30.01.2026
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Un bistrot sul tetto di San Pietro, cucina e tavoli tra gli apostoli. Si punta all’apertura per i 400 anni dalla consacrazione


Un’amatriciana divina (è proprio il caso di dire) davanti alla vista più spettacolare che ci sia. In Vaticano da tempo si sta silenziosamente lavorando alla realizzazione del primo ristorante nel suo genere perché progettato per funzionare nel cuore della principale basilica patriarcale, collocato proprio sul grande terrazzamento che sovrasta San Pietro. Praticamente davanti alle statue degli apostoli, luogo fino a poco tempo fa inaccessibile a chiunque e da dove si gode di una vista mozzafiato che spazia su tutti i punti della Città Eterna.

Dalle poche informazioni finora filtrate verrà realizzato sfruttando alcuni dei locali che un tempo servivano per il ricovero dei materiali usati dai Sampietrini, gli addetti alla cura della basilica. Fonti interne al Vaticano hanno raccontato che proprio in queste settimane sono arrivati i materiali e gli arredi destinati al locale, segno che i lavori in corso sono ormai a buon punto benché non vi sia ancora la data del completamento. Tutto naturalmente è coperto dal più stretto riserbo, tanto che nemmeno i canonici – i secolari custodi della basilica – ne sono stati messi a conoscenza. Tuttavia le varie fasi operative per dare vita a questa specie di bistrot in quest’angolo favoloso e unico al mondo si sono messi in moto.

Il Giubileo

Di per sé il progetto non è nuovo, è un po’ che è in incubazione poiché inizialmente in Vaticano si pensava fosse possibile farlo partire in occasione del GIUBILEO, poi i tempi tecnici si sono ingarbugliati e non lo hanno permesso, ci sono stati alcuni intoppi ed altre opere prioritarie da seguire. Ora che l’Anno Santo è finito e le cose sembrano più tranquille non si esclude che l’idea possa effettivamente prendere corpo e vedere la luce quest’anno, in occasione dei 400 anni della consacrazione della basilica nella sua struttura attuale. Si tratta di un anniversario importante. Il 18 novembre 1626 Urbano VIII volle celebrare la chiusura del cantiere di San Pietro che si era protratto per oltre cent’anni dalla posa della prima pietra, avvenuta nel 1506.

La basilica più preziosa della cristianità è un luogo di culto unico che ha attraversato varie fasi ed è stato costruito proprio sulla tomba dell’apostolo Pietro. Fu l’archeologa Margherita Guarducci che negli anni Sessanta ebbe modo di ritrovare il famoso graffito negli scavi della necropoli vaticana: «Petros Enì», Pietro è qui, segno evidente per gli studiosi della effettiva sepoltura dell’apostolo prediletto di Cristo. Da alcuni anni la basilica è diventata una meta anche turistica e non più solo spirituale e ormai sottoposta alla pressione dei grandi flussi dei visitatori. Durante il Giubileo, ha raccontato tempo fa il cardinale arciprete Mauro Gambetti, sono stati contati quasi 50 mila visitatori al giorno mentre normalmente la media si attesta attorno alle 10 mila persone con picchi elevati in occasione dei grandi eventi. I turisti e i pellegrini entrano per visitare la basilica, passando dal museo interno e spesso prendendo l’ascensore per salire sul Cupolone.

La cupola

Sul grande terrazzamento già ora esiste un minuscolo bar, collocato in un punto strategico. Poco dopo l’uscita dall’ascensore si trova un baretto in cui vengono venduti caffè, bibite e gelati. D’estate quando le temperature si fanno proibitive diventa un pit-stop quasi obbligato per non cadere a terra disidratati prima di riprendere le scale o l’ascensore diretti alla Cupola.

L’idea di allargare l’area terrazzata sfruttando la parte ancora chiusa per il ristoro, offrendo la possibilità di pranzare praticamente sospesi su Roma, con le sagome delle statue raffiguranti gli apostoli, alte sei metri ciascuna sullo sfondo, è la diretta conseguenza della parziale musealizzazione della basilica che Papa Francesco aveva autorizzato.

La storia

L’ipotesi è che il ristorante possa essere inaugurato per festeggiare il quarto secolo di vita della basilica. In un articolo pubblicato su una rivista scientifica qualche mese fa il professor Pietro Zander, stimato storico della basilica di San Pietro, narrava quanto fu solenne e maestosa la cerimonia voluta da Urbano VIII il 18 novembre 1626. Una grande processione si snodò e compì un gesto assai simbolico, raccogliendosi attorno alle mura esterne della basilica, come volesse abbracciarla. Il pontefice di allora entrò per primo dicendo “Pax huic domui”. Poi tutti lo seguirono solennemente mentre si intonava il Veni Creator, infine fu celebrata una messa durata tre ore.

Intanto fuori da San Pietro si era formata una grande folla per entrare a vedere la nuova basilica nonostante quel giorno “il tempo fosse piovigginoso”. Zander nel suo articolo annota pure che a ricordo di quella giornata Urbano VIII pose in seguito una grande iscrizione sulla contro-facciata. Chissà se Leone XIV vorrà, invece, andare a gustarsi un piatto di pasta o un tramezzino da lassù.


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