L’esordio dell’Iran ai Mondiali 2026 non è stato soltanto una questione di sport: visti negati, tensioni internazionali e proteste hanno caratterizzato la giornata. Mentre la nazionale scendeva in campo, una parte della dirigenza federale e dello staff tecnico è dovuta rimanere a centinaia di chilometri di distanza, bloccata in Messico per il mancato rilascio dei visti dagli Stati Uniti.
Staff iraniano fermato a Tijuana
Alcuni tra i più alti dirigenti della Federazione calcistica dell’Iran, insieme a membri dello staff tecnico, sono infatti rimasti fermi a Tijuana. Insieme a loro anche il vicepresidente Mehdi Mohammad Nabi, che ha espresso tutta la sua frustrazione per la situazione:
«Questo non mi sembra giusto. Non è una bella sensazione, è molto insolita per me, e si può dire che questa sensazione la prova sia la squadra che noi qui presenti. Tuttavia, i nostri sentimenti e i nostri cuori sono con loro».
Sicurezza e diplomazia: il trasferimento in Messico
Dopo settimane di incertezza, la nazionale iraniana è stata trasferita in Messico proprio per ragioni di sicurezza, viste le tensioni diplomatiche derivanti dal conflitto in corso tra Iran e Stati Uniti. L’assenza dei visti ha reso impossibile a parte della dirigenza seguire la squadra, mentre dopo ogni partita la delegazione viene ricondotta a Tijuana.
Proteste e spaccature tra i tifosi
Nel frattempo, fuori dallo stadio si sono svolte manifestazioni organizzate dalla diaspora iraniana residente negli USA. I manifestanti si sono dichiarati contrari alla partecipazione della nazionale di Teheran, considerata da molti esiliati come una rappresentanza del regime iraniano.
Sentimenti contrastanti hanno coinvolto anche alcuni tifosi presenti sugli spalti. Heidar Rahmian, sostenitore della nazionale, ha descritto il proprio disagio di fronte all’attuale situazione politica:
«È stato un po’ spiazzante perché in realtà siamo iraniani, ma non sosteniamo il regime, per questo abbiamo una bandiera diversa. Non si sapeva davvero quale squadra incoraggiare: l’Iran o la Nuova Zelanda».
