A spiegarlo fuori dall’Italia, dove a segnare i primati di longevità sulle tv generaliste sono i detective (vedi Tatort in Germania) o le storie di passione (la soap Plus belle la vie in Francia), il successo di Don Matteo — il parroco investigatore della chiesa di sant’Eufemia di Spoleto, da 25 anni solida colonna delle prime serate di Rai1 — è un’anomalia più unica che rara. Soprattutto considerato che dal 2022 il suddetto Don Matteo non è più nemmeno in campo (lo interpretava Terence Hill, oggi in pensione tra la provincia di Terni e gli Usa) e al suo posto è subentrato un nuovo parroco, Don Massimo, interpretato da Raoul Bova. Che di Don Matteo ha ereditato canonica e compagni di viaggio (su tutti Nino Frassica, nei panni del fedele Maresciallo Cecchini) senza intaccare il titolo della serie. «Mai pensato di cambiare il titolo in Don Massimo: non l’ho mai preteso e mai lo farò», sosteneva Bova pochi giorni fa, in un incontro con la stampa — estremamente teso e riservato — in occasione dell’arrivo della quindicesima stagione del programma, prodotto da Lux Vide (società del gruppo Fremantle: gli stessi di Sandokan) e atteso da giovedì alle 21.30 su Rai1.
LO SCANDALO
Dieci nuove puntate che piombano in un momento molto particolare della vita dell’attore, dopo la rottura con la compagna, e madre delle sue due figlie, Rocío Muñoz Morales, lo scandalo seguito alla pubblicazione dei suoi messaggi privati con la modella Martina Ceretti e la denuncia di Fabrizio Corona (che, neanche a farlo apposta, il giorno dopo la messa in onda di Don Matteo sarà su Netflix con il documentario biografico Io sono notizia). E infine, a polverone quasi depositato, ecco l’annuncio della sua relazione con l’attrice Beatrice Arnera, a sua volta ex del comico Andrea Pisani, che proprio ieri denunciava la valanga di insulti e «inviti al suicidio» ricevuti per il flirt con l’attore. Apriti cielo: non proprio il curriculum più adatto per interpretare il parroco più famoso della tv italiana, che dal gennaio 2000 riunisce davanti all’ammiraglia una media di sei milioni e 700 mila spettatori.
IL SENSO DI COLPA
«Queste serie sono molto lunghe, e quando convivi con un personaggio per dieci mesi, può succedere, e a me è successo, di tutto», ha ammesso Bova. «Ma la voglia di andare avanti di Don Massimo, e di combattere anche mettendosi in crisi, in qualche modo mi ha aiutato. Don Massimo è un carabiniere diventato sacerdote. È un prete che si interroga e che commette errori, cercando la sua fede». Un uomo «rotto», lo definisce Bova, «che in questa stagione dovrà rivivere un episodio del suo passato. Tornerà il senso di colpa per aver provocato dei morti innocenti e subirà anche la vendetta di qualcuno. Ma è un uomo sincero che crede e che sbaglia, non in odore di santità. Ha temperamento, voglia di giustizia e mette in pratica la fede».
Entrato quasi in punta di piedi nella serie, Don Massimo è apparso durante il quinto episodio della tredicesima stagione, all’indomani della «fuga» di Don Matteo tra i missionari in Africa: una trovata last-minute degli sceneggiatori, costretti a dare una giustificazione plausibile alla defezione non esattamente pianificata di Terence Hill. Il quale, dopo aver dato la sua «benedizione» al nuovo corso della serie, non si sarebbe fatto più sentire: «Se mi ha chiamato in questo momento difficile? No, non l’ho sentito. E per quel che ne so io, in questa stagione non ci sarà nemmeno in un cameo, il personaggio è sempre in Africa in missione». Quanto alle voci che avrebbero voluto un allontanamento di Bova dalla fiction dopo lo scandalo, «è stato scritto che mi volevano licenziare, che la Rai voleva farmi fuori (la stessa direttrice di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati, smentì la notizia al Messaggero, ndr). Non è mai stato così e non so da chi sia arrivata questa informazione. Sembrava una cosa organizzata per colpire il colosso di Don Matteo. Da parte mia, mi sono subito detto pronto a dare le dimissioni. Se lo avessero chiesto non mi sarei opposto. Ma la gente con cui lavoro mi ha fatto sentire in una famiglia e non mi ha mai giudicato. Anche se quel che c’è stato è stato. E non si può negare»
LA VOCAZIONE
E insomma, per quanto l’argomento portante di questa stagione sia, secondo le note di regia, la «vocazione», il tema più forte che emerge è quello della redenzione (di Bova). Quanto al resto della «banda», nella stagione 15 si prospetta un nuovo addio, quello del Maresciallo Cecchini prematuramente pensionato (ma «Nino resta»: a lui sarà anche affidata su RayPlay una striscia di commento del backstage della serie) e nuovi volti a popolare la canonica. Quello di Diletta Leotta, nei panni della nipote della Suor Costanza di Valeria Fabrizi, storico personaggio della fiction Che Dio ti aiuti presente in Don Matteo, in questa stagione, in uno spericolato cross-over all’americana, e ancora quelli di Max Tortora, Tosca D’Aquino, Alessandro Borghese, Giulio Beranek e Carolina Benvenga, oltre alla Marescialla Irene Giancontieri e al Vescovo di Ninni Bruschetta. Tra le guest star, nella terza puntata apparirà anche il figlio di Bova, Francesco (nato dall’unione con Chiara Giordano): «Il debutto sul set è stato un modo per stare insieme. L’ha fatto per gioco, mi ha detto che è un mestiere troppo faticoso». È proprio dai figli, del resto, che Bova ha detto di aver ricominciato dopo lo scandalo: «I figli ti aiutano a rialzarti quando finisci al tappeto. Spero che quel che è successo a me non capiti a nessun altro. Ora mi guardo allo specchio e mi dico che forse non ho fatto la cosa più giusta, ma devo andare avanti. Sono colpevole, ma ho ucciso qualcuno? Si è parlato più di me che di un delinquente. E chi sostiene questa forma di gossip è complice».
© RIPRODUZIONE RISERVATA



Leave feedback about this