Un asse Stati Uniti-Europa, su modello della rotta già tracciata dalla Germania, sulle materie prime critiche e le terre rare. Sul tavolo oggi nel corso di un incontro storico a Washington che riunirà mezzo mondo, ci sarà lo scudo anti-Cina. Un accordo plurilaterale sui minerali critici basato, nella proposta Usa, sulla creazione di un’area di libero scambio, centrata sull’adozione di dazi comuni nei confronti dei Paesi non partecipanti, con la possibile creazione di un prezzo minimo per minerali (contro il dumping cinese), e su restrizioni all’export (per sviluppare il riciclo, un tema di grande interesse per l’Italia), accanto a investimenti coordinati e altre forme di cooperazione.
Del resto un’unica nazione, la Cina è riuscita a controllare quasi il 90% della raffinazione mondiale delle materie critiche, mentre possiede direttamente circa il 60% delle stesse. Parliamo di minerali meno conosciuti come disprosio, ittrio e terbio, per arrivare ai più noti metalli di transizione come grafite, rame, zinco e nichel. Insieme, rappresentano una dote fondamentale per magneti, laser, sensori e semiconduttori necessari per una tecnologie che guidano un’economia futura ad alte prestazioni: dai data center Al, ai veicoli elettrici e alla guida autonoma, alla robotica, ai droni e all’automazione. L’elenco comprende anche le turbine eoliche, le celle solari e gli accumulatori a batteria, alla base di reti energetiche intelligenti.
Ecco perché l’incontro di oggi Washington, si terrà il primo Critical Minerals Ministerial, un vertice internazionale promosso dal Segretario di Stato Usa Marco Rubio e al quale parteciperà il ministro degli Esteri Antonio Tajani, assume un valore particolare. Sarà un’occasione per testare anche un asse tra Stati Uniti ed Europa per poter affrontare la tripla sfida della transizione ecologica, la sicurezza nazionale e la sovranità digitale. Senza materie prime critiche non c’è partita che possa giocarsi.
Le persistenti restrizioni cinesi sulle terre rare nonostante l’alleggerimento delle licenze all’export, continuano a creare interruzioni nelle catene di fornitura che si segnano negativamente le industrie, inclusa quella italiana.
Le mosse
E così a poche ore dall’annuncio di Donald Trump, pronto a investire quasi 12 miliardi di dollari per creare una riserva strategica di terre rare e contrastare il dominio della Cina nel settore e dopo le mosse assestate tra Ucraina, Venezuela, Groenlandia e per ultimo l’accordo con l’India, si riunirà la grande coalizione salva-futuro. Accanto ad Usa ed Ue ci saranno tra gli altri il Regno Unito, il Giappone, l’India, la Repubblica Democratica del Congo e l’Argentina (oltre 40 i paesi extra Ue invitati), per rafforzare la cooperazione e diversificare le catene di approvvigionamento. E naturalmente ridurre le dipendenze strategiche dalla Cina.
L’incontro sarà l’occasione per gli Usa di presentare la Mineral Security Partnership, che sarà trasformata in un’iniziativa multilaterale volta a promuovere la cooperazione in materia di estrazione, lavorazione, riciclo e resilienza delle catene di approvvigionamento. Ma sarà anche l’occasione per Tajani di rappresentare la posizione dell’Italia che da tempo sostiene la necessità di rafforzare la sicurezza delle catene del valore. L’asse Italia-Germania già lanciato può essere la leva per nuove politiche a sostegno delle filiere delle materie prime. Anche con uno sguardo all’Africa, pilatro del Piano Mattei.
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