28.01.2026
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Politics

«Senza regole condivise il mondo rischia il ritorno alla barbarie»


Il diritto internazionale come stella polare. E il «coraggio» di difenderlo quando viene calpestato, chiunque sia a farlo. «Senza regole condivise, il mondo rischia di tornare alla barbarie». Sergio Mattarella parla al Quirinale, di fronte ai giovani diplomatici freschi di concorso. E nel giorno in cui Donald Trump riparte da Davos, dopo aver firmato la nascita del Board of Gaza – immagine plastica della distanza che c’è con i leader europei –, li esorta a seguire alcune coordinate fondamentali, in un mondo che sembra aver smarrito la bussola. Uno scenario globale «imprevedibile, fino a pochi anni fa».

Un punto cardinale per il nostro Paese, avverte Mattarella, è e deve rimanere l’Europa. «L’azione dell’Italia è inscindibile da quella dell’Unione», afferma. E dunque tutelare «coesione, prestigio, forza, efficacia di posizioni» dell’Ue «è, in realtà, un’altra forma di tutela del nostro protagonismo, del nostro interesse nazionale». Non può esserci voce dell’Italia, è il senso del messaggio del capo dello Stato, al di fuori dell’Unione. L’altro faro, sebbene sempre più messo in discussione (e non solo da autocrati e avversari dell’occidente), sono le «regole condivise» del diritto internazionale. Con un imperativo: evitare «che il percorso compiuto dalla comunità internazionale, nei decenni che hanno fatto seguito alla seconda guerra mondiale, venga dissolto, cancellato».

Diplomazia

Un percorso non esente da errori, ma che «ha fatto avanzare la comunità internazionale sul piano della civiltà». Nessun riferimento esplicito: Mattarella non cita né Putin né il tycoon, la guerra in Ucraina o il blitz degli Usa in Venezuela. Ma scandisce una priorità: «Evitare che questo percorso subisca una repentina, drammatica inversione verso la barbarie nella vita internazionale». Il rischio, agli occhi del Colle, è dietro l’angolo.

L’invito, allora, è a seguire la strada della diplomazia. «L’Italia ha una tradizione diplomatica prestigiosa, riconosciuta ovunque, apprezzata», che si fonda «sulla credibilità, sull’equilibrio, sulla di capacità di ascolto, sulla costante – vorrei dire anche ostinata – ricerca di soluzioni condivise», nota. Quella tradizione va difesa, preservata. Anche quando è difficile. «Occorre avere nella diplomazia anche coraggio», avvisa Mattarella. «Il coraggio di difendere posizioni di civiltà che il nostro Paese interpreta e manifesta, anche contro ostinazione e posizioni totalmente difformi». E chissà che in quella «ostinazione» di cui parla il presidente non rientrino anche le mire Usa sulla Groenlandia. O la previsione di un’organizzazione simile all’Onu ma a pagamento, come il board trumpiano per la Striscia. Mattarella non entra nel merito, anche se il suo pensiero in proposito lo ha espresso chiaramente in privato (convenendo con la premier) nelle interlocuzioni dei giorni scorsi con Giorgia Meloni. Coraggio, dunque, di «difendere il dialogo, anche in epoca di contrapposizioni», di «affermare i principi del diritto internazionale quando vengono disattesi o violati». Una lezione che ai giovani diplomatici potrebbe tornare utile, in futuro.


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