qualora arrivasse il via libera della conferenza, si avrebbe il pubblico interesse da parte del Comune. La procedura iniziale, invece, invertiva i due passaggi con il pubblico interesse preliminare che precedeva la conferenza di servizi.
L’obiettivo lo spiega lo stesso Lotito: «Questo progetto non nasce per dividere. Nasce per costruire qualcosa che resti. Ogni tifoso sogna uno stadio pieno, moderno, identitario. Anch’io lo sogno».
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