La formula magica è “partenariato pubblico privato” cioè un sistema che vede la collaborazione fra il soggetto pubblico, il Comune, e quello privato, in questo caso la Lazio, che si mettono insieme per realizzare un progetto. Questa è la strada scelta dalla Lazio e da Palazzo Senatorio per accelerare più possibile l’iter sul Flaminio.
Siamo nell’ambito del codice dei contratti pubblici dove si legge (articolo 193) che «un operatore economico (la Lazio) può presentare all’ente concedente (cioè il Comune) una preliminare manifestazione di interesse, corredata dalla richiesta di informazioni e dati necessari per la predisposizione della proposta. L’ente concedente comunica all’operatore economico la sussistenza di un interesse pubblico preliminare all’elaborazione della proposta; in tale ipotesi, i dati e le informazioni richiesti sono trasmessi all’operatore economico e sono resi disponibili a tutti gli interessati tramite pubblicazione nella sezione “Amministrazione trasparente” del proprio sito istituzionale».
L’iter parte qui e oggi. E prosegue con la specifica di cosa deve esserci nella pec che la Lazio ha spedito al Comune: «Ciascuna proposta contiene un progetto di fattibilità, una bozza di convenzione (cioè una bozza del futuro contratto che regolerà i rapporti fra i diversi soggetti), il piano economico-finanziario “asseverato” (cioè certificato da una società terza riguardo la correttezza delle somme riportate), e la specificazione delle caratteristiche del servizio e della gestione e l’indicazione dei requisiti del promotore. Il piano economico-finanziario comprende l’importo delle spese sostenute per la predisposizione della proposta, comprensivo anche dei diritti sulle opere dell’ingegno».
Tempi
Da qui, poi, inizia l’iter per arrivare all’approvazione. La legge obbliga il Comune, dopo aver pubblicato tutti i documenti nella sezione trasparenza, a «indicare un termine, non inferiore a sessanta giorni, commisurato alla complessità del progetto, per la presentazione da parte di altri operatori economici, in qualità di proponenti, di proposte relative al medesimo intervento». Quindi, 3 mesi sono il tempo minimo. Quando mancano 45 giorni alla scadenza di questo tempo, il Comune dovrà indicare quali proposte saranno «buone» da portare in conferenza di servizi invitando «se necessario» “gli eletti” ad apportare «al progetto di fattibilità, al piano economico-finanziario e allo schema di convenzione le modifiche necessarie per la loro approvazione».
La norma indica poi la facoltà, non l’obbligo, per l’ente concedente, nel nostro caso il Comune, di indire la conferenza di servizi. Considerando, però, la quantità di diversi soggetti coinvolti questa più che una facoltà sarà un obbligo. Ovviamente, se le modifiche richieste non vengono presentate «le proposte sono respinte con provvedimento motivato». Modifiche a parte, ci saranno 60 giorni (differibili fino a 90) per concludere «con provvedimento motivato, la procedura di valutazione, che, in caso di pluralità di proposte ammesse, si svolge in forma comparativa».
Conclusione
Finita questa intricata serie di valutazioni, il progetto vincitore nel suo complesso viene posto a gara. Il criterio di aggiudicazione è l’offerta economicamente più vantaggiosa individuata sulla base del miglior rapporto tra qualità e prezzo.
Facciamo i conti. Sessanta giorni minimi per consentire ad altri soggetti di presentare offerte concorrenti; altri 60 giorni minimi per la conferenza di servizi preliminare fanno 120 giorni, cioè 4 mesi. Che possono diventare 5 se la conferenza di servizi dovesse prorogarsi di un mese aggiuntivo, cosa che avviene qualora vengano chiesti al proponente, cioè la Lazio, delle modifiche o integrazioni al progetto. Siamo arrivati a 5 mesi con l’incognita della durata della prima fase, quella di pubblicazione per consentire altre proposte, che, come dice la norma, potrebbe essere allungata in ragione della particolare complessità del progetto.
Manca, a tutto questo, il “d-day”, il giorno zero dal quale far partire il cronometro. Che è quello in cui il Campidoglio, dopo aver esaminato con attenzione le carte depositate ieri dalla Lazio, dirà se la proposta Lotito ha o meno un interesse pubblico preliminare. E su questo, bisognerà verificare la reazione della Soprintendenza di Stato al progetto che va a insistere su un impianto vincolato e in una zona dove le preesistenze archeologiche sono davvero tante e di particolare rilievo.
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