La nostra voce potrebbe raccontare molto più della nostra età anagrafica. Velocità del parlato, pause, intonazione, scelta delle parole e organizzazione del discorso possono infatti contenere indizi sul modo in cui stiamo invecchiando. Un esperimento basato sull’apprendimento automatico ha dimostrato che è possibile stimare l’età di una persona analizzando centinaia di caratteristiche acustiche e linguistiche della sua voce.
La differenza tra l’età reale e quella stimata attraverso il parlato è risultata associata a diversi indicatori dell’invecchiamento biologico, ma anche alla salute del cervello, alle funzioni cognitive, allo stress sociale e alla demenza.
I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Science Advances da ricercatori del Trinity College di Dublino, aprono così alla possibilità di utilizzare in futuro la voce come strumento non invasivo e poco costoso per monitorare l’invecchiamento, potenzialmente anche a distanza.
Quasi tremila persone coinvolte nello studio
La ricerca ha coinvolto quasi 3.000 partecipanti di lingua spagnola provenienti da Argentina, Cile, Colombia, Messico e Perù.
Il campione comprendeva adulti sani, ma anche persone con lieve decadimento cognitivo, Alzheimer e differenti forme di demenza frontotemporale. Una composizione che ha permesso ai ricercatori di confrontare le caratteristiche del parlato con diversi aspetti della salute cognitiva e cerebrale.
Come l’IA calcola l’età attraverso la voce
Gli scienziati non si sono concentrati su un singolo elemento, come il tono della voce. Il sistema di machine learning ha analizzato contemporaneamente centinaia di caratteristiche relative sia al modo in cui una persona parla sia a ciò che dice.
Tra i parametri considerati figurano la velocità del parlato e la durata delle pause, l’intonazione, il contenuto emotivo, il vocabolario, la precisione semantica, la quantità di parole utilizzate e il modo in cui il discorso viene organizzato.
Il modello di apprendimento automatico ha combinato tutte queste informazioni per giungere a una stima dell’età basata esclusivamente sulla voce.
È proprio il confronto tra questa «età della voce» e quella anagrafica ad aver prodotto uno dei risultati più interessanti.
Se la voce sembra più vecchia dell’età reale
Le persone alle quali il sistema attribuiva, sulla base del parlato, un’età superiore a quella reale mostravano anche indicatori biologici e clinici associati a un invecchiamento accelerato.
Questi segnali emergevano attraverso differenti strumenti di analisi, tra cui l’imaging cerebrale, i test delle funzioni cognitive e lo studio dell’epigenetica delle cellule, cioè delle modificazioni chimiche del Dna associate anche all’avanzare dell’età.
La voce, quindi, non indicherebbe semplicemente quanti anni una persona «sembra avere» quando parla. La distanza tra età anagrafica ed età stimata dal modello potrebbe riflettere processi più complessi che riguardano l’organismo e il cervello.
Dalla voce anche indizi sulla demenza
Il sistema di machine learning è riuscito inoltre a distinguere gli individui sani dalle persone affette da demenza.
Questo risultato non significa però che sia già possibile diagnosticare Alzheimer o altre forme di demenza semplicemente registrando la voce. Il modello non costituisce un test diagnostico e i risultati dovranno essere ulteriormente studiati e validati.
La prospettiva indicata dalla ricerca è un’altra: utilizzare il parlato come una sorta di biomarcatore digitale, facile da raccogliere e potenzialmente utile per seguire nel tempo alcuni cambiamenti legati all’invecchiamento.
Se questo approccio verrà confermato da ulteriori studi, in futuro potrebbe bastare una registrazione vocale per raccogliere informazioni utili sul modo in cui una persona sta invecchiando, senza procedure invasive e con la possibilità di effettuare il monitoraggio anche da remoto.
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