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BILZEN — La confessione non è «strappata» ma cercata, perfino attesa. «Sì, c’è sicuramente un motore tedesco-italiano in questo momento, una convergenza col cancelliere Merz su molti temi…». Giorgia Meloni sorride all’ombra del castello di Alden Biesen.
Cielo plumbeo, piovigina in questa rocca sperduta nelle Fiandre che per un giorno ospita il Consiglio europeo. «Stiamo rafforzando la nostra cooperazione bilaterale, ma non è qualcosa che si fa contro qualcun altro, escludendo altri..».
Meloni lancia il patto con Merz (ma frena sugli eurobond)
Da pochi minuti è terminato il vertice informale sulla competitività. Ovvero il tavolo dei leader, riunito in una sala di pietra del castello seicentesco, promosso da Meloni e Merz per fare i conti con gli «auto-dazi» che l’Europa impone a se stessa: costi extra dell’energia, burocrazia monstre, processi decisionali infiniti.
Meloni si presenta alla stampa in un blazer doppio petto grigio, si ripara dalla pioggia. «E’ andata bene…», spiega e subito si intesta la nuova intesa italo-tedesca in Europa. «Sì, c’è un motore in questo momento…». Ma non è, almeno sulla carta, un motore anti-francese. «Io non vedo mai la politica così, ma sicuramente, in questa fase, c’è un rilancio nelle relazioni e nella capacità che Italia e Germania stanno avendo di coordinare le proprie posizioni».
Emmanuel Macron dopotutto si presenta alla colazione dei leader, siede di fronte alla premier italiana. Si è affacciato poco prima davanti ai cronisti a braccetto con il cancelliere tedesco, quasi a scacciare i rumors di un gelo calato tra Parigi e Berlino. «Dobbiamo andare veloci e avere decisioni molto concrete entro giugno» — annuncia il francese — «Se non si avanza a 27, dandoci la possibilità di fare cooperazioni rafforzate per andare più rapidamente».
Il passo avanti dell’Europa
L’Europa ingrana la quinta per stare dietro a Trump e a un mondo che corre più veloce. E ad Alden Biesen i principali Stati europei si fanno interpreti di questa urgenza: chi vuole ci segua. Meloni traccia un primo bilancio. Ad Alden Biesen ritrova Mario Draghi ed Enrico Letta. Qualcuno le chiede se reputi utile la nomina di Draghi a inviato speciale per la competitività. Idea che piace ai francesi e pure alla Commissione europea. Lei frena: «Non mi pare esista questo ruolo». E riprende l’analisi. Su alcuni temi c’è un’intesa di massima. La priorità è dare un taglio e in fretta ai prezzi energetici. Partita europea ma anche e soprattutto italiana, con riflessi elettorali non indifferenti. Tanto che la prossima settimana, assicura la leader, in Cdm approderà un «provvedimento molto articolato» per abbassare le bollette.
I temi
Quanto all’Europa, per ridurre i prezzi dell’energia, occorre rivedere «profondamente» l’Ets, Emissions Trading System, il sistema Ue che dà un prezzo alle emissioni climalteranti, incentivandone l’abbattimento, e va frenata la «speculazione finanziaria» che lo caratterizza, rincara Meloni al castello. Su altri fronti l’Europa procede in ordine sparso. Un cronista indica l’elefante nella stanza. Macron chiede gli eurobond europei, lei è d’accordo? Meloni sospira. E’ un’antica battaglia della destra italiana, da Berlusconi in poi, e infatti non la rinnega. «Io sono favorevole». Salvo precisare: «Ma il tema è divisivo in Ue, ci sono posizioni molto diversificate, non c’è stata una discussione su questo.
Il tandem italo-tedesco traballa qui, sul debito comune europeo, che per Merz e il suo governo è fumo negli occhi, proprio come per i suoi predecessori. Accelerazioni e brusche frenate. Meglio allacciare le cinture per questa Europa «a più velocità».
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