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Intesa raggiunta. Dopo settimane di trattative alla ricerca di un punto di equilibrio tra le forze della maggioranza, il testo della nuova legge elettorale è finalmente pronto e attende soltanto le ultime limature formali. A consegnarlo nelle mani dei leader — chiamati ora a dare l’ok definitivo — è stata una notte insonne trascorsa a porte chiuse in via della Scrofa. Perché dietro la riforma della giustizia, sulla quale sono puntati tutti i riflettori, da settimane si lavorava anche a qualcos’altro. A quella che la stessa Meloni definisce «la madre di tutte le riforme». A quello che potrebbe diventare il vero cavallo di battaglia capace di traghettare il governo fino al 2028.
Legge elettorale, intesa nella maggioranza
Dopo un lungo lavoro sottotraccia, era arrivato il momento dello sprint finale. Il momento di definire gli ultimi dettagli e mettere nero su bianco l’accordo. Nella notte l’intesa è stata raggiunta. Poche ore ancora e il testo potrebbe essere già nelle mani delle opposizioni. A guidare i lavori c’è sempre stato un obiettivo dichiarato: la stabilità. Garantire un risultato certo, scongiurare il rischio di governi appesi a un filo e assicurare una maggioranza solida per l’intera legislatura. Un obiettivo tanto centrale, da spingere alcuni a ribattezzare il testo con un nuovo nome: “stabilicum”.
L’impianto della legge sarà un turbo-proporzionale con un super premio di maggioranza pronto a scattare per la coalizione che raggiunga la soglia del 40% e si piazzi al primo posto, lasciandosi alle spalle l’altra alleanza.
La riforma, come sarà
Definita l’architettura della riforma, restavano però diversi nodi politici da sciogliere: il ridisegno dei collegi plurinominali, destinati a sostituire quelli uninominali; il tema delle preferenze; l’eventuale introduzione del ballottaggio; le modalità di assegnazione del premio attraverso un listino. Fratelli d’Italia ha insistito fino all’ultimo sul ripristino delle preferenze, considerate da Giorgia Meloni una questione di principio. Ma di fronte alle resistenze di Forza Italia e Lega, ha fatto un passo indietro.
In cambio, ha ottenuto l’introduzione del ballottaggio nel caso in cui nessuna coalizione raggiunga la soglia del 40%. Un “paracadute” pronto ad aprirsi in caso di stallo, nel quale vincerà semplicemente chi otterrà più voti. Le coalizioni, però, resteranno le stesse del primo turno. Nessuna alleanza variabile, nessuna amicizia di convenienza tra primo e secondo turno. Infine, la soglia di sbarramento per i partiti non coalizzati dovrebbe restare fissata al 3%, nonostante l’arrivo di nuove formazioni politiche, come quella guidata da Roberto Vannacci.
La proposta di riforma della legge elettorale prevede «l’indicazione obbligatoria del nominativo da proporre per l’incarico di Presidente del Consiglio in sede di presentazione delle liste, quale elemento di trasparenza dell’offerta politica fatte salve le prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica» si legge nella premessa del testo depositato alla Camera e al Senato. «Ciascuna coalizione — spiega il centrodestra in un comunicato — dovrà depositare unitamente al programma anche un unico nome da proporre al Presidente della Repubblica come incaricato alla Presidenza del Consiglio».
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