26.01.2026
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Politics

«Sia protagonista del suo destino»


Cambiare per non morire. Per non essere declassata a vecchia gloria del passato. L’Europa deve «scegliere se intenda essere protagonista del proprio destino o subirlo». E deve farlo qui e ora. Hic et nunc. A trasmettere il senso d’urgenza è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni al fianco del Cancelliere tedesco Friedrich Merz, arrivato a Roma nella notte con dieci ministri al seguito — a quota undici la controparte italiana — per il vertice intergovernativo Italia-Germania, appuntamento che si è snodato nell’intera giornata di ieri tra villa Doria Pamphili e l’hotel Parco dei Principi, teatro del Business forum per le imprese.

Piatto forte del menu, il documento per migliorare la competitività del Vecchio Continente in vista del Consiglio informale europeo che si terrà il 12 febbraio a Bruxelles, e dove faranno capolino — annuncia il Cancelliere tedesco — anche gli ex premier italiani Mario Draghi e Enrico Letta, che in questi anni hanno fatto la loro parte per dare la sveglia all’Europa e rimetterla sui binari della crescita. Un’impresa difficile, la speranza è che non si riveli impossibile.

Per portarla a casa, in barba a tutte le difficoltà del caso, «serve coraggio», scandisce la presidente del Consiglio, mentre Merz indica il punto di partenza da cui muovere per imprimere un «cambio di passo» necessario: «smantellare la burocrazia per diventare più competitivi». Lasciandosi alle spalle «una certa visione ideologica della transizione green» che «ha messo in ginocchio le nostre imprese senza incidere nella tutela dell’ambiente», torna ad accusare ancora una volta Meloni.

La rotta

L’Europa è in affanno — in molti oserebbero dire in stato comatoso — ma non tutto è perduto. «Ci sono i margini per correggere gli errori e scongiurare il declino industriale». A tracciare la rotta per uscire dalla tempesta ci provano Italia e Germania, «mai così vicine», ammette il Cancelliere tedesco, sancendo di fatto un asse che, dalla politiche migratorie a quelle sull’automotive, Meloni e Merz hanno cercato di puntellare in questi anni sull’ottovolante, diventati ancor più tormentati con il ritorno di The Donald alla Casa Bianca.

Macron e Trump

Sono infatti due i convitati di pietra al vertice Italia-Germania a Villa Pamphili. Uno è il presidente francese Emmanuel Macron, che — complice lo stop di Parigi al Mercosur e la postura muscolare contro gli affondi di Donald Trump — sembra aver smarrito il ruolo di interlocutore privilegiato di Berlino. L’altro è il tycoon — e non poteva essere altrimenti visti i tempi che corrono — protagonista di un braccio di ferro snervante con l’Europa, fatto di continui abbandoni e perenni ritorni.

Quando i cronisti chiedono a Merz se abbia sostituito Macron con Meloni, i due leader non possono che scambiarsi uno sguardo imbarazzato e smorzare con un sorriso. «Non siamo in un’epoca storica in cui possiamo permetterci infantilismi nella lettura della politica estera», taglia corto Meloni, rivendicando però come l’Italia stia «dimostrando sullo scacchiere internazionale e in Europa la sua stabilità, forza e concretezza».

Per i maliziosi una stoccata all’inquilino dell’Eliseo che certo non vive tempi facili. Mentre il Cancelliere nega l’esistenza di «gerarchie» per Berlino: «rispettiamo ogni Paese e con ognuno stabiliamo rapporti di partenariato, che sia la Francia o che sia l’Italia, facciamo tutti parte dell’Unione europea». Ma il fastidio che in Merz trapela dietro l’ennesimo stop al Mercosur, lascia pensare che dietro il patto di ferro con Roma si celi, in realtà, anche un fallo di reazione contro l’Eliseo. Con Parigi che segue uno spartito diverso anche nei rapporti con gli Usa di Donald Trump.

Benché sui dazi minacciati dal tycoon a ogni piè sospinto il Cancelliere tedesco assicuri che l’Europa si farà trovare sempre pronta: «Ci difenderemo con tutti gli strumenti possibili — avvisa infatti il Cancelliere -. I Paesi di tutto il mondo sappiano che noi siamo pronti a difenderci». In un passaggio degli accordi siglati ieri, Roma e Berlino si “oppongono” «all’uso unilaterale di misure commerciali e all’impatto delle politiche non di mercato che perturbano il commercio globale»: un evidente richiamo ai dazi trumpiani. Anche se Meloni nega che dietro il patto con Merz ci sia la volontà di scudare l’Europa dalle mine americane.

«La nostra volontà di cooperazione con gli Usa rimane salda — assicura infatti la presidente del Consiglio — Italia e Germania sono tra le nazioni che in Europa intrattengono con gli Usa relazioni privilegiate», e questo «anche grazie a un approccio pragmatico e non istintivo alle relazione con gli Usa». Touché. Perché le sue parole suonano come un’altra bordata diretta a Macron. E se a pensar male si fa peccato, a volte ci si azzecca.


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