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«Sul referendum voteremo Sì. Ma l’emergenza sono le stazioni»


Carlo Calenda, leader di Azione, ha le idee chiarissime rispetto a quali sono le emergenze del Paese. Rispecchierebbero i due focus indicati da Meloni in conferenza stampa, cioè Sicurezza e crescita se non fosse che, per Calenda, il giudizio sull’operato del governo è tutto fuorché positivo: «Meloni galleggia, ma poi non fa niente. Dove sono gli interventi sulla crescita, a partire dall’Automotive?».

Sulla sicurezza è in arrivo il pacchetto di norme, tra decreto e disegno di legge
«Ma il problema non è inserire qualche nuovo reato o aumentare le pene su quelli che già ci sono. Il problema è il presidio e controllo del territorio».

Lei cosa farebbe?
«Quello che ho proposto alla stessa Meloni e a Crosetto: assumere 12 mila carabinieri, a cui fare il training per le missioni Nato e che nel frattempo mettiamo in strada».

Con quali soldi?
«C’è la deroga al patto di stabilità per le spese militari che rientrano nell’Alleanza atlantica».

E loro cosa hanno risposto?
«Che è una buona idea, ma poi non fanno nulla. Le nostre stazioni sono un problema. A Bologna il controllore ucciso, a Termini l’aggressione. A me, a Roma, hanno rubato le valigie…».

Cioè?
«Eravamo in macchina, insieme a Matteo Richetti. La valigie erano nel bagagliaio. Quando il nostro autista, un Ncc, se n’è accorto è sceso, ha bloccato il ladro, un sudamericano. Sono arrivati i carabinieri, l’uomo aveva un foglio di via».

Come è finita?
«Ii militari ci hanno detto che potevamo fare denuncia e che gli avrebbero fatto un altro foglio di via. E che il sudamericano, in ogni caso, il giorno dopo sarebbe stato di nuovo lì in stazione. Mia moglie, ad esempio, ha paura ad andare a Termini».

Va a finire che Calenda è più a destra di Meloni…
«Non credo che la sicurezza sia un tema di destra, il problema è la certezza della pena: ma in galera non ci va nessuno, i controlli non li fa nessuno. Non si risolve aggiungendo il reato di maranzaggine, o spettacolarizzando certe misure. Sui rimpatri, ad esempio, abbiamo proposto un centro in ogni regione per gli irregolari che delinquono».

E la sinistra?
«Bè, è una sciagura. Sembra un collettivo studentesco nel quale M5S fa concorrenza al Pd per fare presa su un elettorato anti-occidentale, che preferisce gli ayatollah agli iraniani liberi, Maduro e i sostenitori di Putin. Una sinistra così ideologica rappresenta un rischio per la linea politica del Paese».

Cosa pensa di Elly Schlein?
«Mi colpisce il suo costante silenzio rispetto a certe posizioni di M5S. Ormai è la vice di Giuseppe Conte, che è molto più bravo di loro a fare politica. Anche se ovviamente non ne condivido nulla».

Se la sinistra cambiasse potrebbe allearsi con loro?
«Il Pd dovrebbe trasformarsi in un partito riformista, ma questo non accadrà. Ormai hanno abbracciato Conte».

E allora?
«A marzo lanciamo una grande convention aperta a tutti i partiti liberali: Marattin, spero in + Europa e altri. Renzi? No, ce lo siamo persi… L’appello invece lo faccio ai riformisti dem: tiratevi fuori e facciamo altro».

Intanto voterà Sì alla separazione delle carriere
«È una riforma buona, sulla quale sono d’accordo, era nel nostro programma e se il governo Meloni fa una cosa che condivido la voto».

Anche sulla politica estera siete più vicini a Meloni che a Schlein
«Meloni è molto rispettata all’estero, ma ultimamente comincia a sentire il richiamo della foresta: i tedeschi di Afd, gli spagnoli di Vox, Orban. Perchè invece di fare campagna per il leader ungherese non si unisce a Merz, popolare, per rendere più forte l’Europa? Questo è il momento più difficile, dal 1945 ad oggi».

Da quale punto di vista?
«Trump l’ha detto chiaramente: la Nato è finita. E se Putin lanciasse due missili sull’Estonia bisogna vedere se gli europei, senza un esercito comune, sono in grado di reagire. A quel punto l’Europa salta per aria».

E quindi, alla fine, cosa farà alle elezioni? Ed è a favore di una legge elettorale con proporzionale e premio di maggioranza?
«Alle elezioni andremo da soli. La legge elettorale non è un problema: anche se resta questa, il 3% basta a determinare chi governa e chi no».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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