Una legittima difesa ancora più legittima. Il governo alle prese con l’affaire Roggero medita un blitz per «bruciare» sui tempi Roberto Vannacci. Un ritocco alla legge sulla legittima difesa. Per ampliarne il perimetro e ridefinire il concetto di «pericolo attuale». Tradotto: se il ritocco alla normativa andrà in porto, la vittima non dovrà più attendere l’aggressione prima di difendersi. O di premere il grilletto, in casi estremi. L’idea è stata discussa in questi giorni ai piani alti del governo e fra esponenti di primo piano di Fratelli d’Italia e il Guardasigilli Carlo Nordio.
Potrebbe prendere la forma di un emendamento del governo al decreto sul Patto Ue della migrazione da presentare in Parlamento. Oppure di un Ddl accelerato, per evitare rilievi del Quirinale che da sempre chiede di non usare lo strumento del decreto legge per riforme ordinamentali. Lavori in corso. Mentre i partiti fanno la spola per andare a trovare il gioielliere di Grinzane Cavour nel carcere di Bollate il governo medita un blitz per “blindare” la battaglia della legittima difesa. Metterci la firma. Come hanno fatto in questi giorni con un gioco di sponda Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Allineati e concordi nella divisione dei “compiti”. Il leader della Lega, ieri in visita in carcere da Roggero, più esposto, la premier più defilata ma decisa a presidiare il caso mediatico e politico.
Le divisioni
A dire il vero nel centrodestra convivono sensibilità molto diverse sulla vicenda giudiziaria dell’orafo che ha ucciso a pistolettate due rapinatori ferendone un terzo nel 2021. Da un lato la Lega, una volta tanto compattata intorno a una battaglia storica e già imbracciata ai tempi di Bossi. Salvini vuole trovare uno spiraglio giuridico, ad oggi inesistente, per candidare Roggero o almeno offrirgli la tessera di partito. E avrebbe già telefonato all’amica e avvocato di fama Giulia Bongiorno, raccontano fonti del Carroccio, per chiedere un consulto giuridico: «Dobbiamo dargli una mano». Dall’altro lato c’è un variegato fronte nel centrodestra che guarda con distacco, per non dire con aperta diffidenza, alla crociata per la grazia al gioielliere condannato. «La verità è che la nostra base è molto divisa — confessa a microfoni spenti una primissima fila di Fratelli d’Italia — tanti dei nostri sono convinti che quella di Roggero non fosse legittima difesa».
Si agita anche un pezzo di Forza Italia e ieri non è passata inosservata la nota di Tommaso Calderone, vicepresidente della Commissione giustizia, che esprimeva «personale vicinanza a tutti i magistrati che hanno avuto un ruolo nella vicenda». Parole di un certo effetto se provengono dal partito del Cavaliere. Meloni per il momento lascia a Salvini la parte del “leone”. Un modo fra l’altro per rafforzare l’alleato in difficoltà dei sondaggi e insidiato più di tutti dalla cavalcata di consensi del generale Vannacci. Ma anche lei, la premier, non intende scoprire il fianco a destra. Ecco perché nelle retrovie prende forma un nuovo intervento normativo, dopo la norma annunciata con enfasi da Meloni sui social che cancella i risarcimenti delle vittime ai parenti degli aggressori uccisi o feriti da chi si difende. Siamo ancora a una fase embrionale. L’ipotesi più concreta è quella di un nuovo Ddl ad hoc e non si esclude che sia proprio FdI a presentarlo. Oltre al concetto di “pericolo attuale” il ritocco estenderebbe lo “spazio” in cui la difesa è ritenuta legittima. Non solo all’interno del proprio domicilio ma anche, questa è la direzione, nelle immediate vicinanze. Ovviamente, e su questo tutti sono concordi, nessuna estensione della legittima difesa può “coprire” l’inseguimento di Roggero dei rapinatori e la sparatoria per strada mentre i suoi aggressori scappavano.
Il Colle e la grazia
Al netto dei cavilli giuridici allo studio, c’è un fronte politico da difendere. Soprattutto dalle incursioni di Vannacci che al Messaggero dice: «Vediamo chi vorrà prendere con noi ogni iniziativa per supportare Roggero. A partire dalla modifica sempre più urgente, da noi proposta, dell’articolo 52 del Codice penale sulla legittima difesa». Il riferimento è a un emendamento del deputato di Futuro Nazionale Ziello al Ddl sicurezza che la maggioranza ha però lasciato cadere. Il guanto di sfida è lanciato. Meloni intende raccoglierlo “bruciando” sui tempi l’ex parà.
Quanto alla grazia, l’istruttoria è ora nelle mani del magistrato di sorveglianza dopo la richiesta ufficiale della moglie di Roggero. Rimane il gelo per ora tra Palazzo Chigi e il Quirinale dopo l’annuncio di un’istruttoria da parte di Nordio e il duro richiamo del Capo dello Stato. Di quel confronto a tu per tu emergono intanto nuovi particolari. Nordio ha chiesto agli uffici legislativi di via Arenula carte per difendersi dagli appunti del Colle. Da Mattarella il Guardasigilli si è presentato con due fogli: una circolare di Marta Cartabia che prevede per il ministero l’avvio dell’istruttoria per la grazia. E un plico di fotocopie tratte dal volume: «L’esercizio del potere di grazia. Regole e prassi del procedimento per la concessione della clemenza individuale». L’autore? Enrico Gallucci, attuale responsabile dell’Ufficio Grazie del Quirinale.
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