Jeremy Grantham ha previsto quasi tutte le grandi bolle speculative dagli anni Ottanta in poi. Oggi, alla guida di GMO, fondo da circa 65 miliardi di dollari con sede a Boston, non ha dubbi: quella che stiamo vivendo è una delle più grandi bolle della storia recente. Lo dice sulla base di uno studio che analizza centinaia di casi simili, distribuiti tra mercati, epoche e classi di attività diverse.
«Da sempre — racconta — definiamo una bolla come una deviazione di due deviazioni standard rispetto al trend reale di lungo periodo di un asset. E il mercato azionario statunitense è ormai da tempo in territorio di bolla». La storia, sottolinea, è coerente: «Nei grandi mercati azionari sviluppati, tutte le bolle di questo tipo sono prima o poi scoppiate e i prezzi sono tornati sul trend precedente». È successo nel 1929, nel 1972 e nel 2000, così come nel mercato immobiliare americano nel 2006.
Questa volta, però, c’è qualcosa di diverso. «Dal picco di dicembre 2021 avremmo dovuto assistere a una completa normalizzazione», osserva Grantham. «Invece non è accaduto». I segnali classici c’erano tutti: «speculazione folle, come quella sui meme stock, seguita dal crollo dei titoli più rischiosi». Anche il bear market del 2022 è arrivato, «-25% sull’S&P 500, -35% sui titoli growth». Ma è durato poco. «È stato, per così dire, stroncato sul nascere dall’arrivo di ChatGPT». «L’intelligenza artificiale ha avuto sull’equilibrio del mercato l’effetto di un razzo a più stadi».
Nulla di nuovo, aggiunge: «La regola della storia è che le grandi innovazioni tecnologiche producono grandi bolle». È successo con le ferrovie, con l’elettricità, con Internet. E l’IA, forse «l’innovazione più visibilmente straordinaria degli ultimi cento anni», non fa eccezione. Questo non significa che sia destinata a fallire. «Anche in passato le tecnologie più promettenti hanno attraversato bolle e crolli prima di maturare davvero», ha aggiunto.
Il problema, conclude Grantham, è che i mercati non sanno anticipare il cambiamento: tendono a proiettare il presente all’infinito. Oggi gli investitori danno per scontati utili record, crescita continua e progressi tecnologici inarrestabili. Ma quando la fiducia raggiunge il limite, l’aggiustamento può essere brusco. I segnali classici di fine bolla non sono ancora tutti visibili. Ed è proprio questo, avverte, a rendere la situazione ancora più insidiosa.
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