ROMA L’unico applauso, unanime, è riservato agli agenti feriti negli scontri di sabato scorso a Torino. Per il resto, l’informativa in Aula del ministro Matteo Piantedosi si trascina dietro l’ennesima sequenza di accuse incrociate tra maggioranza e opposizioni. Ad accendere la miccia, le parole del titolare del Viminale: di «richiamo alle dinamiche squadriste e terroristiche» parla Piantedosi che non se la prende solo con i facinorosi che si sono distaccati dal corteo pro-Askatasuna: «Credo che chi sfila al fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità». Intanto, sfuma la possibilità di una risoluzione comune sul fronte sicurezza.
«Innalzamento degli scontri»
L’informativa, a Montecitorio, serve innanzitutto a Piantedosi per fornire un bilancio aggiornato sugli scontri di Torino: in totale 108 feriti — perlopiù tra gli agenti della polizia di Stato — e 27 persone sottoposte a fermo di cui 24 denunciate per resistenza a pubblico ufficiale. Incluso il 22enne ripreso nell’atto di aggredire un poliziotto togliendogli scudo e mascherina antigas. Ciò nonostante il ministro rivendica il «grande lavoro svolto», a partire dall’invio di circa mille unità di rinforzo in più, che hanno contributo a evitare che «si verificassero danni ben più grandi».
Oltre ai dati di cronaca, Piantedosi si sofferma su «considerazioni più generali» che hanno a che vedere con il livello dell’innalzamento degli scontri. Che, ammette, «richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato». La responsabilità, secondo il ministro, non può ricadere solo sui violenti: lo sguardo è rivolto a coloro che hanno sottovalutato la situazione sollecitando la «rivolta sociale». E pure a chi ha partecipato alla manifestazione, ma ora intende «rimarcare la propria distinzione rispetto ai manifestanti violenti». Il riferimento è a quei presenti che avrebbero fatto scudo fisico, anche aprendo gli ombrelli, per impedire che potessero essere visti gruppi più violenti nel momento in cui si attrezzavano per l’assalto e per resistere ai lacrimogeni della Polizia. Fattori che, insieme alla velocità con cui si è sviluppato il corteo, affonda Piantedosi, «lasciano ipotizzare un intendimento di dare copertura e di portare la manifestazione verso il principale obiettivo che era quello degli scontri». Lo ribadirà ancora, l’ex prefetto, facendo scattare in piedi molti degli esponenti della maggioranza: «Credo che chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità».
Il ministro ne ha anche per Askatasuna che, ricorda, ha rivendicato, in un comunicato, le azioni compiute: «Confermano il vero il volto degli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente, talvolta anche grazie a coperture politiche ben identificabili».
Il dibattito
Nonostante l’appello all’unità sul fronte della sicurezza e sull’unanime condanna della violenza politica, nel dibattito d’Aula prevalgono le polemiche: se le opposizioni urlano alla «propaganda» e «alla strumentalizzazione», la maggioranza calca la mano sulle «ambiguità» delle forze di centrosinistra.
Non a caso la meloniana Augusta Montaruli ammonisce: «Con i violenti non si scende a patti, né con loro né con i loro interlocutori. Chi sceglie di scendere in piazza al fianco di chi brandisce bombe carta e martelli si assume una responsabilità politica e morale gravissima». Ricostruzioni e accuse che i dem rimandano al mittente. Matteo Mauri, responsabile Sicurezza del Pd, si rivolge direttamente al ministro: «Il tema non è essere dalla parte delle divise. È essere con le donne e con gli uomini che vestono quelle divise, devono essere trattati con dignità, mentre voi li usate per la propaganda, non per l’interesse loro e del loro Paese». Contraria a paragoni facili è anche Italia viva: «Noi respingiamo con forza ogni equiparazione tra la violenza e la sinistra», rimarca Maria Elena Boschi. Mentre per Luana Zanella di Avs — forza accusata dalla destra di essere scesa in piazza sabato — si tratta di un «comiziaccio contro pacifici manifestanti e le forze politiche che li sostengono». Posizione che abbraccia il leader di Europa, Riccardo Magi, dell’idea che non solo il ministro non abbia spiegato «cosa non ha funzionato nella gestione dell’ordine pubblico», ma abbia «accomunato i manifestanti pacifici ai violenti annunciando leggi speciali che, a questo punto, secondo il Piantedosi pensiero, dovrebbero riguardare tutti senza alcuna distinzioni». Se per il deputato azzurro, Nazario Pagano «non si può minimizzare» e «sicurezza e ordine pubblico richiedono fermezza, lucidità e rispetto delle regole costituzionali», il capogruppo della Lega Riccardo Molinari ricorda che il Carroccio non strumentalizza perché è da mesi che è al lavoro sulle misure in materia di sicurezza. Questo, mentre l’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, non esita a dire che «criminalizzare un intero gruppo di persone è pericoloso». In mezzo Azione, con Ettore Rosato che, ammette: «C’è una responsabilità anche delle forze politiche, l’illegalità va combattuta tutta». Oggi il secondo round in Senato, con il voto sulle comunicazioni del ministro. Un passaggio destinato a fotografare la spaccatura emersa già ieri a parole.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



Leave feedback about this