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«Se alle urne non vince il Sì non si faranno più riforme per un paio di generazioni»


Presidente Barbera, si può essere di sinistra ed essere per il Sì nel referendum sulla giustizia?

«Certo che si può. Perché appartiene alla storia della sinistra riformista la separazione delle carriere dei magistrati. Questa è una storia che risale agli anni ’80 del secolo scorso, quando si è cominciato a sostenere il passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio. Il primo dei due sistemi è tipico dei regimi totalitari. Con il codice di Giuliano Vassalli, medaglia d’argento della Resistenza, si arriva a un modello penale più in linea con i principi liberal-democratici. Il passo successivo sarebbe dovuto essere la separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica».

Perché questo passo successivo non si è avuto?

«Perché nel frattempo è intervenuta Tangentopoli. Per effetto della quale, e del contesto generale di quel tempo, si fermò l’idea stessa di superamento dell’unificazione delle carriere. La separazione tra magistrati inquirenti e giudicanti era un obiettivo di Bettino Craxi e quindi la sinistra, non quella riformista, abbandonò progressivamente l’idea».

Adesso l’Anm sostiene: la divisione delle carriere di fatto c’è già. E così?

«Assolutamente, no. Con la riforma Cartabia si è ostacolato il passaggio dall’una all’altra carriera, però le due categorie sono rimaste quasi come gemelli siamesi nell’unico Consiglio superiore. La questione vera è che i pm e i giudici, essendo insieme nel Csm, condizionano reciprocamente le loro carriere. Facciamo un esempio: un imputato al quale il pm contesta reati importanti che tranquillità può avere, sapendo che il giudice che dovrà giudicarlo appartiene alla stessa carriera e magari alla medesima corrente del rappresentante dell’accusa? Credo insomma che questa riforma garantisca i cittadini. La gran parte dei magistrati lavorano bene, ma è importante non solo essere ma anche apparire imparziali e terzi».

Lei diceva di Craxi, ma anche la Bicamerale di D’Alema era per la separazione.

«Ma certo. Però sto vedendo in queste ore quello che dice D’Alema. Tende a ridimensionare il progetto elaborato dalla commissione che presiedeva. I non giovanissimi ricorderanno la Bozza Boato, ed era decisamente nella direzione della separazione».

E lei che fu tenace avversario di Berlusconi ora in questa materia la pensa come il Cavaliere?

«Guardi, occorre de-politicizzare questo argomento. Abbiamo una riforma che serve all’Italia di oggi. E Craxi e Berlusconi, lo dico da riformista di sinistra, hanno dato in questa materia un apporto positivo. Non bisogna avere paura di ammetterlo. Ma non bisogna neppure, e questo lo dico alla destra, fare della riforma delle carriere dei magistrati una bandiera ideologica».

Come giudica per ora la campagna referendaria in corso?

«Pessima. Ognuno sta dando il peggio di sé. Propaganda di basso livello sia di qua sia di là».

Con il suo Sì, non si sente isolato dentro il suo mondo di riferimento politico-culturale?

«Vedo che altri, nella sinistra, stanno operando un tradimento, anzi un duplice tradimento. Il primo è nei confronti della Costituzione, la quale vuole che i cittadini si esprimano sui contenuti dei referendum e non sui proponenti. Nel 2027, con le elezioni politiche, avremo modo di esprimerci sui proponenti, cioè sul centrodestra».

Il secondo tradimento?

«Più che un tradimento, è una deviazione da una percorso politico, quello degli anni ’80 di cui le dicevo, quando abbiamo deciso di approvare il codice Vassalli».

Traditori sono gli altri e non lei?

«Io mi sento in linea con una tradizione liberal-democratica del diritto penale, e sono pronto a schierarmi contro l’attuale maggioranza tra un anno e mezzo nelle elezioni politiche».

Se al referendum vince il Sì, però stravince questo governo…

(Barbera fa un sospiro) «Ma se vince il No, per almeno un paio di generazioni non si potrà più parlare di riforme, non solo della giustizia ma in generale. Si dimostrerà, con l’eventuale vittoria del No, tra l’altro che le corporazioni possono essere in grado di bloccare ogni tipo di innovazione. Non voglio pensare ai tassisti o ai balneari perché non faremmo, con questo paragone, un favore all’immagine dell’associazione nazionale magistrati. So che ci sono tantissime toghe a favore della riforma e meritano, loro come tutti i loro colleghi, grande rispetto per il contributo che hanno dato e che danno alla vita della Repubblica».


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