Oro, argento e veleni. La Musa Azzurra continua a collezionare medaglie, come se fossero tappe obbligate del destino, ma la squadra non festeggia. È il gelo tra compagni. Arianna Fontana è seconda nei 500 metri, conquista la sua tredicesima gemma olimpica, aggancia Edoardo Mangiarotti, entra ancora una volta nella storia. «Sono senza parole, veramente, essere qui ancora competitiva non era scontato, a ottobre mi ero fatta male, avevo fatto poche velocità, non so come ho recuperato a 35 anni, trovarmi qui a combattere con le più forti con gente che ha 10 anni meno di me è qualcosa di unico. Non è stato un avvicinamento così semplice, il mio team, il mio club, il Coni, tutti mi hanno dato una grande mano». Luciano Buonfiglio, presidente del Coni, la esalta: «Secondo me la Fontana continua ancora. Arianna è un’atleta straordinaria, come tutte le grandi campionesse sta facendo la storia. Siamo tutti quanti orgogliosi di lei».
La festa silenziosa
Diciassette medaglie per l’Italia in questi Giochi. Eppure, al traguardo, accanto a lei ci sono solo il marito-allenatore Anthony Lobello e l’osteopata Alekos Zugnoni. Il resto? Assente. Sparito. Non è un dettaglio. È un segnale. La frattura è nota, mai ricucita. Dopo l’uscita ai quarti degli altri azzurri della mista, il silenzio si è trasformato in distanza. E la distanza in parole taglienti. «Ma chi la conosce, Arianna Fontana?», ha detto Pietro Sighel ieri a La Repubblica. Altro che tregua olimpica. «Con lei non siamo una squadra». Fine delle diplomazie, fine delle mezze misure. Sembrava che l’oro nella staffetta mista potesse sciogliere il ghiaccio. Invece lo ha incrinato ancora di più. Sono riemerse le ombre di Pechino, le accuse, le cadute, i rapporti ai minimi storici.
Gli anni in cui Fontana vinse e attaccò la federazione. Dissapori che affondano le radici nel 2019, quando Fontana accusò Andrea Cassinelli (presente ai Giochi) e Tommaso Dotti (oggi commentatore) di averla fatta cadere durante un allenamento a Courmayeur. Una vicenda chiusa solo nel 2024, con l’assoluzione dei due atleti da parte del tribunale federale della Federghiaccio. «È finita come doveva finire, anzi non doveva nemmeno cominciare: i due ragazzi sono stati assolti per non aver commesso il fatto», ha commentato Sighel. Dopo di ché gli anni in cui la portabandiera scelse di allenarsi altrove, lontano dall’Italia, lontano dal gruppo. Accusò due compagni di squadra (poi assolti) di averla fatta cadere.
Separata in casa
Da diverso tempo gira il mondo, cerca piste straniere, evita Bormio. Si incrociano solo ai grandi eventi, come estranei convocati per lo stesso destino. Freddi come il ghiaccio su cui pattinano al Forum d’Assago. «Da otto anni si allena all’estero, ha scelto così. Di sicuro, con lei non siamo una squadra, a parte i due minuti e mezzo in pista. Brave le nostre ragazze che sono cresciute senza di lei», ha ribadito il trentino senza più citarla nemmeno. O lo ami, o lo odi.
Sighel, dopo l’oro nella mista, ha mancato il bis nei 1000 metri: penalizzato, squalificato, fuori. Ha visto consumarsi il peggiore degli epiloghi dopo una giornata fortemente turbolenta: è stato infatti penalizzato e squalificato dalla terza serie dei quarti di finale dei 1.000 metri per via di un contatto fortuito col polacco Niewinski, ritenuto falloso dai giudici di gara. «C’è grande frustrazione, ma voglio guardare avanti: ho altre due distanze e la staffetta».
Eliminati anche gli altri olimpionici Thomas Nadalini e Luca Spechenhauser, così come Chiara Betti nei 500. Le medaglie arrivano, ma il clima resta incandescente. Perché qui non si parla solo di sport. Si parla di identità, di appartenenza, di squadra. Di cosa significa vincere insieme. Arianna Fontana è una leggenda. Ma una leggenda può bastare a fare una squadra? Sul ghiaccio azzurro non scivolano solo i pattini. Scivola l’idea stessa di gruppo. E mentre il medagliere brilla, sotto la superficie qualcosa continua a creparsi. Oltre le gare è un ghiaccio azzurro che scotta.
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