Con la graduale stretta sulle modalità di pensionamento anticipato gli italiani riscoprono il riscatto della laurea. Lo scorso anno le domande arrivate all’Inps sono state oltre 38mila, tra gestione pubblica e privata (ma per lo più dai dipendenti statali), circa il 50% in più rispetto al 2024. Il riscatto è uno dei pochi strumenti rimasti per provare a lasciare il posto di lavoro, dopo lo stop a Quota 103 e Opzione donna (progressivamente smantellati nel corso degli ultimi due anni), senza arrivare ai 67 anni fissati dalla legge Fornero. E avvicinandosi così il target dei circa 42 anni di contributi necessari per accedere prima all’assegno previdenziale.
Il governo, su indicazione della Ragioneria dello Stato, per far quadrare i conti viste le modifiche last minute alla legge di Bilancio a fine dicembre, aveva provato a ridurre progressivamente il valore contributivo di questo strumento sulla futura pensione dal 2031. Ma il tentativo è stato bloccato dalla Lega. E, nel frattempo, come sottolineato da un report del Cna, complice l’ingresso tardo dei ragazzi e le ragazze nel mondo del lavoro, l’Italia si conferma penultima in Ue per durata attesa della vita lavorativa dei giovani (in discesa dai 32,9 anni del 2023 ai 32,8 del 2024, dopo anni di rialzi).
L’andamento
L’aumento delle domande per il riscatto della laurea nel 2025 è in netta controtendenza rispetto agli ultimi anni, caratterizzati da una continua riduzione delle richieste. Si era infatti passati dal picco di oltre 78mila domande nel 2019, anno dell’introduzione del riscatto light a prezzo fisso, alle poco più di 25mila richieste del 2024 (sui livelli del 2017). Scontato l’effetto novità, ha pesato il progressivo aumento dei costi del riscatto light (quasi sempre più conveniente di quello ordinario, che si basa sul proprio reddito), dovuti alla rivalutazione all’inflazione.
In sei anni il rincaro ha superato il 17%: per il riscatto di una laurea triennale significa quasi tremila euro in più e, se si aggiunge la magistrale, si arriva a 4.500 euro di aumento.
Ora, poi, arriverà entro la prima metà di febbraio la circolare dell’Inps che adegua ulteriormente il costo al livello dei prezzi del 2025. Riscattare ogni anno di laurea, sempre se si sceglie l’opzione fissa, costerà 6.208 euro l’anno, portando l’aumento complessivo dal periodo pre-Covid a quasi il 19%. Ma in un contesto in cui, tra gli strumenti per l’anticipo pensionistico, sono rimasti solo l’Ape sociale per le mansioni gravose e usuranti, la cosiddetta “Quota 41” per i lavoratori precoci e la via integralmente contributiva con almeno 20 anni di versamenti (e un importo pensionistico pari o superiore a 3 volte a quello dell’assegno sociale), si fa di necessità virtù. Insomma, se possibile si pagano anche decine di migliaia di euro di riscatto per provare ad anticipare l’uscita dal lavoro. E a crescere sono state soprattutto le domande degli statali, più che raddoppiate dalle 10mila del 2024 alle quasi 23mila del 2025.
La campagna
Non a caso, comunque, l’aumento delle domande per il riscatto della laurea lo scorso anno è coinciso con la campagna informativa a tutto campo dell’Inps sui giovani. Da giugno scorso, per la prima volta, sono stati raccolti in un unico spazio digitale e sull’app dell’Istituto tutti i servizi e le prestazioni dedicati agli under 35. Con l’obiettivo di avvicinare ragazzi e ragazze alle prestazioni pubbliche, a partire proprio dal riscatto.
Anche per questo motivo è cresciuto il numero di neo-laureati che hanno fatto domanda. Secondo le regole attuali, infatti, in futuro la pensione potrebbe arrivare solo dopo i 70 anni per chi oggi ha meno di 34 anni. Anticipare i tempi è quasi d’obbligo. Una strategia, questa dell’Inps, che si lega all’avvio di AppLi, l’assistente virtuale del ministero del Lavoro per provare ad aiutare i giovani a trovare un’occupazione.
In particolare c’è ancora un ampio gap da recuperare sulle lavoratrici. Se per le donne in Europa la durata media lavorativa attesa per le ragazze è di 35 anni, in Italia è di 28,2. Pesa sulla media il ritiro dal lavoro per dedicarsi alla cura della famiglia, i bassi salari e la scarsità, soprattutto in alcune aree, di servizi adeguati per la famiglia, i bambini e gli anziani. In Germania le ragazze hanno un’attesa di vita lavorativa di quasi 10 anni superiore alle ragazze in Italia, mentre in Francia l’attesa è più alta di oltre sette anni. Ma se si allunga lo sguardo alle quindicenni del 2000, le attuali quarantenni, la durata della vita lavorativa in Italia attesa era molto più bassa con 21,9 anni, oltre sei anni in meno di ora.
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