Calma e gesso. Il governo italiano ha puntato i piedi contro le parole al veleno di Donald Trump per i caduti in Afghanistan, sia pure a tre giorni dall’intervista del presidente americano a Fox News diventata un caso politico in Europa. Ma l’imperativo dall’alto — ovvero da Giorgia Meloni in giù — è di evitare inutili inciampi.
La frenata
Dopo la nota dai toni perentori della presidente del Consiglio è il momento di troncare e sopire. Dalla convention di Forza Italia a Milano Antonio Tajani fa sfoggio di diplomazia. «A volte ci si perde in un bicchiere d’acqua, non bisogna allarmarsi per una dichiarazione — ragiona il ministro degli Esteri incalzato dai cronisti — abbiamo visto cosa è successo in Groenlandia, dove ora si va verso una situazione diversa». Insomma prendere Trump alla lettera è un gioco pericoloso. Il vicepremier azzurro non manca però di spedire un altro messaggio a Washington: «Ci sono le dichiarazioni che non si condivide, come quella sui nostri militari in Afghanistan, caduti combattendo, non ‘stando nelle retrovie’: il rispetto per i nostri militari è qualcosa per la quale non possiamo non puntare i piedi».
Anche Guido Crosetto, ministro della Difesa e dunque titolare delle forze armate italiane, è deciso a battere un colpo nelle prossime ore. Da un lato le lettere preparate di suo pugno nel week end e che già oggi potrebbero partire in direzione del segretario alla Difesa americano Pete Hegseth e del segretario generale della Nato Mark Rutte. Dall’altro la solidarietà alle famiglie dei 53 italiani caduti in missione in Afghanistan. Chi conosce Crosetto dà per probabile, se non certo, un imminente contatto con i parenti delle vittime per ricordare il sacrificio dei loro figli deriso dal presidente degli Stati Uniti. Ovvero dal leader del Paese che ha chiesto all’Italia di entrare in guerra in Afghanistan. Una sortita che come prevedibile ha scatenato l’ira dei famigliari italiani e gettato sale sulle ferite. «L’avamposto dove era mio fratello si chiamava l’Highlander, l’immortale, l’avamposto più avanzato — racconta all’Ansa Dario Sanna, fratello maggiore del caporal maggiore degli alpini Luca Sanna, di Oristano, morto a 32 anni in Afghanistan durante uno scontro a fuoco vicino alla base italiana di Bala Murghab — non abbiamo preso bene la dichiarazione in cui si dice che erano indietro: non è così, sennò la gente non sarebbe morta». È quanto ribadirà Crosetto nella missiva al Pentagono. Con cui il ministro di Fratelli d’Italia tornerà a chiedere rispetto per le donne e gli uomini in divisa caduti in combattimento, in prima fila e non «nelle retrovie».
Nel day-after della risposta di Meloni a Trump la politica italiana torna a scaldarsi. Durissimo Carlo Calenda ospite della convention azzurra a Milano. «Gli Stati Uniti? Non sono più nostri alleati» il giudizio tranchant del leader di Azione. «Blandire Trump non serve a nulla: è un despota e bisogna fargli capire che qualunque tentativo di disarticolare la Nato o l’Europa gli costerà dove gli fa più male, nelle tasche sue e dei suoi amici». Dal Pd parla di «parole inaccettabili» Lorenzo Guerini, presidente del Copasir e già ministro della Difesa, ricorda come «le continue esternazioni, spesso offensive, minano i rapporti con gli alleati europei e le istituzioni internazionali». E anche dalla maggioranza piovono ovunque appelli al Tycoon perché faccia ammenda. Maurizio Gasparri: «Da Trump un chiaro errore, penso ci debbano essere delle scuse».
Ipotesi remota, per non dire lunare a sentire i piani alti di Palazzo Chigi dove rispondono facendo spallucce: «Sapete quante altre ne dirà Trump?». Meloni in primis, si diceva, non ha intenzione di aprire una crisi diplomatica per l’ennesima incontinenza verbale dell’alleato americano. E per questo ha dato disposizione ai suoi di abbassare i toni, ché il muro contro muro non serve a nulla. Basterà per ora una telefonata o una lettera alle famiglie dei caduti, sua o di Crosetto.
Il dossier di FdI
A Bruxelles si è cucita addosso un ruolo mediano tra le due sponde dell’Atlantico. All’ultimo Consiglio europeo ha frenato gli slanci di Emmanuel Macron e di chi propone di rispondere per le rime al “bullismo” del presidente Usa. Spera così di ridisegnare le geometrie europee. «Sulla strategia di dialogo transatlantico con Trump — si legge in un dossier riservato di Fratelli d’Italia inviato ai parlamentari nel week end — Roma e Berlino hanno mostrato un allineamento che è invece mancato con Parigi».
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