Intelligente, sostenibile, e culturalmente vivace. La Cina immagina così la “città del futuro”. Si chiama Xiong’an ed è già più che un’idea. Situata un centinaio di chilometri a Sud di Pechino è stata lanciata nel 2017 con lo scopo di alleggerire la capitale cinese — sempre più affollata, trafficata e cara — dalle funzioni non essenziali: uffici amministrativi, aziende pubbliche, università e istituti di ricerca sono chiamati a trasferirsi a Xiong’an. Alcuni lo hanno già fatto. Secondo le stime ufficiali, almeno quattro Atenei e oltre 4.000 società di Pechino hanno avviato attività nella nuova area, che ormai ha raggiunto una superficie totale di 215 chilometri quadrati per un totale di oltre 5000 edifici costruiti ex novo.
EMBLEMA
Ma il progetto è ancora solo a metà. Si prevede che la città verrà completata entro il 2035 per poi raggiungere la sua massima espansione solo intorno alla metà del secolo. Allora la popolazione dovrebbe passare dagli attuali 1,4 a 5 milioni di persone. Il condizionale è d’obbligo considerando le innumerevoli cattedrali nel deserto spuntate in Cina negli ultimi decenni di azzardi urbanistici. Stavolta fallire, però, non è un’opzione. Non soltanto perché è già costata al governo almeno 835 miliardi di yuan (circa 100 miliardi di euro). Fortemente voluta dal presidente Xi Jinping, la metropoli dovrà diventare il simbolo del nuovo modello economico cinese. Se Shenzhen è l’emblema delle prime riforme economiche e dei decenni di turbo-crescita (con tutte le sue distorsioni), Xiong’an incarna lo spirito della “nuova era”: la Cina dello sviluppo moderato ma di “alta qualità”, decisa a evitare gli eccessi del passato. È scritto nero su bianco nel 15° piano quinquennale (2026-2030) presentato a ottobre. I leader la vogliono “una città moderna socialista di alto livello, verde e a basse emissioni di carbonio, intelligente, vivibile e favorevole alle imprese” con “indicatori di sviluppo economico e sociale ai massimi livelli internazionali». La parola d’ordine è “tecnologia”, che a Pechino ora chiamano “nuove forze produttive”. Sono almeno 60 le aziende nel campo dell’informazione aerospaziale impegnate a dotare Xiong’an di un sistema industriale coperto da internet satellitare, mentre l’utilizzo dei big data verrà impiegato per regolare il traffico e sorvegliare gli spazi pubblici.
LA TECNOLOGIA
Ma, come recitano i proclami, l’aspirante “città modello” dovrà anche essere “vivibile”. Sfruttando le tecnologie informatiche di nuova generazione sono stati implementati scenari intelligenti come la «tutela basata sul cloud» per assistere gli anziani che vivono da soli e monitorare il numero delle case ancora vuote. Non è poco in un Paese afflitto dal rapido invecchiamento della popolazione e da una perenne bolla immobiliare a rischio esplosione. Per controllare l’arrivo degli abitanti, l’amministrazione locale ha avviato un utilizzo sperimentale dello hukou: il sistema di residenza cinese che gestisce la crescita demografica (escludendo i migranti rurali dalle scuole pubbliche urbane e da altri benefici) a Xiong’an sarà assegnato in base al merito, ovvero tenendo conto del livello di istruzione, delle competenze, dell’esperienza lavorativa e dei contributi fiscali del richiedente. Sono poi previste agevolazioni sui fondi pensione. E gli appartamenti, pubblicizzati a gran voce su WeChat, verranno distribuiti tramite un sistema di lotteria per mantenere bassi i prezzi. Sembra proprio un sogno, il “sogno cinese” promesso tante volte da Xi. Convincere le persone a lasciare la propria casa però non è mai facile. Resta poi da risolvere un dilemma che riguarda la Cina tutta: il controllo crescente del partito-stato sull’economia. Il successo di Shenzhen è dovuto al coinvolgimento del settore privato nonché alla vicinanza al centro finanziario di Hong Kong. Xiong’an, una palude fino a pochi anni fa, è invece il prodotto della pianificazione statale, con tutte le sue rigidità. Una vera sfida per la nuova capitale dell’innovazione cinese.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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