07.01.2026
12 Street, Rome City, Italy
Economy

«Sanofi investe e punta forte sull’Italia Lazio e Abruzzo due poli d’eccellenza»


«Sanofi punta forte sull’Italia. Su investimenti, ricerca e sviluppo, trasformazione tecnologica industriale, competenze potenziate dall’Ia e una pipeline di molecole che cambia le traiettorie delle patologie autoimmuni». Marcello Cattani, amministratore e presidente di Sanofi Italia azienda leader in Europa e nel nostro Paese che fa parte di un gruppo farmaceutico da 41 miliardi di fatturato con base in Francia, va subito al punto. Del resto, l’impatto economico del colosso sul territorio è davvero importante. Secondo un report realizzato insieme a Kpmg, per ogni euro investito in ricerca, manifattura d’eccellenza e competenze, vengono generati quasi 3 euro di beneficio per la collettività. Nel 2024 il contributo sull’economia italiana è stato di 505 milioni, con oltre 4.200 posti di lavoro attivati.

Presidente Cattani, visti questi risultati, crescerà ancora l’impegno in Italia di Sanofi, qui, nel Lazio e in Abruzzo, avete due stabilimenti all’avanguardia?

«Certamente. È un paese fondamentale. Abbiamo una presenza radicata e due stabilimenti produttivi strategici ad Anagni e a Scoppito. Pensi che nel 2024 abbiamo raggiunto i 15 milioni di pazienti in Italia, un risultato possibile grazie al connubio tra esperienza e innovazione. Con 45,2 milioni investiti in Italia solo in ricerca e sviluppo, in studi sempre più avanzati, che anche grazie ad un uso massiccio dell’Ia integrano immunologia, genomica e nuove tecnologie digitali. Allargando lo sguardo, sono circa 70 i milioni investiti nelle tre leve chiave dell’innovazione: ricerca e sviluppo, trasformazione tecnologica industriale, competenze e formazione».

Ricerca, prevenzione, nuovi farmaci, che obiettivi si è data Sanofi?

«La nostra ambizione è consolidarci come azienda biofarmaceutica leader in immunologia entro il 2030, grazie a una pipeline di farmaci e vaccini che trasformano le traiettorie delle patologie autoimmuni».

Ma serve tanta formazione?

«Sono oltre 81 mila le ore di formazione erogate solo nel 2024 per favorire lo sviluppo delle competenze del futuro e la crescita professionale delle nostre persone, con un beneficio atteso per i dipendenti che abbiamo misurato con Kpmg in 3,8 milioni di euro».

E il vostro stabilimento in Abruzzo che ruolo riveste in questo quadro?

«È una eccellenza. Un hub produttivo ad alta tecnologia. Un modello concreto di come l’integrazione tra tecnologie, digitale, competenze e ambizione e coraggio possano accelerare l’accesso a terapie trasformative, generando al contempo occupazione qualificata e maggiore competitività per il Paese».

Cosa si fa a Scoppito?

«Attivo dal 1972 e specializzato nella produzione di farmaci solidi orali su larga scala, oggi vi si producono small molecules per tutto il mondo, destinate a trasformare l’approccio a malattie ad alto impatto sociale. Tra il 2020 e il 2022, Sanofi ha implementato un piano di investimenti nel sito per quasi 50 milioni, a cui si aggiungono oltre 7,3 milioni nel 2024, per potenziare capacità produttiva, sicurezza e sostenibilità. Cuore di questa trasformazione è il Columbus High Potent Workshop, un reparto di nuova generazione completamente digitalizzato, in cui realtà aumentata, dati in tempo reale e modelli predittivi “Formula 1” – sviluppati in collaborazione con McLaren Racing – permettono di ridurre sensibilmente i tempi di scale-up industriale, ovvero il passaggio dalla ricerca alla produzione su larga scala. Questo approccio, che integra AI e know-how umano, lo rende uno dei pochi siti Sanofi al mondo chiave per l’accesso a terapie accessibili ai pazienti in tempi rapidi centro di eccellenza globale e motore strategico per l’intera filiera delle Life Sciences in Italia».

Che cosa manca all’Italia per favorire la competitività del vostro settore, delle Life Sciences?

«Deve rafforzare tutto l’ecosistema nazionale dell’innovazione, sviluppando modelli di collaborazione pubblico-privato evoluti, capaci di sostenere la trasformazione del settore e di trainare lo sviluppo. Bisogna riconoscere che la ricerca, l’innovazione, la spesa farmaceutica non siano un costo, ma un valore. Così come è evidente che la salute dei cittadini va preservata, semplificando il quadro regolatorio, accelerando la rimborsabilità, tagliano la burocrazia. Consentendo al settore manifatturiero farmaceutico europeo, il più importante del Vecchio Continente, di combattere ad armi pari con gli Usa e la Cina. Penso, per esempio, al rafforzamento dei brevetti, alla qualità, al nodo dei dazi, ai farmaci di nuova generazione».

Il vostro gruppo ha raggiunto, a livello globale, un utile netto di 5,56 miliardi, perchè puntate sull’Italia?

«L’Italia ha una forza unica, rappresentata da una rete clinica di eccellenza e da ricercatori capaci di guidare studi complessi, multidisciplinari e ad alta innovazione. I risultati che osserviamo – dall’impatto sulla qualità di vita dei pazienti alla riduzione dei costi per il sistema sanitario – dimostrano che, quando ricerca pubblica e ricerca industriale lavorano in sinergia, l’innovazione accelera e diventa valore reale. In un contesto globale di grande complessità, abbiamo bisogno di creare un ecosistema italiano delle Scienze della Vita all’altezza delle ambizioni della nostra nazione e di stimolo per una politica industriale europea che metta il settore farmaceutico al centro della crescita».


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Leave feedback about this

  • Quality
  • Price
  • Service
[an error occurred while processing the directive]