Negli ultimi giorni della settimana le forze che spaventano gli investitori del settore IA si sono presentate tutte insieme: incertezza sulla capacità di sostenere il debito emesso per costruire l’infrastruttura, i rischi di rendimenti sempre più alti dei Treasury che potrebbero far aumentare i tassi dei mutui e l’inflazione, che continua a crescere e porterà la Federal Reserve a nuovi rialzi.
Il detonatore
C’è però stato un titolo che ha iniziato il processo che ha portato l’S&P 500 a chiudere la peggior settimana da giugno e il Nasdaq la peggiore dall’aprile del 2025, quando Donald Trump ha annunciato i dazi. CoreWeave, uno dei gruppi più famosi del neocloud, ha perso quasi il 12%, dopo che gli analisti hanno messo in dubbio la sostenibilità del suo debito e del modello di business: il debito del gruppo ha raggiunto i 51 miliardi di dollari. Da qui sono scesi gli altri titoli del settore cloud e poco dopo si sono uniti quelli dei microchip, in questo caso mossi da un altro timore: l’avanzamento della Cina nella produzione di chip e la pubblicazione di conti sopra le attese del produttore Cxmt.
Gli investitori si chiedono per quanto tempo ancora l’industria di microprocessori americana e taiwanese potrà resistere all’espansione di Pechino che offre prezzi più bassi e la possibilità di produrre molto di più.
Il Philadelphia Stock Exchange Semiconductor Index, l’indice che include i produttori di chip più importanti tra i quali Nvidia, Micron Technology e Advanced Micro Devices, ha perso il 3,8% venerdì, chiudendo l’ottava seduta di fila in rosso, un numero che non si vedeva dal 2006. Insieme a questo, il Cboe Volatility Index (Vix) è tornato a salire raggiungendo i 20 punti. «Il mercato sta appena iniziando a chiedersi se il motore dei profitti dell’IA sia destinato a durare», ha scritto John Cunnison, responsabile degli investimenti di Baker Boyer Bank. «La domanda è: si tratta di un problema sistemico? — ha detto Michael Rosen, responsabile degli investimenti di Angeles — ovviamente l’aumento delle emissioni di debito va osservato, tenuto sotto controllo e deve preoccupare se dovesse continuare fino a livelli eccessivi. Ma in questo momento non ci siamo neanche lontanamente».
Eppure oltre al debito ci sono almeno altri due motivi che hanno portato l’S&P 500 a chiudere la settimana con una perdita del 2%: oltre all’IA hanno contribuito ai ribassi anche l’aumento del costo del petrolio (che ha raggiunto di nuovo i 110 dollari) e le paure per la crescita dell’inflazione. In questo caso i motivi sono legati alle difficoltà nel processo di pace della guerra in Ucraina e di quella in Iran, che potrebbero portare i costi di benzina e diesel a record storici, rallentando la crescita e aumentando l’inflazione che a settembre negli Stati Uniti è salita al 3,7%. Molti analisti credono che tutto questo porterà a un nuovo rialzo dei tassi entro la fine dell’anno, cosa che renderà, insieme al rialzo del rendimento dei Treasury, molto più costoso ripagare i debiti per le aziende del settore tech.
L’impatto sull’Europa
La crisi di Wall Street ha portato queste preoccupazioni anche all’esterno degli Stati Uniti e in particolare in Europa, dove gli investitori hanno acquistato azioni del settore tech americano per miliardi di euro. In questo momento, infatti, i Paesi europei sono molto esposti e controllano circa 10.900 miliardi in azioni di aziende americane, circa la metà del totale degli investimenti stranieri. Di queste la maggior parte sono gruppi tecnologici, primi tra tutti Microsoft e Nvidia, secondo i dati di Bloomberg.
«Sui mercati globali è in corso una competizione molto forte per attirare finanziamenti come non si vedeva da molto tempo», ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde, parlando da Bangkok al meeting del Fondo monetario internazionale questa settimana. Lagarde ha spiegato che c’è una «forte concorrenza che arriva dagli hyperscaler tecnologici e dagli ecosistemi che ruotano attorno all’IA per accedere ai finanziamenti». Tutto questo colpisce i rendimenti delle obbligazioni, che nelle ultime settimane sono saliti a livelli record.
«In Europa stiamo subendo la tracimazione, lo spillover di questi tassi elevati negli Usa che sono l’epicentro dell’aumento dei tassi d’interesse a livello mondiale», ha aggiunto da Bangkok il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta. «Certo, c’è una aspettativa di potenziale instabilità politica. L’incertezza disturba i mercati», ha aggiunto Panetta riferendosi implicitamente alla situazione politica in Francia.
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