Notizie Nel Mondo - Notizie, affari, cultura Blog Politics Scontri a Torino, vertice sulla sicurezza: dallo scudo penale per gli agenti al fermo preventivo, temi e nodi. Meloni alle opposizioni: «Votiamo insieme».
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Scontri a Torino, vertice sulla sicurezza: dallo scudo penale per gli agenti al fermo preventivo, temi e nodi. Meloni alle opposizioni: «Votiamo insieme».


Torino diventa il ‘detonatore’ politico di un pacchetto sicurezza che il governo vuole ora portare rapidamente al traguardo. Gli scontri di piazza e l’aggressione alle forze dell’ordine durante il corteo a sostegno del centro sociale Askatasuna fanno da sfondo al vertice convocato questa mattina a Palazzo Chigi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per fare il punto sui recenti episodi di violenza e sulle misure che l’esecutivo vorrebbe portare all’esame del Consiglio dei ministri già mercoledì 4 febbraio, nel pomeriggio.

Alla riunione hanno partecipato i vicepresidenti del Consiglio Antonio Tajani, in collegamento da Palermo, e Matteo Salvini, i ministri Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa) e Carlo Nordio (Giustizia), i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, insieme ai vertici delle forze di polizia: il capo della Polizia Vittorio Pisani, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo e il comandante generale della Guardia di Finanza Andrea De Gennaro.

Sicurezza, subito lo scudo penale per gli agenti

Al termine del vertice, una nota di Palazzo Chigi sottolinea che Meloni e il governo «ribadiscono il pieno sostegno alle forze dell’ordine» e, «in questa delicata fase — anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein — intendono rivolgere all’opposizione un appello a una stretta collaborazione istituzionale». In questa direzione, i capigruppo di maggioranza hanno ricevuto mandato di proporre alle opposizioni «una risoluzione unitaria in tema di sicurezza», che potrebbe essere votata già questa settimana, in occasione della relazione in Parlamento del ministro Piantedosi sui fatti di Torino. Sul piano operativo, il provvedimento è ancora in fase di affinamento. I tecnici dei ministeri coinvolti sono al lavoro per rifinire il testo, anche alla luce dei rilievi del Colle, con l’obiettivo di arrivare in Consiglio dei ministri con un impianto giuridicamente solido.

Secondo quanto filtra dalla maggioranza, il confronto con il Quirinale rappresenterebbe uno dei passaggi più delicati del dossier, tanto da richiedere ulteriori verifiche sul piano costituzionale. Limature che potrebbero anche far slittare l’approdo del decreto in Cdm. Di certo il lavoro prosegue a ritmo serrato: dopo il vertice politico della mattinata, il guardasigilli Nordio sarebbe tornato nel pomeriggio a Palazzo Chigi per proseguire il confronto tecnico. L’orientamento che si va consolidando è quello di spacchettare l’intervento, distinguendo le misure di immediata urgenza da quelle che richiedono un iter parlamentare ordinario. Secondo fonti governative di Fratelli d’Italia, l’ipotesi di concentrare una grossa mole di articoli in un unico decreto legge viene considerata impraticabile. La soluzione allo studio resta quindi lo sdoppiamento del pacchetto, con un decreto legge affiancato da un disegno di legge. Una scelta che, spiegano le stesse fonti, risponde a una valutazione tecnica più che politica. In questo quadro, viene escluso che le norme di carattere penale possano trovare spazio nel decreto legge.

Il vertice

 Anche l’ipotesi di introdurre una cauzione per le manifestazioni viene giudicata difficilmente sostenibile dalle parti di Fdi. Tecnicamente, ricordano le stesse fonti, una responsabilità degli organizzatori già esiste, ma una cauzione preventiva rischierebbe di incidere su diritti costituzionali fondamentali. Il nodo sarebbe anche pratico: «quale importo imporre per una manifestazione da diecimila persone? Un miliardo?». L’attenzione del partito di Meloni è concentrata soprattutto sul fenomeno delle baby gang, con l’obiettivo di una stretta sull’uso dei coltelli, l’inasprimento di alcune misure già previste dal decreto Caivano e procedure di espulsione più rapide per gli immigrati irregolari. Altro capitolo centrale è quello dello scudo per le forze dell’ordine: secondo fonti di Fdi, l’intenzione è estendere una tutela a tutte le persone che agiscono per ragioni di servizio o in una situazione di legittima difesa. Su questo punto, la misura potrebbe trovare collocazione già nel decreto legge, trattandosi di un intervento considerato prioritario. Più articolata la posizione della Lega.

Il vicepremier Matteo Salvini, intervenendo ai microfoni di Rtl, rilancia l’ipotesi di una cauzione a carico degli organizzatori dei cortei. «In passato la chiesero alla Lega per manifestare: perché allora era regolare? Se la Cgil organizzerà altre manifestazioni, cosa che mi auguro faccia in democrazia, si farà carico, come si fece carico la Lega, del fatto che la manifestazione si svolga regolarmente e pacificamente». Per Salvini «certi disordini avvengono quando li organizzano i centri sociali, che dovrebbero essere sgomberati uno per uno», e «i danni non possono ricadere sui cittadini». Fonti della Lega confermano la volontà di approvare «tutti i provvedimenti possibili» e spiegano che, dopo il vertice politico, si è tenuta anche una riunione tecnica per individuare le misure effettivamente inseribili nel decreto legge perché rispondenti ai criteri di necessità e urgenza. Tra le norme considerate prioritarie dal Carroccio figurano la stretta sull’uso dei coltelli, la riforma delle polizie locali, il fermo preventivo delle persone ritenute sospette per prevenire violenze in occasione dei cortei, lo sgombero di tutte le case occupate — e non soltanto delle prime -, il rafforzamento dell’utilizzo del taser anche nelle città che ancora non lo adottano e l’incremento dell’operazione «Strade sicure», con il passaggio dagli attuali 6.100 militari a 10mila. Sul tema delle manifestazioni, la Lega continua a insistere sulla cauzione per gli organizzatori, nel solco del principio «chi sbaglia paga».


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