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A rilanciare il tema in Italia (dopo che la deputata dem Alexandra Ocasio Cortez l’ha fatto negli Usa) è stato nei giorni scorsi Matteo Renzi. Che l’ha inserito tra le proposte del suo nuovo libro («Quando c’era lei», in uscita il 29 settembre) e intende rilanciarlo dal palco della Leopolda di ottobre. Si tratta del «social freezing», ossia la possibilità per le donne di rimandare la maternità congelando gli ovociti. Possibilità oggi concessa soltanto a pagamento, a meno che non ci siano ragioni mediche, con l’eccezione di alcune regioni come la Puglia e la Toscana. E che il leader di Italia viva propone invece di rendere gratuita per tutte le donne al di sotto dei 38 anni. Il modello a cui si ispira l’ex premier è quello francese, ossia senza limiti di reddito, destinando 100 milioni di euro al progetto già con la prossima legge di bilancio.
Le proposte delle opposizioni
Ma quella di Renzi non è l’unica proposta in campo sull’argomento. Alla Camera ad esempio giacciono da tempo già due iniziative di legge: la prima a firma del dem Gian Antonio Girelli, che punta a inserire la crioconservazione degli ovociti e del tessuto ovarico nei Livelli essenziali di assistenza a carico del Servizio sanitario nazionale, la seconda lanciata dalla pentastellata Carmen Di Lauro. Anche il senatore del Pd Filippo Sensi ha pronto il suo testo, che si ispira invece al modello toscano: un contributo pubblico di 3 mila euro per le donne con Isee inferiore a 30 mila euro che vogliano congelare gli ovuli. Una soluzione dunque più selettiva rispetto alla gratuità generalizzata immaginata da Renzi. Che presenterà la propria pdl nelle prossime settimane.
Il fronte progressista si muove insomma compatto a favore del social freezing, e non è detto che la proposta non trovi spazio nel futuro programma di centrosinistra. Il fronte dei favorevoli sottolinea che rendere gratuito il congelamento degli ovociti non solo ridurrebbe le disuguaglianze: i costi elevati, superiori in molti casi a 3mila euro, oggi fanno sì che non tutte le donne potenzialmente interessate possano davvero ricorrere a questa pratica.
Ma soprattutto, per i sostenitori della proposta, contribuirebbe concretamente a ridurre il calo della natalità, permettendo alle donne e alle ragazze di poter pianificare una famiglia per quando le possibilità economiche e lavorative lo consentano davvero.
I fronti in maggioranza
Un dibattito che nelle prossime settimane potrebbe animare la maggioranza. Che al momento sull’argomento sembra divisa. Da una parte Forza Italia, fedele alla linea di una maggiore apertura sui diritti civili anche su spinta di Marina Berlusconi, che apre alla proposta. Per il deputato Alessandro Cattaneo, vicino alla famiglia del Cav, il tema è meritevole di discussione: «È una questione che esiste, che fa parte del dibattito in Italia ed è giusto discutere su come lo Stato debba aiutare le donne e in che modo». Ma da altri fronti della maggioranza arriva una chiusura piuttosto netta.
Cauta Mariastella Gelmini di Noi moderati, secondo cui bisogna puntare piuttosto su politiche che permettano alle donne di non dover scegliere tra maternità e lavoro, anziché sul congelamento. «La priorità — osserva Gelmini — è consentire alle donne di avere la possibilità di diventare madri in età fertile, perché congelare gli ovuli è comunque un sacrificio, è l’extrema ratio». Mentre fa muro FdI che parla di una «soluzione semplicistica a un problema complesso». «Una scelta individuale è una cosa — osserva la deputata Alessia Ambrosi — trasformarla in una politica pubblica generalizzata e finanziata dallo Stato è tutt’altra questione». Insomma un conto, per i meloniani, è utilizzare le possibilità offerte dalla medicina per preservare la fertilità quando esiste «una concreta necessità sanitaria», altra cosa è «trasformare il social freezing in una misura gratuita e generalizzata» che in ogni caso, per FdI, non risolverebbe il problema e darebbe alle ragazze un «messaggio illusorio».
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