23.01.2026
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Politics

Sicurezza, il derby tra i partiti. I sondaggi: priorità per gli elettori


Sia a destra che a sinistra tutti preferiscono chiamarla «priorità» e non più «emergenza». È lei, la sicurezza, la nuova madre di tutte le riforme: il terreno di battaglia che i partiti intendono contendersi di qui fino alle elezioni politiche del 2027. Una partita che non va confinata nell’usuale contrapposizione tra maggioranza e opposizione, ma vive pure all’interno delle singole coalizioni. Così quando la premier, nella conferenza stampa di inizio anno, ha richiesto un «cambio di passo sul tema», annunciando il prossimo pacchetto di misure (inclusa la stretta sui coltelli e la violenza giovanile), non è passato inosservato un certo malessere tra le file leghiste, pronte a rivendicare la primogenitura delle norme. Stesso discorso a sinistra: dall’assemblea sulla sicurezza con i primi cittadini convocata da Elly Schlein a novembre scorso, ai post a tamburo battente di Giuseppe Conte, anche sul fronte immigrazione. E poi Progetto Civico, la nuova formazione di amministratori locali, guidata dall’assessore romano Alessandro Onorato, nata con l’obiettivo di «restituire» alla sinistra i «temi regalati alla destra», proprio come la sicurezza.

I numeri

Singole mosse da inserire in una cornice più ampia, fatta anche di numeri. I sondaggi parlano chiaro: la sicurezza rappresenta una delle priorità degli italiani. Anche se è quella che i cittadini non mettono sul podio più alto. La conferma arriva da un recente sondaggio dell’Istituto Piepoli, diretto da Livio Gigliuto, e realizzato tra il 12 e il 14 gennaio: al primo posto svetta la sanità, seguita dall’occupazione, i salari e la sicurezza.

Il dato da tenere a mente, però, è quello che riguarda le «percezioni»: al 45% degli intervistati che ritiene l’Italia «poco» sicura, si somma un 12% dell’idea che non lo sia «per nulla». Un giudizio in cui le bandiere di parte vanno posate: la percentuale di elettori di centrodestra e centrosinistra che ritengono il nostro Paese sicuro coincide e tocca solo il 44%. Un dato che scende ancor di più se si sonda l’elettorato pentastellato, dove coloro che vedono il “bicchiere mezzo pieno” sono solo il 37%.

Il sentimento di preoccupazione per l’ordine pubblico, in sostanza, attraversa trasversalmente i due fronti dello schieramento politico. Anche se a questo timore si dà un nome diverso, in base alle diverse sensibilità: a destra il cruccio maggiore resta per l’immigrazione, mentre a sinistra sono soprattutto i casi di microcriminalità a impensierire. È probabile, in questa prospettiva, che il nuovo pacchetto di norme in arrivo in Cdm — circa sessanticinque — diventi un «banco di prova» (copyright del ministro Piantedosi).

L’antipasto c’è stato ieri: mentre il Viminale chiudeva la definizione dei due provvedimenti, dal Senato il Pd rilanciava uno dei contenuti più attesi previsti all’interno del disegno di legge governativo: la stretta relativa all’uso e alla vendita dei coltelli. Con tanto di fogli alla mano: il disegno di legge sul tema presentato da Debora Serracchiani ad aprile scorso; e un secondo ddl, a prima firma del dem Walter Verini, in materia di detenzione delle armi da fuoco e la licenza di porto d’armi. «Il modello securitario del governo, basato su inasprimento delle pene e introduzione di nuovi reati, ha fallito», ha detto la responsabile Giustizia del Pd, mentre il senatore Filippo Sensi ha assicurato che la proposta verrà ridepositata anche al Senato, e non è escluso che si traduca in emendamenti al prossimo ddl Sicurezza del governo.

Il banco di prova

Nel fronte della maggioranza, se la Lega continua a insistere sull’immigrazione e anche su Strade sicure, Forza Italia rivendica l’attenzione sulla microcriminalità e sull’impunità, talvolta incentivata da «interpretazioni ideologiche di certi magistrati». Lo spiega bene Antonio Tajani: «Saremo sempre garantisti» ma «troppe persone che vengono arrestate in flagranza vengono il giorno dopo rilasciate mettendo in difficoltà gli stessi che hanno eseguito l’arresto».

Dalle parti delle opposizioni, in particolare del M5S, l’accento è posto sulla necessità di una sicurezza integrata, con protocolli tra regioni e province e l’uso di strumenti tecnologici: «La narrazione elettorale sui temi della sicurezza va abbandonata», ragiona il deputato pentastellato Francesco Silvestri. Più Europa rilancia sul cambiamento della Bossi-Fini per la «regolarizzazione» degli stranieri, Avs tuona contro lo «Stato di Polizia» che il nuovo pacchetto di norme potrebbe introdurre, mentre Calenda punta sull’emergenza nelle stazioni e Renzi sugli sprechi dei centri in Albania. Nel derby per la sicurezza, di certo, nessuno rimarrà fuori dal campo.


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